La Bombonera, «Non è il tremore di un edificio, è il battito del suo cuore»

Gli 80 anni della Bombonera, lo stadio del Boca Juniors.

Incastrato fra le case variopinte e le strette vie del quartiere La Boca, l’Estadio Alberto José Armando, intitolato allo storico presidente del club gialloblu, sembra un gigante che incombe sulle vite degli abitanti e sul passaggio dei visitatori.

Centinata di tonnellate di cemento e acciaio furono necessarie, fra il 1938 e il 1940, per costruire un vero e proprio colosso capace di diventare, per locali e avversari, un’icona affascinante e opprimente allo stesso tempo, e che rappresenta l’anima stessa della sua gente.

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(Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)

La “Bombonera” fu inaugurata il 25 maggio 1940, con una serie di eventi celebrativi che riempirono l’intera giornata, fra cui l’amichevole tra Boca Juniors e San Lorenzo, e una carovana di automobili in parata da Avenida Almirante Brown, dove si trovava la sede sociale del club.

Lo stadio, oggi una delle principali icone del calcio mondiale, fu una vera e propria sfida per l’architetto italo-sloveno Viktor Sulčič, autore del progetto. Incastrato in un isolato di poco più di 20mila metri quadrati, l’edificio sfrutta la verticalità e le estreme pendenze delle gradinate, grazie al disegno di Sulčič, coaudiuvato dal geometra Raúl Bes e dall’ingegnere José Luis Delpini con i quali condivideva lo studio di progettazione.

La sovrapposizione del secondo anello sul primo, la pendenza delle gradinate e la forzatura della forma a D che si adeguava alla presenza di Calle Dr. del Valle Iberlucea, sul lato est, crearono molto più di una cavea tradizionale, accentuando l’impatto frontale dello stadio verso il campo.

L’utilizzo del cemento armato in abbondante quantità fu la grande intuizione di Sulčič, e gli permise di costruire una struttura solida ma slanciata verso l’alto, e nonostante il poco spazio a disposizione. Non soltanto si trattava di un materiale ancora all’avanguardia per l’epoca, in Sudamerica, ma era anche un cambiamento epocale per il Boca Juniors, rispetto alle tribune in legno del precedente Estadio Brandsen y Del Crucero, che aveva occupato quell’isolato fin dal 1924. Con una capienza di quasi 100mila posti, all’epoca, oggi scesa a circa 54mila, l’eccezionalità della Bombonera è proprio nel rapporto fra le sue ridotte dimensioni (il Westfalenstadion di Dortmund, per confronto, occupa più del doppio dello spazio urbano) e l’amplificazione estrema dell’atmosfera interna prodotta dai tifosi.

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(Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)

«Non è il tremore di un edificio, è il battito del suo cuore», ripete la gente de La Boca, del Boca Juniors. E anche durante la settimana, lontano dal rumore del calcio giocato, il fascino dello stadio è intatto. Le sue alte pareti esterne, dipinte in giallo e blu acceso, e il rincorrersi delle geometrie razionaliste, in un intreccio continuo di linee oblique, verticali e orizzontali, regalano l’immagine di un edificio appena assopito, che sembra ancora scosso dall’eco delle oscillazioni dell’ultima partita ospitata. Come scrisse Alessandro Baricco, «il sentimento che si prova nel guardare la Bombonera, è lo stesso del contemplare la propria persona amata mentre sta dormendo».

Il tratto dell’architetto Viktor Sulčič, oltre allo stadio del Boca, regalerà a Buenos Aires anche l’edificio del Mercado de Abasto, prima mercato ortofrutticolo e oggi trasformato in centro commerciale. Inaugurato nel 1934, è uno splendido progetto che riuscì ad abbinare deliziose forme Art-Déco, che ne segnavano il profilo principale negli archi in facciata e nelle volte a botte del complesso (con una forte ispirazione da Les Halles, a Parigi), a elementi strutturali sovradimensionati, che sarebbero diventati poi la base del Brutalismo nel Secondo Dopoguerra.

E il futuro?

Anche nel futuro dell’Estadio Alberto J. Armando potrebbero esserci i colori della Slovenia, in un’ideale ponte di collegamento con la sua nascita. Negli anni, sono stati fatti molti ragionamenti sulla possibilità di intervenire sull’edificio o, addirittura, costruire un nuovo stadio altrove. Il rifiuto dei residenti di Calle del Valle Iberlucea a permettere l’espropriazione dei terreni, rimane un punto fermo oggi come all’epoca della costruzione dello stadio, e finora l’unica soluzione era stata realizzare il gigantesco settore verticale “a condominio” sul lato orientale dell’impianto.

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(Photo by EITAN ABRAMOVICH/AFP via Getty Images)

Il cosiddetto “Proyecto Esloveno”, che aleggia sulla Bombonera già dal 2016, rimane l’unica alternativa credibile per ampliare lo stadio. Firmato dall’architetto Tomaz Camernik, prevederebbe un aumento della capienza fino a 70mila posti e, soprattutto, l’ambizione di scavalcare la strada che costeggia lo stadio, realizzando una nuova tribuna est gemella di quella opposta, e andando a completare l’edificio su una forma del tutto simmetrica (ma costruendo, gioco forza, sullo spazio attualmente occupato dalla prima fila di abitazioni di fronte all’impianto). Il progetto potrebbe costare intorno ai 70 milioni di dollari con la previsione, in una seconda fase, di realizzare anche una copertura sull’intero stadio.

Ma forse, le imperfezioni e le asimmetrie della Bombonera sono proprio ciò che rende questo stadio così iconico e affascinante. Perfettamente inserito nel suo quartiere, rappresenta ancora oggi uno dei più riusciti esperimenti di sinergia fra l’architettura sportiva e l’urbanistica di una città. Anche a ottant’anni di distanza dalla sua inaugurazione, lo stadio del Boca Juniors riesce a essere testimonianza della storia ed edificio ancora attuale e in grado di stupire. Il progresso, in questo caso, può aspettare.


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Cover image: Photo by Marcelo Endelli/Getty Images

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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