Breve storia dello stadio della SPAL, il Paolo Mazza di Ferrara

Lo stadio della Spal si avvia al secolo di vita sportiva dopo tante significative trasformazioni.

Il 20 settembre lo stadio della SPAL, il Paolo Mazza di Ferrara (qui su Google Maps), ha festeggiato un altro compleanno (ora sono 93!), anniversario che sottolinea il lungo percorso affrontato da questo impianto e le tante trasformazioni che ha subìto, e che l’hanno mantenuto sempre al passo con i tempi ma ancora fedele alla sua identità.

Lo stadio biancazzurro comparve sulla scena sportiva cittadina alcuni anni dopo la definizione ufficiale del club, con la denominazione del 1919 che conosciamo oggi (SPAL = Società Polisportiva Ars et Labor), e come successore di un paio di campi sportivi che nei primi anni il club aveva utilizzato per le sue gare ufficiali: il campo di Piazza d’Armi, lungo via Piave, con un rettangolo di gioco delimitato da una corda dal sapore ottocentesco, e il Campo Sportivo inaugurato nel 1919 nella periferia ovest di Ferrara, dotato di una piccola tribuna centrale e di una recinzione in legno.

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Una panoramica dell’inaugurazione dello Stadio Comunale di Ferrara nel 1928.

Si arrivò così al 1928, il 20 settembre per l’appunto, con l’inaugurazione del tanto desiderato stadio Comunale, vero e proprio campo polisportivo progettato dall’ingegner Savonuzzi e dotato di una doppia pista ovale (podismo e ciclismo) e spazi dedicati a discipline dell’atletica.

Uno stadio protagonista dei cambiamenti di Ferrara

La tribuna centrale poteva ospitare 4mila posti, e fu testimone anche di un’amichevole fra il club ferrarese e una squadra delle truppe inglesi durante la II Guerra Mondiale, in un periodo in cui i britannici avevano occupato l’impianto per le loro manovre belliche (la Spal vinse quella gara 6-0).

La costruzione del nuovo Comunale ci racconta anche di un momento importante per la città di Ferrara: il progetto dello stadio rientrò in quell’elenco di interventi edilizi e urbanistici che oggi racchiudiamo sotto il nome di Addizione Novecentista, un cappello ideale per descrivere un periodo di forti ricostruzioni cittadine avviati in concomitanza della fine della Prima Guerra Mondiale. Si trattò di una serie di progetti organici come mai Ferrara aveva vissuto prima, se non risalendo alla fine del XV secolo con l’Addizione Erculea, pianificata sotto il dominio della famiglia d’Este e che fece di Ferrara “la prima città moderna europea” (Bruno Zevi in Saper vedere l’urbanistica: Ferrara di Biagio Rossetti, la prima città moderna europea, Einaudi, 1971 – acquistabile qui).

Nel Secondo Dopoguerra, poi, si aprì l’era della proprietà di Paolo Mazza¹, già ex allenatore del club prima e dirigente poi, che portò la Spal alla storica promozione in Serie A del 1951. Corsi e ricorsi della storia, oggi come ieri, anche all’epoca questo eccezionale risultato impose un importante ampliamento che portò lo stadio a 25mila posti, sacrificando soprattutto la pista ovale attorno al campo, e a cui seguirono altri interventi di adeguamento puntuali su ogni tribuna, che si protrassero ancora fino agli anni ’80.

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Vista sullo Stadio Mazza di Ferrara a inizio anni ’90 (photo via Wikimedia Commons)
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Vista verso la Curva Ovest dello stadio Mazza di Ferrara (photo by LaPresse/Filippo Rubin via Imago)
L’età del rinnovamento

Fra gli anni ’90 e l’inizio del Duemila la capienza del Mazza scese a 7.500 posti, in particolare dopo lo smantellamento della vecchia gradinata est e anche per questioni legate ai nuovi regolamenti globali per gli impianti sportivi. Da qui, e grazie al ritorno in Serie B del club nel 2016, la Spal in tempi recenti ha intrapreso un importante e virtuoso processo di restyling dello stadio, che ne ha definito una nuova immagine dal sapore anglosassone.

