Architettura in vetro per gli impianti sportivi: l’esperienza dell’azienda italiana Faraone

Archistadia incontra Faraone srl per capire tecnologie, tendenze e nuovi standard di sicurezza.

Con i passi avanti della tecnologia, e il mutamento continuo delle dinamiche dei tifosi, oltre alle sempre nuove necessità di “entertainment”, gli stadi contemporanei sono chiamati a rispondere a standard strutturali in costante rinnovamento. In particolare, sul fronte della sicurezza cresce l’attenzione per soluzioni pratiche, funzionali ma di grande efficacia, che riescano ad adeguarsi al meglio anche all’estetica dell’edificio.

La questione delle barriere e dei parapetti, in particolare, sta vivendo una fase progettuale dinamica, con un importante focus sull’utilizzo del vetro e di materiali trasparenti che garantiscano un elevato livello di sicurezza, liberando la visuale dei tifosi verso il campo e minimizzando l’impatto costruttivo complessivo.

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Gli elementi in vetro al Roland Garros (photo by Faraone srl – tutti i diritti riservati)

Abbiamo parlato dell’evoluzione di questo approccio con Roberto Volpe, strategic designer per Faraone srl, l’azienda italiana leader nell’architettura del vetro da oltre 50 anni, con sede a Tortoreto Lido, in provincia di Teramo.

Negli ultimi anni, l’impegno di Faraone nei progetti sportivi è cresciuto in modo continuo, arrivando a coinvolgere l’azienda in interventi per importanti progetti, come i più recenti della ristrutturazione del Gewiss Stadium di Bergamo, l’adeguamento di alcuni settori del campo centrale del Roland Garros di Parigi, e la realizzazione di barriere e parapetti per il nuovo Stadio Nazionale di Tirana, in Albania.

«Oggi, installare balaustre in vetro è un’opportunità che semplifica l’intera esperienza del tifoso all’interno di un impianto sportivo, migliorando la visibilità sul campo, abbattendo le barriere (e garantendo, quindi, una fruibilità ottimale dell’evento anche per le persone con disabilità) e, soprattutto, aumentando sensibilmente il grado di sicurezza».

«L’evoluzione nell’approccio e nella considerazione di questi componenti tecnologici come elementi di primaria importanza negli impianti sportivi, è stata netta ed evidente negli ultimi anni. La presenza di modelli esteri a cui guardare per trarre spunti di confronto, è stata decisamente utile: Inghilterra e Germania sono stati due Paesi che fin dagli anni ‘90 hanno rivolto il loro sguardo a una fruizione dello stadio il più possibile senza barriere, tracciando anche una strada percorribile dal punto di vista del design di alcuni spazi e della concezione di distanze e modulazione dei settori».

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L’intervento allo Stadio Nereo Rocco di Trieste (photo by Faraone srl – tutti i diritti riservati)
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Gli elementi in vetro alla Dacia Arena di Udine (photo by Faraone srl – tutti i diritti riservati)

La maggior parte degli impianti sportivi italiani ha un’età media di 64 anni per la serie A di calcio, e di 68 anni per la Serie B. Una netta differenza con la situazione
europea che, invece, vanta molte strutture nuove e ben progettate, oltre ad aver fatto una più ampia opera di adeguamento degli stadi esistenti. Dai Mondiali ’90 gli investimenti in Italia si sono quasi del tutto fermati, e solo in anni molto recenti si assiste a un tentativo di recuperare il terreno perduto con nuova pianificazione (dai restyling ai nuovi progetti).

Ecco, quindi, che l’esperienza di Faraone si rivela in due grandi famiglie di intervento: accompagnare lo sviluppo di un progetto del tutto nuovo, da una parte, o adeguare le gradinate di uno stadio esistente, dall’altra.

«Nel caso di uno stadio nuovo riusciamo a dare indicazioni precise ai progettisti, e lavoriamo in sinergia con loro portando alla realizzazione di gradinate già adatte ad accogliere i nostri elementi in vetro. Se, invece, abbiamo a che fare con un edificio esistente ci troviamo spesso a dover adeguare la struttura. La presenza di elementi troppo esili che non ci permettono un comodo ancoraggio, va sempre risolta con ulteriori inserimenti che permettano l’installazione delle nuove barriere: siamo arrivati anche a dover richiedere una gettata di cemento o ulteriori rinforzi metallici per poter completare il nostro intervento. Dal punto di vista dello spazio, invece, riusciamo ad adattarci molto bene con i nostri elementi, e non andiamo a invadere le distanze già esistenti fra seggiolini e parapetti».

