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La tragedia dello stadio La Favorita durante i lavori per i Mondiali 1990.

La scelta degli stadi per ospitare i Mondiali di Italia ’90 fu piuttosto complicata dal punto di vista politico, anche per gli standard abituali di questa competizione. Le differenze economiche interne alle varie aree del Paese sommate alle storiche rivalità regionali, da sempre retaggio e tradizione italica, consigliarono di includere città che il più possibile abbracciassero l’intera lunghezza dello stivale.

I Mondiali 1990 sono generalmente riconosciuti come il picco più alto (e ultimo) del calcio pre-globalizzazione e, nonostante il torneo totalizzerà il minor numero di gol nella storia della competizione, la storia e l’architettura delle città, i buoni collegamenti fra una sede e l’altra, l’ampia disponibilità di biglietti e l’enorme passione della gente contribuirono a dare un’immagine di successo a quell’edizione. E gli stadi di Italia ’90 fecero la loro parte nel rafforzare quest’idea.

stadio palermo barbera favorita

I nuovi impianti di Torino e Bari erano esteticamente eccezionali. Le ristrutturazioni di Roma e Genova avevano prodotto ottimi risultati e l’ampliamento del Meazza di Milano aveva creato una delle icone moderne del calcio mondiale. Inoltre, altri stadi erano stati ristrutturati e adeguati per ospitare le partite del torneo, tra i quali La Favorita di Palermo: il più piccolo fra gli 11 impianti scelti, a pochi mesi dall’inizio dei Mondiali era diventato il teatro di una tragedia incomprensibile e dolorosa.

La Favorita

L’aspra imponenza dei pendii del Monte Pellegrino si staglia sul lato nord di Palermo, facendo da sfondo al capoluogo della Sicilia. Ai suoi piedi, inaugurato nel 1932, sorge lo stadio della squadra locale: ex Littorio, prima, e “Michele Marrone” ¹, poi, e successivamente denominato come il parco omonimo che lo accoglie.

Progettato da Giovan Battista Santangelo, allievo del celebre architetto Pier Luigi Nervi, riprendeva alcuni elementi del Franchi di Firenze (progetto di Nervi del 1931) in particolare nella copertura in cemento della tribuna centrale, e si inseriva in un’area polisportiva che comprendeva anche la pista d’atletica e il circuito per le corse dei cavalli.

Le curve in muratura erano state costruite nel 1948 per completare l’ovale dell’impianto, mentre nel 1984 era stato aggiunto il secondo anello. Addossato alla struttura esistente dell’impianto con un esoscheletro in acciaio, portava la capienza a 45mila posti (capienza che andava rivista al ribasso, però, con l’aggiunta dei seggiolini obbligatori per adeguarsi alle norme FIFA e poter ospitare le gare dei Mondiali).

Lo stadio di Palermo nel 1952

La Favorita era lo stadio più grande della Sicilia e una naturale candidata a essere fra le sedi di Italia ’90 ma, allo stesso tempo, necessitava di grandi lavori di ammodernamento e della realizzazione del secondo anello anche nella tribuna centrale. La tribuna stampa, inoltre, andava ampliata ed era necessario installare un maxischermo, fino ad allora assente.

30 agosto 1989

Durante i lavori, il Palermo fu costretto a giocare a Trapani (a circa 100 km di distanza) e l’affluenza “casalinga” scese a poche migliaia di tifosi a partita, costringendo la municipalità a coprire le perdite economiche del club derivanti dai mancati incassi nel biennio di esilio. I costi dei lavori per lo stadio salirono a 40 miliardi di lire ma i tempi vennero rispettati piuttosto bene: la delegazione FIFA visitò lo stadio il 28 agosto 1989 e, in quel momento, gran parte dei lavori in tribuna era stata ultimata e si era in procinto di posare i piloni e i tralicci per la nuova copertura.

