«I nuovi stadi valorizzano e rigenerano parti di città», Archistadia incontra l’arch. Massimo Roj (Progetto CMR)

L’approccio alla progettazione dei nuovi stadi in un dialogo con l’architetto Massimo Roj.

In che direzione si sta andando per la progettazione dei nuovi stadi, e quale può essere un approccio virtuoso che stimoli il recupero di porzioni di città, oltre a realizzare un nuovo oggetto architettonico? Ne abbiamo parlato con l’architetto Massimo Roj, fondatore e amministratore delegato di Progetto CMR, celebre azienda di progettazione fondata nel 1994 a Milano.

Con Sportium, società facente parte del Gruppo Progetto CMR International, Progetto CMR ha un importante focus anche in ambito sportivo, condividendo un approccio che è sempre stato il core-business dell’azienda: pensare a nuovi progetti che dialoghino con la città e stimolino il recupero e l’innovazione nelle funzioni e nelle infrastrutture.

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(photo by Filippo Avendero / Progetto CMR)

«Progetto CMR è una società di progettazione integrata, di architettura, ingegneria e design. Siamo sempre stati convinti della bontà di unire le competenze e svilupparle nel loro complesso all’interno di un progetto, per rispondere a richieste sempre più trasversali». Mai come in quest’epoca contemporanea, infatti, le città devono ripensare a sé stesse ed essere in grado di intervenire su aree urbane già esistenti, senza consumo ulteriore di suolo e superando il concetto espansivo del secolo scorso, ormai anacronistico.

Attualmente, interessanti progetti di nuovi stadi che coinvolgono un’importante rigenerazione urbana sono, per esempio, il progetto del nuovo stadio dell’Everton, a Liverpool, in Inghilterra, e quelli in programma per le città di Sacramento e St. Louis, negli Stati Uniti.

In questo senso, Progetto CMR, con un portfolio ricco di lavori a scala urbana e per edifici specialmente ad uso uffici/headquarters per aziende, e progetti di design funzionale per interni, attivo sia in Italia che all’estero (soprattutto in Cina, fin dal 2002), ha trasferito questo approccio virtuoso anche sui concept per gli stadi di calcio, come fra il 2018 e il 2019 con due case-history importanti: il nuovo stadio di Cagliari e la proposta per il nuovo stadio di Milano, realizzati come Sportium in collaborazione con il partner americano David Manica.

«Il nostro modo di pensare uno stadio non è mai cambiato, nonostante negli ultimi anni la tendenza a coinvolgere l’aspetto urbanistico venga tenuto sempre più in considerazione. Con Sportium abbiamo sempre impostato i nostri progetti su una visione complessiva dell’area, ripensando l’ambito urbano, valorizzandolo e rigenerandolo. Lo Stadio, e qualunque impianto sportivo, è parte integrante della città, non più un’architettura satellite avulsa dal contesto».

«Le città oggi devono potersi riappropriare di alcuni spazi, adattandoli alle nuove necessità dei cittadini, in termini di servizi e mobilità. Bisogna riuscire a proporre aree urbane integrate, che offrano possibilità di spostamenti contenuti e facilità nell’accesso ai servizi. La progettazione di un nuovo stadio è una opportunità concreta per allineare i bisogni della città e creare una crescita consapevole e sostenibile».

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Xiantao Big Data Valley, rigenerazione urbana con 22 edifici a emissione quasi zero, a Chongqing, Cina (photo by Progetto CMR)
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(photo by Progetto CMR / Sportium / Manica)

Ecco, quindi, che il concetto di rigenerazione urbana assume un significato fondamentale, e sta ai progettisti (e alla sensibilità delle Amministrazioni locali) riuscire a pensare a soluzioni moderne e funzionali, favorite proprio dall’inserimento del nuovo impianto sportivo. «Molti stadi, soprattutto in Italia, nascono nel corso del Novecento all’esterno dei confini urbani. Poi le città si sono allargate e hanno inglobato gli stadi all’interno del loro tessuto, senza un nuovo piano strategico urbano. Semplicemente si è costruito attorno al perimetro dell’impianto sportivo senza mettere in connessione le due entità, un aspetto che diventa la grande sfida attuale oltre che una delle nostre priorità».

In questa direzione va anche il concetto di eco-sostenibilità e di attenzione al territorio. Spunti che, per esempio, hanno guidato la mano di Progetto CMR / Sportium e Manica nella concezione del nuovo stadio dei Cagliari: «Credo in un edificio che nasce dal luogo in cui sorgerà, e che sia influenzato da esso. Gli stadi, in particolare, non possono più essere monumenti fini a sé stessi ma, anzi, devono aiutare lo sviluppo sostenibile della città. Inoltre, il nostro approccio è sempre quello di studiare i materiali della tradizione e adattarli al nuovo edificio, conferendogli un’identità e un’unicità che lo rappresenti».

«L’Amsterdam ArenA, nel 1996, rappresentò una svolta epocale per come riusciva a integrare servizi al pubblico e funzione sportiva. La nostra metodologia progettuale sostenibile mette al centro dell’attenzione l’essere umano, colui che sarà il reale fruitore degli spazi progettati, e la tecnologia ci aiuta a trovare soluzioni innovative e adeguate alle più recenti indicazioni ambientali, grazie anche alla progettazione in BIM e alle simulazioni virtuali. Oggi uno stadio è secondo solo a un ospedale come complessità».

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(photo by Progetto CMR / Sportium / Manica)
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L’architetto Massimo Roj con il plastico del nuovo stadio del Cagliari (photo by Progetto CMR)

Il tema di quanto sia cambiato lo stadio in oltre un secolo di storia spinge un dibattito (spesso dai contorni nostalgici) che è, però, da mettere in relazione alle diverse epoche architettoniche che ha attraversato il mondo occidentale. Ogni epoca ha avuto la propria tipologia di stadio, passando da oggetti più semplici a edifici più imponenti (anche dal punto di vista dei materiali), fino a versioni più “eteree”, quelle attuali, dettate da una tecnologia che corre sempre più veloce.

«Non credo che oggi tutti i nuovi stadi siano o debbano essere uguali. Ovviamente la cavea (o bowl) interna, con il suo sviluppo delle gradinate verso il campo, risponde a requisiti sempre più stringenti e standardizzati, e anche in sede di progettazione possiamo avvalerci di modelli virtuali che calcolano il miglior angolo di visuale per ogni ordine di posto, evitando errori grossolani come visto in alcuni in stadi del passato.

«Ma esternamente ogni impianto deve avere un suo carattere e una sua identità architettonica, e la cifra stilistica degli stadi contemporanei è assolutamente nuova. Quando si è di fronte a culture e background locali differenti non si può pensare a un progetto che sia sempre lo stesso in diverse aree geografiche. Dobbiamo mantenere e preservare l’identità e la cultura del luogo, perché quello che ci affascina di più è la diversità!.

«Come diceva Nelson Mandela: “Lo sport ha il potere di ispirare, ha il potere di unire le persone come pochi possono fare. Parla ai giovani con un linguaggio che loro capiscono. Lo sport può creare speranza dove una volta c’era solo disperazione”».

Cover image: photo by Progetto CMR / Sportium / Manica

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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