Profili #12 | Stadio Moccagatta, Alessandria

Una storia di architettura e di cultura.

Quando abbiamo inserito il Moccagatta di Alessandria nella lista dei 5 stadi che raccontano l’architettura del Novecento, qui su Archistadia, avevamo già fatto una dichiarazione di apprezzamento molto forte per questo impianto, che rappresenta un importante mescola fra storia e presente del calcio locale piemontese.

Come tutti gli stadi italiani “di provincia”, che galleggiano fra la Serie B e la Serie C, e da tempo non vedono più i fasti della massima serie, anche il Moccagatta sembra in parte sospeso nel tempo, e per certi aspetti può sembrare anacronistico nel mondo del calcio contemporaneo delle grandi strutture. Ma, in realtà, lo stadio di Alessandria va vissuto con le giuste curiosità e predisposizione a capirne gli spazi, gli adeguamenti e gli elementi nuovi che contribuiscono a renderlo un impianto al passo con i tempi, soltanto su scala ridotta.

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Uno scorcio verso la Gradinata Nord dello Stadio Moccagatta di Alessandria (photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

Comodamente accessibile dallo svincolo autostradale, e inserito nella parte nord del tessuto urbano della città di Alessandria (se dovete parcheggiare in occasione di una partita, fatelo qui), il Moccagatta compare fra le case come una struttura in armonia con l’area circostante e dall’impatto complessivo decisamente moderato.

Inaugurato nel 1929, in sostituzione del precedente campo sportivo in quartiere Orti, ha ovviamente la sua cifra stilistica principale nel lato sud, lungo viale Spalto Rovereto: qui uno splendido timpano neoclassico è incastonato in un alto fronte che si conclude con una cornice marcapiano e due pennacchi laterali, eccezionalmente inserito all’interno di un perimetro dello stadio che, altrimenti, non offre particolari spunti architettonici.

Alla base dell’ingresso, che potremmo definire monumentale, quattro massicci pilastri sono decorati con un rivestimento bugnato che prosegue in orizzontale sulle pareti laterali della tribuna, lasciando un basamento liscio e continuo sottostante. L’ingresso è prodromo all’accesso a quello che è in realtà il Settore Ospiti, e il contrasto fra la chiarezza dell’architettura (quasi didattica) declinata in un tale impianto sportivo su scala ridotta, ne aumenta la scelta originale in sede di progetto.

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La facciata Neoclassica della gradinata sud allo Stadio Moccagatta di Alessandria (photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

La gradinata dei tifosi di casa è situata sul lato nord, e rappresentata da un classico, rigido (e ripido) settore a gradoni, solo recentemente ammodernato con l’installazione dei seggiolini di colore rosso, principalmente a causa – e in occasione – del turno preliminare di Europa League che il Torino giocò qui, contro gli ungheresi del Debrecen, nell’estate 2019.

Chi era Moccagatta? Lo stadio di Alessandria è intitolato a Giuseppe Moccagatta, ex sindaco della città a cui venne dedicato lo stadio il 22 ottobre 1946, un mese dopo la sua scomparsa. Giuseppe Moccagatta era stato anche presidente dell’Alessandria dall’anno precedente, portandola al ritorno in Serie A dopo nove anni di attesa.

La piccola tribuna laterale sul lato est, anch’essa rimessa a nuovo e ora rappresentata da seggiolature grigie e rosse, a comporre la frase motivazionale in dialetto locale “Adoss, Grison!” (“dategli addosso, grigi”), fa da contraltare alla grande tribuna principale coperta sul lato ovest, lungo via Vincenzo Bellini. Riparata da una tettoia a sbalzo in cemento armato, la gradinata completa di tribuna stampa e palco d’onore, è stata ulteriormente impreziosita dall’inserimento delle file di posti “Pitch View”, a bordo campo, che con il rosso acceso delle poltroncine danno una linea estetica tutta nuova e moderna all’intero settore. All’interno della tribuna, peraltro, c’è lo storico “Bar dello Stadio”, luogo di ritrovo dei tifosi dal fascino di tempi passati e di un calcio più alla portata delle persone e delle piccole cittadine.

Se invece volete passare qualche ora pre o post partita, non farete fatica a trovare trattorie, bar e ristoranti di ottima cucina (anche locale) a pochissimi passi di distanza, nelle vie adiacenti lo stadio.

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Vista sulla Gradinata Nord dello Stadio Moccagatta di Alessandria prima della seggiolatura del settore (photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)
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Il settore Pitch View allo Stadio Moccagatta di Alessandria (photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

Oggi il Moccagatta ha una capienza di poco superiore ai 6mila posti, raggiunti in particolare dopo i vari lavori di ammodernamento operati fra il 2017 e il 2019. Ogni tanto ad Alessandria qualcuno prova a parlare di stadio nuovo, soprattutto in tempi recenti nei quali si tenta di sfruttare la dichiarazione a effetto, più che il ragionamento pratico. Ma per fortuna, il Moccagatta è ancora lì. Perché se c’è una cosa che l’Italia può vantare – e deve difendere – è il patrimonio di stadi medio-piccoli di qualità, ancora perfettamente funzionali anche nel calcio contemporaneo.

Il Moccagatta è proprio uno di questi, uno stadio che finora è stato capace di adattarsi alle nuove esigenze dello sport e del club dei Grigi, senza snaturare né i suoi riferimenti estetici né il suo rapporto di architettura e urbanistica con la città. E per questo, oltre che per la sua storia, è uno stadio che merita di essere visitato, vissuto e capito per ciò che rappresenta.

» lo Stadio Moccagatta di Alessandria è qui, su Google Maps

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Una panoramica al tramonto dello Stadio Moccagatta di Alessandria (photo by Jonathan Moscrop/Sportimage via Imago)
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Stadio Moccagatta di Alessandria (photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

Questo articolo fa parte della serie di monografie “Profili”

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Fondatore e curatore dei contenuti di Archistadia, scrive di architettura sportiva ed è un fotografo. Laureato in Architettura e Restauro, da oltre dieci anni si occupa di divulgazione sui temi tecnici ed estetici collegati a stadi e impianti sportivi. Collabora con le riviste l'Ultimo Uomo e il Giornale dell'Architettura. Cresciuto con la musica Britpop, il calcio inglese e la cultura anni Novanta.