70 anni del Cilindro, simbolo del Racing Club di Avellaneda

Ha compiuto settant’anni uno degli stadi più famosi d’Argentina.

Progettato a metà degli anni ’40, e inaugurato nel 1950 sotto la presidenza di Juan Domingo Perón, il Cilindro di Avellaneda è uno dei luoghi simbolo del calcio e della cultura argentina, e la sua realizzazione ha rappresentato anche le fondamenta sulle quali ancorare la gloriosa storia del Racing.

Parte integrante del tessuto sociale di Avellaneda, all’epoca sobborgo di Buenos Aires e oggi vera e propria località portuale a sud della capitale argentina, il Racing aveva già vinto 9 campionati nazionali, e l’occasione di trasferirsi nel nuovo stadio fu accompagnata da altri due trionfi, quello del 1949 e quello del 1951.

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Una foto storica del Cilindro, appena dopo l’inaugurazione del 1950 (photo by Racing Club)

Il progetto per la costruzione dello stadio aveva preso il via nel 1944, con un piano di acquisizione di un terreno di 30mila metri quadrati di proprietà delle compagnie ferroviarie locali (all’epoca tutte società britanniche). Nonostante il desiderio del Presidente dell’Argentina Juan Domingo Perón, che caldeggiava la realizzazione dell’impianto nel quartiere Retiro, vicino al centro di Buenos Aires, la dirigenza del Racing aveva deciso di rimanere ad Avellaneda, luogo a cui il club era legato fin dalla fondazione.

La volontà era quella di rinnovare in modo deciso le strutture del club, mandando in pensione il vecchio Estadio Alsina y Colón, impianto di casa del club dal 1906 e situato in una zona adiacente a quella del futuro Cilindro (più o meno dove oggi si trova il Centro Deportivo del club).

Uno stadio che rivaleggiava con il Maracanã

Il finanziamento governativo per i lavori del nuovo stadio (un prestito di 3 milioni di pesos) legò ancor di più il nome di Perón al Racing. In riconoscenza per l’impegno economico, il Racing gli intitolò lo stadio e lo nominò presidente onorario del club (con la moglie Evita membro onorario della dirigenza, insieme a Ramón Cereijo, Ministro delle Finanze – che aveva aggiunto 8 milioni al prestito iniziale -, Juan Atilio Bramuglia, Ministro del Culto, e Miguel Miranda, presidente della Banca centrale).

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(Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)

Il nuovo stadio venne costruito sul terreno dell’allora Ferrovia Meridionale, all’intersezione delle vie Alsina e Colón, in una zona di Avellaneda che per molti anni era stata soprannominata “mercato delle patate”, poiché questo prodotto vi arrivava in treno da diverse zone della provincia di Buenos Aires. La Compañía General de Obras Públicas aveva valutato l’intera operazione in circa 7,5 milioni di pesos ma, al termine dei lavori, il costo complessivo risulterà raddoppiato.

Basato su un anello circolare di cemento armato, lo stadio poteva ospitare 120mila persone e avrebbe rivaleggiato per dimensioni con il Maracanã di Rio de Janeiro (inaugurato nello stesso anno). Il progetto era stato affidato a un gruppo di ingegneri tedeschi, con un’ampia esperienza negli interventi di ricostruzione urbana successivi alla Seconda Guerra Mondiale in Germania. Per realizzare il Cilindro furono utilizzati 15mila metri cubi di cemento armato, 12mila di sabbia, 10mila di ciottoli e circa 800mila mattoni. Le gradinate arrivavano a un’altezza massima di 22 metri, superate soltanto dall’alta torre monumentale in stile Razionalista che raggiungeva i 60 metri.

Lo stadio fu inaugurato il 3 settembre 1950, con un’amichevole vinta dal Racing contro il Vélez Sarsfield per 1-0, con gol di Llamil Simes. L’anno successivo, 1951, si disputarono qui tutte le partite di calcio dell’edizione dei Giochi Pan-Americani, mentre nel 1966 il club installò i riflettori per le partite in notturna e, per l’occasione, invitò per un’amichevole il Bayern Monaco di Franz Beckenbauer e Gerd Muller (il Racing vinse quella partita 3-2).

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(Photo by Agustin Marcarian/Getty Images)
Carlos Gardel e il fascino Novecentesco di Buenos Aires

Soprattutto, qui si giocò la finale di Coppa Intercontinentale 1967, con il Racing campione (primo successo per un club argentino) di fronte a molti di più dei 55mila spettatori che oggi sono definiti nel dato della capienza ufficiale. E se oggi avete la fortuna di entrare al Cilindro, in prima fila in tribuna centrale, appena dietro le panchine delle squadre, troverete un posto occupato dalla statua in legno di Carlos Gardel, personaggio affascinante e poliedrico, che rappresenta bene una certa epica della Buenos Aires della prima metà del ‘900.

Artista e cantante di origine francese (Tolosa, 1890), il suo legame con l’Argentina si intreccia in modo folgorante alla tradizione del tango che, grazie a lui, verrà trasformato nel modo di essere cantato, ascoltato e vissuto. Per qualcuno era tifoso dei rivali dell’Independiente, ma il Racing pochi anni fa ha diffuso pubblicamente la sua tessera di socio n. 11.860. Appassionato di sport, personaggio quasi leggendario, legato profondamente a Buenos Aires, alla quale dedicò anche celebri canzoni come “Mi Buenos Aires querido” e “La canción de Buenos Aires”, oggi ha una fermata della metropolitana nominata in suo onore e una statua nei pressi del Mercado de Abasto, splendido edificio mercatale Art-déco progettato da Viktor Sulčič, lo stesso architetto che disegnò la Bombonera (su Archistadia ve ne avevamo parlato qui).

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La statua di Carlos Gardel in tribuna al Cilindro di Avellaneda.

Lo spirito del Cilindro si riassume in tutto questo, dal tango all’atmosfera Modernista di Buenos Aires, fino alla passione travolgente del presidente Peron e dei tifosi del club. Quegli stessi tifosi che nel 1999 si riversarono all’interno dello stadio, per la prima giornata di campionato, all’indomani del fallimento del club e senza squadre in campo. Una dimostrazione di affetto infinita, che verrà ripagata due anni dopo con la rifondazione della società e la vittoria del campionato (con un giovane Diego Milito in campo).

Il futuro

Nell’anno del 70esimo anniversario dello stadio, la dirigenza del Racing ha confermato ufficialmente che il Cilindro verrà ristrutturato. Con un progetto da 20 milioni di dollari (tutti a carico del club), da articolare in tre fasi nei prossimi cinque anni, il club darà seguito ai primi lavori effettuati nel 2019 (e denominati “fase zero”), con i quali ha rimesso a nuovo la struttura in calcestruzzo e i giunti nelle gradinate, adeguato il sistema di drenaggio e realizzato una centrale elettrica interna indipendente.

Tra fine 2020 e inizio 2021 inizierà la fase-1, con l’ammodernamento di tutti i locali interni dedicati alle squadre (spogliatoi, percorsi, accesso al campo) e degli spazi media in tribuna, oltre all’eliminazione del fossato che separa tribuna e campo. L’intervento, guidato dall’architetto Joaquín Sánchez Gómez, studio MSGSSS, sarà rivolto poi alle gradinate, con la realizzazione di nuovi palchi e l’ampliamento di alcuni settori di tribuna, in particolare nelle prime file a ridosso del campo.

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Archistadia.it è una rivista online di architettura sportiva e divulgazione culturale, fondata a gennaio 2015.