Due giorni dopo la visita dei delegati, il 30 agosto 1989, l’aria del mattino palermitano fu scossa dallo schianto al suolo di 8 tonnellate d’acciaio. Un traliccio della struttura del tetto era crollato su sé stesso da un’altezza di 30 metri, provocando vibrazioni a terra avvertite anche dalle case del quartiere vicino.

Una tragedia in pochi attimi, poi un silenzio agghiacciante. (La Repubblica)

Cinque operai morirono nello schianto. Tre di loro, Serafino Tusa (28 anni), Giovanni Carollo (31) e Gaetano Palmeri (28), erano imbragati alla struttura in costruzione e furono drammaticamente tirati giù insieme al traliccio. Altri due, Domenico Rosone (31) e Antonino Cusimano (23) stavano visionando i lavori da terra e morirono sotto il crollo (Cusimano, estratto dai colleghi negli attimi successivi al disastro, morì pochi giorni dopo in ospedale).

Con il Mondiale lontano meno di un anno ma ormai passato in secondo piano, e la città intera in lutto per i suoi cinque concittadini, altri sette tralicci crollarono il giorno seguente, ma lo stadio era già stato posto sotto sequestro e non ci furono ulteriori vittime.

Il cantiere, ribattezzato dai giornali locali come un “castello di fiammiferi”, fu oggetto di critiche e speculazioni sulla qualità e lo stato dei lavori. Si cercò qualunque spiegazione, dai materiali scadenti fino al coinvolgimento della Mafia. Il risultato dell’inchiesta, mesi dopo, stabilì che il crollo era da imputare a un errore nell’ancoraggio dei tralicci ai piloni che aveva lasciato la struttura in balìa delle oscillazioni e del vento.

Nonostante l’incidente avesse sollevato dubbi sulla riuscita dei lavori e sulla possibilità per Palermo di ospitare i Mondiali, togliere la città dalla lista delle sedi ospitanti sarebbe stato un affronto troppo grande per la sua gente e per la memoria degli operai. La FIFA fece una speciale dispensa, eliminando l’obbligo di realizzare il tetto sulla tribuna dello stadio, ma i lavori alla Favorita ripresero l’11 settembre (appena due settimane dopo la tragedia) e furono completati in tempo per l’inizio del torneo: il 12 giugno a Palermo, Gullit, Van Basten e Rijkaard scesero in campo guidando la loro Olanda contro l’Egitto, per la prima di tre partite del gruppo F giocate in Sicilia.

Renzo Barbera

Trent’anni dopo La Favorita rimane praticamente immutata rispetto allo stadio dei Mondiali ’90. Negli anni si sono susseguiti (e sprecati) molti ragionamenti sulla possibilità di rinnovare completamente lo stadio, trasformandolo in un grande impianto contemporaneo, ma tutto si è sempre scontrato con la gestione discutibile del club e i risultati sportivi troppo altalenanti.

Nel 2002 è stata adottata la nuova denominazione “Renzo Barbera”, in un tributo allo storico presidente del Palermo Calcio, e gli alti e bassi della squadra hanno portato all’ombra del Monte Pellegrino i saliscendi fra A e B, il picco della Coppa Uefa e i recenti drammatici risvolti del fallimento della società.

La tragedia del 30 agosto 1989 rimane, però, una grande cicatrice per la città e i cinque ragazzi morti nel crollo sono ricordati tutt’oggi da una targa in pietra apposta all’esterno dell’impianto.

Questo articolo è stato scritto da Tom Griffiths e originariamente pubblicato in lingua inglese su “Calcio England” il 15 maggio 2019

Traduzione in italiano, inserimento link e foto a cura di Antonio Cunazza

¹ Michele Marrone (1906-1937), calciatore del Palermo e Ufficiale dei Bersaglieri, caduto durante la Rivoluzione Civile spagnola.

Credits:
  • img di copertina | design Archistadia
  • foto aerea stadio attuale | Francesco Giacalone

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