Anche le normative si stanno adeguando alle necessità di sicurezza e fruibilità degli stadi. In particolare, nella realizzazione di parapetti e barriere in vetro per gli impianti sportivi, occorre fare riferimento alle norme EN 13200-3:2018, alla UNI 7697:2015, UNI 11678:2017 e al DM 17-01-2018. La UNI 11678:2017, per esempio, specifica i test di resistenza, mentre la 13.200 richiede i carichi di resistenza minima e definisce i dimensionamenti (questi e altri dati sono contenuti nel Manuale “Vetro & Impianti Sportivi”, realizzato dalla stessa Faraone srl e scaricabile qui in .pdf).

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Un parapetto in vetro al Roland Garros (photo by Faraone srl – tutti i diritti riservati)
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Gli elementi in vetro inseriti al Gewiss Stadium di Bergamo (photo by Faraone srl – tutti i diritti riservati)

Aspetti tecnici che Faraone è in grado di garantire a livelli ottimali, arrivando a realizzare strutture che resistono a carico 1000 kg/m, ed essendo in grado di effettuare prove di resistenza direttamente in opera: «Uno degli aspetti fondamentali per noi è la possibilità di fare prove di carico direttamente in cantiere. Questo ci permette di testare sul posto i nostri prodotti, già in opera, confermando il loro grado di sicurezza. Oggi, poi, la tecnologia è di enorme aiuto. La resistenza del vetro è aumentata, e c’è una grande attenzione ai fissaggi e alla posa in opera a regola d’arte. La resistenza a carichi da 1000 kg/m è documentata ed effettiva, ed è uno dei tanti risultati d’eccellenza raggiunti con esperienza, impegno e lavoro con tecnologie sempre nuove». Gli elementi in vetro di Faraone hanno anche superato la prova-uragano, effettuata a Miami, negli Stati Uniti.

Uno degli interventi recenti più importanti di Faraone, è stato l’installazione di balaustre e parapetti in vetro al campo centrale Philippe Chatrier del Roland Garros di Parigi, completato nel 2019 dopo dieci mesi di lavoro. E, nello stesso periodo, l’azienda italiana ha anche accompagnato la costruzione del nuovo Stadio Nazionale di Tirana, progettato dall’arch. Marco Casamonti: «In particolare, a Tirana la scelta del vetro extra-chiaro è stata un valore aggiunto riconosciuto anche dallo stesso arch. Casamonti, e che migliora ulteriormente la fruizione da parte del tifoso, eliminando ogni possibile riflesso e restituendo una trasparenza di massimo livello. Questa, per esempio, è proprio una delle scelte tecnologiche che ci pone in linea con il mercato attuale internazionale e con le scelte di progettisti e committenze per i nuovi impianti sportivi».

Oltre agli esempi già menzionati (Bergamo, Roland Garros e Tirana), l’azienda Faraone ha realizzato le architetture in vetro nell’adeguamento strutturale dello Stadio Nereo Rocco di Trieste, ma anche nella realizzazione delle nuove gradinate della Dacia Arena di Udine, oltre a intervenire per gli elementi interni delle aree commerciali e hospitality dello Stadio Tardini di Parma. Altri interventi sono stati realizzati nei seguenti impianti:

  • Stadio San Siro, Milano
  • Centro sportivo Continassa, Torino
  • Stadio Paolo Mazza, Ferrara
  • Stadio Pino Zaccheria, Foggia
  • Autodromo Piero Taruffi, Vallelunga
  • Scarperia, Autodromo del Mugello
  • Piscina Scandone, Napoli
  • Stadio sportivo di Egna (Bolzano)
  • Stadio Ferraris, Genova

Cover image: Gli elementi in vetro alla Dacia Arena di Udine (photo by Faraone srl – tutti i diritti riservati)

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Archistadia.it è una rivista online di architettura sportiva e divulgazione culturale, fondata a gennaio 2015.

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