Complice anche la promozione in Serie A al termine della stagione 2016/2017, e dopo la già completata eliminazione del vecchio settore parterre, il club ferrarese ha portato avanti un intervento multifase che si è risolto nella ricostruzione della gradinata nord, l’ampliamento della curva ovest e la costruzione della nuova curva est, che ha fatto salire la capienza complessiva dell’impianto a oltre 16mila posti al termine della stagione 2018/2019 (e dopo la revisione e parziale modifica di alcune idee di progetto legate alla prima fase di intervento).

Con il rifacimento e la conservazione della cinta muraria e delle facciate esterne (il portale d’accesso in muratura sull’angolo nord-est è ancora la versione originale dello stadio anni ’30), la Spal ha infine completato una riqualificazione eccellente, anche se complessa, di un impianto accompagnato nel nuovo millennio con scelte estetiche e funzionali di alto livello e commisurate alle esigenze del club.

Un paio di consigli di lettura:

» Il calcio a Ferrara: 1896-2017, A come SPAL, di C. Fontanelli e P. Negri (acquistalo qui)

» Romanzo Spal – I biancazzurri come non li avete mai visti. Gli anni ’60, di M. Malaguti e W. Breveglieri (acquistalo qui)

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Un’azione di gioco allo stadio Mazza di Ferrara, durante SPAL-Frosinone (photo by Massimo Paolone/LaPresse via Imago)
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Vista aerea dello stadio Paolo Mazza di Ferrara, impianto casalingo della SPAL (photo by SPAL)
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Tifosi della SPAL in gradinata Ovest allo stadio Mazza di Ferrara, sventolano la bandiera in ricordo di Federico Aldrovandi (photo by LaPresse/Filippo Rubin via Imago)

Recentemente, alcuni settori dello stadio sono stati posti sotto sequestro per possibili criticità e non conformità nello svolgimento dei lavori di adeguamento e ampliamento dell’impianto (situazione che si era già verificata nel 2019, a seguito dell’ampliamento del 2018).

Ma sono soltanto parentesi tecniche e burocratiche nel lungo percorso di trasformazione di uno stadio che, anche grazie alla lungimiranza delle proprietà del club, è riuscito a rinnovarsi e adeguarsi al calcio contemporaneo, ispirandosi in modo virtuoso a modelli esteri ma conservando la sua identità di luogo popolare, a misura di una città dal passato artistico e storico così importante come Ferrara.

Va ricordato che, dal settembre 2008 al gennaio 2010, lo stadio Mazza ospitò anche le gare interne della Giacomense (club scomparso dopo la dissoluzione nel 2013) in occasione del suo approdo in Lega Pro. Squadra di Masi San Giacomo, minuscola frazione di Masi Torello in provincia di Ferrara e con appena 466 abitanti, rappresenta ancora oggi probabilmente – e di gran lunga – la realtà più piccola che sia approdata al calcio professionistico italiano (da “Stadi d’Italia”, di Sandro Solinas, Goalbook ed., 2012)

Se andate a vedere una partita della SPAL potrà capitarvi di veder sventolare il bandierone con il volto di un ragazzo: è il perenne ricordo di Federico Aldrovandi, giovane ferrarese e tifoso biancazzurro, che morì a 18 anni (il 25 settembre 2005) ucciso da quattro agenti di polizia durante un controllo di routine. Nonostante multe e divieti, la bandiera in memoria di Federico continua a sventolare sia allo Stadio Mazza sia negli altri impianti italiani in occasione delle trasferte della Spal.

(¹) il 14 febbraio 1982, a poco più di un mese dalla scomparsa dell’ex presidente Paolo Mazza, l’amministrazione comunale di Ferrara deliberò di intitolare lo stadio della Spal alla sua memoria

Questo articolo è stato pubblicato in occasione dei 93 anni dello stadio Paolo Mazza di Ferrara.

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Fondatore e curatore dei contenuti di Archistadia, scrive di architettura sportiva ed è un fotografo. Laureato in Architettura e Restauro, da oltre dieci anni si occupa di divulgazione sui temi tecnici ed estetici collegati a stadi e impianti sportivi. Collabora con le riviste l'Ultimo Uomo e il Giornale dell'Architettura. Cresciuto con la musica Britpop, il calcio inglese e la cultura anni Novanta.