Profili #4 | OmaSP Stadion, Seinäjoki

Un progetto esemplare a basso costo nel cuore della Finlandia.

Seinäjoki è una città di meno di 60mila abitanti, nella regione dell’Ostrobotnia Meridionale, nel cuore della Finlandia (siamo, per capirci, a 180 km da Tampere e a 360 km da Helsinki), ed è fra i luoghi più ricchi di opere progettate da Alvar Aalto¹, uno degli architetti più importanti del Novecento. Qui troviamo, infatti, importanti esempi del suo lavoro quali il Municipio, la Biblioteca Centrale e il Teatro cittadino, i quali racchiudono al loro interno la piazza principale, spazio reso vivibile da una progettazione attenta e mirata su larga scala.

Questa eredità architettonica trova un seguito contemporaneo nel nuovo stadio dell’SJK Seinäjoki. L’OmaSP Stadion è stato costruito in meno di un anno, sullo slancio del campionato vinto dai gialloneri nel 2015, e della Coppa di Lega conquistata nel 2016. Progettato dall’architetto locale Jyrki Jääskeläinen, è costato circa 12 milioni di euro, per una struttura con una capienza di 5.876 posti – per le partite di calcio – e 10mila posti circa per eventi e concerti.

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(photo by SJK Seinäjoki)

Inaugurato nel 2016, lo stadio è a pianta rettangolare, con un anello unico di gradinata quasi del tutto continuo attorno al campo: solo l’angolo sud-est è libero da seggiolini, e ospita il maxi-schermo dell’impianto. La struttura portante è interamente in calcestruzzo prefabbricato e, in sede di progettazione, l’utilizzo di modelli virtuali aveva permesso di sviluppare scelte costruttive che ottimizzassero il rapporto costi/qualità dei lavori.

Allo stesso modo, lo studio di questi scenari teorici è risultato fondamentale sia per pianificare le singole fasi di cantiere (per es. il dimensionamento degli elementi in acciaio della struttura e del telaio della copertura) sia nel modificare in corsa alcune scelte tecniche, sulla base dell’esperienza diretta dei lavori in corso d’opera.

L’impianto è totalmente coperto grazie a una struttura continua che segue anche il profilo più alto della tribuna centrale (denominata Pääkatsomo), l’unico settore che si stacca dagli altri per dimensioni. Qui trovano posto due ristoranti interni da 500 posti ciascuno, oltre a una sala VIP e un settore di posti VIP in gradinata (non sono invece presenti box o palchi privati). All’interno dei tre piani della tribuna centrale si sviluppano anche il negozio ufficiale, gli uffici del club e una palestra. Nel resto dello stadio i servizi sono ben distribuiti, con sei chioschi e tre punti ristoro che forniscono anche piatti caldi ai tifosi.

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(photo by SJK Seinäjoki)

Nella disposizione delle gradinate, la tribuna ovest Kannattajapääty è la “curva” di casa, mentre quella opposta, la est, è riservata ai tifosi ospiti. All’esterno un rivestimento continuo nero segnato da elementi verticali gialli richiama i colori del club, mentre un’ampia vetrata sulla facciata della tribuna centrale riesce a dare luminosità al complesso, aumentando ancor di più il contrasto fra la semplicità delle linee e l’impatto delle forme e dei colori.

Il terreno di gioco, prodotto dall’azienda locale Saltex, è in erba sintetica di terza generazione con un sistema di riscaldamento integrato. Non si tratta di Wembley o del Camp Nou, certo, ma l’esempio di Seinäjoki può dire molto sulla buona progettazione di stadi in questo momento di sviluppo del calcio contemporaneo.

Il club locale ha detto addio al vecchio Seinäjoen keskuskenttä, lo storico impianto datato 1925, dotato di una sola tribuna e con la pista d’atletica attorno al campo, e oggi si ritrova fra le mani un piccolo gioiello: un impianto a misura perfetta per il calcio, risultato di scelte progettuali ottimizzate e ragionate con una ricaduta positiva su tempistiche, costi e impatto sulla comunità.

(grazie a Lari Paski, media officer dell’SJK, per la preziosa disponibilità)

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(photo by SJK Seinäjoki)
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(photo by SJK Seinäjoki)

⁽¹⁾ maestro del Movimento Moderno, Alvar Aalto adotta in parte i dettami dell’architettura organica di Frank Lloyd Wright ma li fa propri, ricercando una progettazione che riesca a coinvolgere allo stesso tempo l’ambiente naturale con le forme costruite.

Questo articolo fa parte della serie di monografie “Profili”

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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