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Profili #13 | Stadio Comunale, Sanremo

Sul lungomare non si vive di solo Festival, anzi.

Uscendo dalla stazione ferroviaria di Sanremo il mare è lì a poca distanza, giusto il tempo di infilare un viale in discesa e dirigersi verso il porto, all’ombra dei pini marittimi e delle palme e tra le facciate liberty dei palazzi illuminati dal sole. Verso ovest c’è il centro storico della città, ma per questa volta ci incamminiamo verso est sulla pista ciclabile e pedonale lungomare, fra il luccichio del sole sulle onde, da un lato, e i terrazzamenti della collina, dall’altro.

È un tragitto piacevole, che mette in pace con sé stessi, lungo un percorso affacciato sugli scogli, battuto dal vento e sferzato dai profumi di fiori e piante che circondano le case della zona. E che, dopo una ventina di minuti, accompagna dolcemente verso uno splendido arco monumentale Neoclassico che si staglia improvvisamente lungo la strada, mentre ci si è ormai lasciati la città alle spalle. Un alto edificio longitudinale affianca l’arco a tre fornici(*) su un lato, dietro cui si svela lo stadio di calcio di Sanremo. D’altronde, non di solo Festival si vive in questa città!

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Vista verso l’arco monumentale e l’esterno della tribuna del Comunale di Sanremo (photo by Antonio Cunazza – tutti i diritti riservati)

La storia della Sanremese inizia nel 1911, con il nome di Ausonia, e lo Stadio oggi conosciuto come Comunale / Ugo Cichero è la risposta alle necessità del neonato club che nei primi anni si sposta fra vari campi sportivi cittadini, fra cui anche quelli del pallone elastico (al X), disciplina piuttosto in voga in quel periodo.

Il progetto per lo stadio di Sanremo prende vita nel 1929, a firma dell’ing. Domenico Parodi, e lo stadio viene completato e inaugurato nel 1932 come vero e proprio impianto polisportivo. Talmente bello per l’epoca e aggraziato nella sua estetica che i lavori vengono visionati anche da una delegazione FIFA fra cui è presente anche Jules Rimet: lo stadio comprendeva una pista d’atletica larga 5 metri a circondare il campo (oggi non esiste più) e una grande tribuna principale coperta, che racchiudeva vari locali interni e palestre per boxe, ginnastica, lotta, scherma, a cui si aggiungevano 4 campi da tennis esterni alle gradinate.

Oggi, al centro della tribuna coperta, non ci sono più i busti di re Vittorio Emanuele II e Benito Mussolini e nemmeno il baldacchino reale (rimosso nell’ambito delle ristrutturazioni degli anni ’70) ma è ancora ben presente l’intenso rapporto con la geografia del luogo e con la morfologia dello spazio in cui lo stadio è inserito. La gradinata laterale opposta alla tribuna, oggi su due livelli, si adagia lungo i terrazzamenti della collina retrostante, e guarda verso il mare con il bianco e l’azzurro dei gradoni che risaltano sotto la luce del sole.

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Vista dalla tribuna dello Stadio Comunale di Sanremo (photo by Antonio Cunazza – tutti i diritti riservati)
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Vista verso il campo e la gradinata nord allo Stadio Comunale di Sanremo (photo by Antonio Cunazza – tutti i diritti riservati)

Lo stesso rapporto con il mare che si trova nella tribuna storica, con quelle finestre e quelle vetrate oggi appena appannate dal tempo ma che all’epoca erano un tocco di stile ed eccezionalità che portava continuamente a guardare il paesaggio esterno, per gli appassionati che gremivano questi spalti.

Uno stadio che oggi raggiunge a fatica i 5mila posti, forse meno, ma che nei primi decenni radunava almeno 15mila persone a seguire le sorti di un club che arrivò fino alla Serie C (e a battere l’Inter di Walter Zenga e Karl-Heinz Rummenigge nel febbraio 1985) prima di essere risucchiato dal fallimento del 1987 e ripartire dal calcio dilettantistico, in un percorso di alti e bassi nel quale si trova ancora oggi (dal 2016 la Sanremese è stabilmente in Serie D).

C’è un continuo dialogo con la storia di questi luoghi, al Comunale di Sanremo – che nel frattempo, dal 2010 è intitolato alla memoria di Luigi Cichero, bandiera della squadra locale sia come calciatore che come allenatore, e scomparso prematuramente nel 2009. C’è un dialogo con la tradizione nell’acquistare i biglietti nel piccolo box appena varcato il grande arco monumentale d’ingresso, e nel sistemarsi poi all’ombra della tribuna, sotto pilastri e tettoie d’altri tempi, guardando di fronte a sé i gradoni del settore Nord che si uniscono naturalmente al declivio del terrazzamento collinare retrostante, o scorgendo gigantografie di vecchie figurine Panini che decorano le pareti dei locali interni dello stadio.

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L’arco a tre fornici dello Stadio Comunale di Sanremo (photo by Antonio Cunazza – tutti i diritti riservati)
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Vista interna in tribuna centrale, Stadio Comunale di Sanremo (photo by Antonio Cunazza – tutti i diritti riservati)
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Vista interna panoramica dello Stadio Comunale di Sanremo (photo by Antonio Cunazza – tutti i diritti riservati)

Nell’autunno 2021, il Comune di Sanremo ha pubblicato il bando di concessione dell’impianto per 9 anni, così da gettare le basi concrete di un intervento strutturale e di risanamento che riesca a mantenere in auge questa struttura. La speranza è di mantenere vivo lo storico binomio con la Sanremese, e portarlo avanti per un futuro solido e ben programmato.

A Sanremo non c’è solo il Festival della Canzone Italiana. C’è stato un lungo percorso di calcio nel Novecento, battuto dal vento e dai raggi di sole e sferzato da profumi e schizzi di acqua di mare. Un percorso che si ritrova fra i gradoni del Comunale.

  • un nostro consiglio di lettura su questi argomenti è “Il tempio del calcio sanremese” di Gerson Maceri (Universal Book, 2017) acquistabile qui, da Amazon
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(*) un arco a tre fornici è un arco trionfale con tre aperture, generalmente una principale al centro e due minori laterali, come per esempio l’Arco di Costantino, a Roma.

Questo articolo fa parte della serie di monografie “Profili”

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