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Profili #5 | Stadio Silvio Piola, Vercelli

Il calcio come un tranquillo rito familiare.

Pochi altri Paesi europei hanno un panorama di “stadi di provincia” così interessante e di qualità come quello italiano (forse solo il Regno Unito può vantare qualcosa di simile, per evidenti ragioni storiche e calcistiche). È esattamente questo il primo pensiero che lascia lo Stadio “Silvio Piola” di Vercelli, dopo averlo visitato e aver seguito una partita della Pro dalla tribuna. Arrivare allo stadio è relativamente semplice – entrando in città da sud, dal tratto autostradale Santhià-Stroppiana che collega la A4 con l’Autostrada dei Trafori. Non vedrete l’impianto da lontano e, anzi, lo scoprirete quasi all’ultimo, dietro all’isolato dopo Piazza Cesare Battisti (tra l’altro ottimo posto dove trovare parcheggio se siete in auto).

I riflettori agli angoli del campo spiccano sul resto, poi lo sguardo corre lungo via Massaua fino a scoprire l’edificio della tribuna principale, vero elemento di rilievo dello stadio. A prima vista si nota un edificio su base neoclassica, uno strascico dei decenni precedenti rispetto all’epoca della costruzione dell’impianto, il 1932. La scansione delle aperture e la scelta di una porzione aggettante centrale, con un portico colonnato, è risolta in modo semplice ma efficace, nonostante si fosse, all’epoca, in pieno ventennio fascista e un certo stile architettonico fosse stato reso più lineare e monumentale.

La bellezza della tribuna centrale del Piola, però, sta nel suo essere “sospesa” fra un richiamo ottocentesco dello stile costruttivo generale e i singoli elementi propri di un linguaggio architettonico di regime, quali i capitelli e gli archi semplificati, o la scritta “Campo Polisportivo” sul fronte esterno dell’edificio. Il vincolo posto dalle Belle Arti è, inoltre, una salvaguardia fondamentale per un pezzo importante di storia dell’architettura sportiva italiana.

copyright Antonio Cunazza, 2016, tutti i diritti riservati

Poco a lato, fra la tribuna e la curva ovest, sorge invece il moderno edificio sede della sala stampa e dei nuovi spogliatoi, che si presenta orgoglioso con la gigantografia di colui al quale è intitolato lo stadio, Silvio Piola, con i 7 scudetti vinti dal Club fra il 1908 e il 1922. Lungo il muro perimetrale, invece, si alternano tornelli elettronici contemporanei a piccole finestrelle dei botteghini, dove la gente del posto arriva in bicicletta, si affretta a comprare il biglietto e torna a casa, dandosi appuntamento per la partita in serata. È un’atmosfera di famiglia, di un calcio locale lontano dallo snobismo delle grandi piazze. Facendo due passi di fronte alla tribuna (qualche ora prima del calcio d’inizio) incrocio la squadra di casa che arriva alla spicciolata a piedi, da una via laterale. Uno di loro esce poco dopo e si mette in fila con i tifosi al botteghino, per comprare un paio di biglietti per qualche amico o parente.

Anche all’interno lo stadio conferma le premesse positive. Parliamo di un impianto di 5.505 posti che, però, risulta ben dimensionato e fedele alla sua storia: l’ampliamento dell’estate 2015 per ingrandire la tribuna Nord era stato risolto con un progetto attento all’urbanistica dell’area, raddoppiando la gradinata senza invadere il viale retrostante e la zona alberata del Parco Pietro Carmana. L’anello delle tre gradinate (curva Ovest dei tifosi di casa, curva Est/ospiti e tribuna Nord) fa da cornice sia al campo che alla Tribuna Centrale, un riassunto visivo dell’architettura sportiva di inizio ‘900. Ogni dettaglio è rilevante: si vedano per esempio i mancorrenti in ferro battuto e alcuni motivi geometrici dei parapetti, o ancora i pali di sostegno della copertura collegati tra loro da un elemento orizzontale reticolare di cornice, dalle linee arcuate e morbide, tipico di quella che era l’eredità degli edifici civili di fine Ottocento (ponti, stazioni ferroviarie) riproposti in ambito sportivo a cavallo del 1900.

Le sagome di sette scudetti decorano la copertura della tribuna, segnata da una porzione centrale con tribuna stampa riparata e al chiuso, settore vip e palco d’onore – quest’ultimo ricavato in un podio semicircolare alla base della struttura. Tre file di gradinata supplementari sono situate appena più in basso, a ridosso del terreno di gioco, in quello che ripropone la vecchia idea del “parterre”. La visibilità sul campo è perfetta, così come sono ben gestiti i flussi d’accesso dei tifosi (prima e dopo la partita). Inoltre la tribuna centrale, sfruttando il piano rialzato da cui si sviluppa la gradinata, è dotata di una balconata riservata ai tifosi disabili in carrozzina – segno che anche uno “stadio vecchio”, e difficilmente ristrutturabile, si può adattare con profitto alle nuove normative.

Credits:
  • tutte le foto | Antonio Cunazza/Archistadia

© Riproduzione Riservata
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Latest comments
  • Bellissimo articolo , lo ho visitato anche io tornando in uscita da Malpensa dopo un viaggio in Inghilterra e mi è piaciuto tantisismo . davide

    • Stadio davvero bello, sì! Ci sono stato di nuovo poco tempo fa ed è ogni volta veramente piacevole guardare una partita lì

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