Breve guida ai luoghi del tennis nella storia di Torino

Lo “sport bianco” nel capoluogo piemontese, in attesa delle ATP Finals.

Quando l’ATP, l’associazione mondiale che riunisce i tennisti maschili professionisti, il 24 aprile 2019 ha annunciato l’assegnazione delle Finals 2021-2025 a Torino, il nastro della storia si è riavvolto improvvisamente nel rapporto fra la città del Piemonte e il cosiddetto “sport bianco”.

Dopo dodici edizioni disputate a Londra, l’atto finale del tennis con gli 8 migliori giocatori del circuito approda a Torino, e per la prima volta in Italia, rinnovando un legame puntellato da eventi e momenti storici nel passato della città.

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(cartolina d’epoca / visual by Archistadia)

Un primo cenno di Torino è presente nell’associazione antesignana dell’attuale Federtennis, la federazione italiana del gioco, quella Federazione Italian Lawn Tennis fondata a Roma il 16 aprile 1894 da Gino De Martino, primo campione italiano in singolo e doppio, insieme ad alcuni amici dai circoli di Milano, Genova e, appunto, Torino. Quell’associazione avrà, però, vita breve e sarà sciolta nel 1898. La Federtennis odierna verrà (ri)fondata a Firenze il 16 maggio 1910, con lo stesso nome dell’entità precedente, e il primo torneo degli Internazionali d’Italia sarà giocato a Milano nel 1930. L’anno successivo, nel 1931, il tennis passerà da Torino per la prima volta.

Per il secondo turno di Coppa Davis, il torneo internazionale per nazioni istituito nel 1900, l’Italia affrontò i Paesi Bassi all’ombra del mitico Stadium, ambizioso quanto irragionevole impianto multi-sportivo in centro città, inaugurato nel 1911 in occasione dell’Esposizione Internazionale. Progettato dall’architetto Vittorio Ballatore di Rosana (autore del Motovelodromo, e di dettagli iconici dello Stadio Filadelfia), copriva un’area di 110mila metri quadrati e avrebbe dovuto essere vanto e manifesto per Torino e l’Italia, ma finì vittima delle sue stesse assurde dimensioni, e fu demolito nel 1946.

La sfida di Coppa Davis fra Italia e Olanda, che vide la vittoria italiana per 3-0, fu giocata nei campi in terra che facevano da corollario all’esterno del gigantesco impianto, sul lato sud. Il pubblico non era solo radunato ai bordi del campo, ma alcuni guardarono il match dall’interno dello Stadium, affacciati dalla balconata dell’ultima fila di gradinata, verso l’esterno.

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(graphic by Archistadia, 2020, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

La mappa è visibile in alta definizione, qui

Ci vorranno una trentina d’anni perché il tennis internazionale ritorni a Torino. Negli anni Sessanta, l’edizione 1961 degli Internazionali d’Italia fu disputata eccezionalmente nel capoluogo piemontese, per celebrare i cento anni dall’unità del Paese. Si giocò al Circolo della Stampa, situato nell’area sud della città, di fianco allo Stadio Olimpico ex Comunale.

L’edizione degli Internazionali 1961 fu vinta da Nicola Pietrangeli, per il tabellone maschile, che battè l’australiano Rod Laver in quattro set, e da Maria Bueno, nel femminile, vincente su Lesley Turner in tre set. L’anno precedente, 1960, Pietrangeli aveva vinto il Roland Garros di Parigi (torneo nel quale arriverà in finale anche nel 1961, due settimane dopo Torino, perdendo contro Manolo Santana), mentre nell’anno successivo, 1962, Rod Laver completerà il Grande Slam vincendo tutti e quattro i tornei più importanti al mondo (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open).

Il Circolo della Stampa ospiterà anche l’intera edizione della Fed Cup 1966, il corrispettivo della Coppa Davis declinata al femminile, con gli Stati Uniti, guidati da Billie Jean King, una delle tenniste più forti della storia, che vinsero 3-0 contro la Germania in finale. Inaugurato nel 1941, il Circolo oggi prosegue la sua attività, e continua a fare mostra di sé e del suo stile razionalista grazie all’eccezionale progetto dell’architetto Domenico Morelli. Lo “stadio del tennis” fu realizzato l’anno successivo all’apertura del complesso, in una splendida cavea ricavata all’interno di un pendìo naturale, dove trovavano posto fino a 5mila spettatori.

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(photo by Circolo della Stampa Sporting)
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Il Palavela all’interno del complesso urbano di Italia ’61.

Dopo varie edizioni del torneo valido per il circuito Challenger, e spesso disputate allo Sporting (con le due ultime edizioni giocate al Monviso Sporting Club, alle porte della città), il grande tennis è tornato a Torino nel 2013, quando l’Italia ha battuto la Croazia nel primo turno di Coppa Davis, sul campo del PalaVela, all’interno del nuovo palazzetto (progetto dell’architetto Gae Aulenti) ricavato sotto l’originale copertura autoportante a tre vele, alta 23 metri, opera di Franco Levi e di Annibale e Giorgio Rigotti, e inaugurata nel 1961.

Nel 1933 la Federazione Italiana tolse la parola “lawn” (prato) dalla sua denominazione completa. Il termine richiamava l’originale definizione del gioco e oggi è stato ormai eliminato anche dai nomi della Federazione Americana e della Federazione Internazionale. Rimane, invece, nel nome completo ufficiale del circolo di Wimbledon.

Con il 2021, Torino torna quindi a ospitare il grande tennis internazionale e, stavolta, di nuovo nell’area dello Sporting. Il Palasport Olimpico, opera dell’architetto giapponese Arata Isozaki, era stato inaugurato nel 2005 in vista dei Giochi Olimpici Invernali 2006. Fa parte del complesso olimpico, adiacente allo Stadio, alla Torre Maratona e alla Piscina Monumentale (1933), e con 14.350 posti a sedere è la struttura indoor più capiente in Italia a uso sportivo.

Al PalaOlimpico, gli 8 più forti giocatori del mondo giocheranno le ATP Finals per cinque edizioni, dal 2021 al 2025, rinsaldando l’affascinante legame fra Torino e il tennis, e aggiungendo sulla mappa della città un’altra puntina nei luoghi segnati da questo sport all’ombra della Mole.


Libri consigliati, per approfondire l’argomento:
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Render dell’allestimento del PalaOlimpico per ospitare le ATP Finals (photo by L’Industria di Architettura)
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(photo by Alessandra Chemollo / Artribune)

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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