Il percorso verso il nuovo stadio di Milano sembra essersi fermato

Forse è solo in pausa, e c’entrano le imminenti elezioni comunali.

Da qualche tempo non si parlava più del nuovo stadio di Milano. Almeno fino alla scorsa settimana, con un botta e risposta decisamente aspro fra il sindaco Giuseppe Sala e l’Inter, che ha nuovamente alzato il velo su quanto la questione del rinnovamento di San Siro sia soprattutto politica, piuttosto che tecnica.

Il tema della fattibilità dello stadio che dovrebbe sostituire l’attuale Meazza, da tempo è stato portato sul piano di una guerra mediatica fra le due parti coinvolte (i club, da un lato, e il Comune, dall’altro). Una disputa che non si è quasi mai concentrata sul merito ma piuttosto sul conquistare terreno (e consensi) spesso screditando le ragioni della controparte. Le recenti dichiarazioni del sindaco Sala, a margine di un evento pubblico, hanno nuovamente scatenato le ire dell’Internazionale FC e, cosa più importante, hanno anche rimandato quasi definitivamente ogni decisione alla futura amministrazione del capoluogo lombardo.

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Lo Stadio Meazza visto dalle scuderie dell’ex Ippodromo del Trotto (photo via Urbanfile.org)

A domande precise sullo stato dell’iter burocratico per il nuovo stadio di Milano, infatti, il sindaco Sala ha risposto: «Penso che finché in particolare l’Inter non chiarirà il suo destino per noi le cose devono essere necessariamente ferme. Non stiamo parlando solo dello stadio ma stiamo parlando di un progetto in cui la metà dell’investimento è sullo stadio e la metà è su altre cose che portano a comporre il futuro di quell’area. Che vorrà dire che ci saranno presumo cinque o sei anni di lavoro. Non posso affidare un quartiere della città per un così lungo periodo a realtà di cui non è certa la proprietà futura. Parlo con rispetto degli Zhang però devono necessariamente chiarire il futuro della società, fino ad allora credo che sia logico fermarsi».

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Il riferimento di Sala è ai dubbi (amplificati dai media nelle ultime settimane) circa la stabilità futura dell’attuale proprietà cinese dell’Inter che, da alcune parti, si vocifera vorrebbe vendere il club, mentre da altre fonti pare sia intenzionata soltanto a trovare un socio di minoranza senza modificare il proprio impegno nel club nerazzurro.

Sul nuovo stadio di Milano si continua a perdere tempo?

L’Internazionale FC ha risposto alle dichiarazioni di Sala con un comunicato durissimo ma che, a conti fatti, è solo un altro tassello nel “litigio” fra i due soggetti, non certo un elemento utile al dibattito sull’utilità e la fattibilità del nuovo stadio.

FC Internazionale Milano ha una storia gloriosa ultracentenaria. Esisteva prima del Sindaco Sala e continuerà ad esistere anche al termine del suo mandato. Troviamo le dichiarazioni del Sindaco di Milano offensive nei confronti della Proprietà, irrispettose verso la storia e la realtà del Club e i suoi milioni di tifosi a Milano e in tutto il mondo nonché irrilevanti rispetto all’attuale iter amministrativo del progetto Un Nuovo Stadio per Milano. Se dovesse essere confermato che l’Inter e la Proprietà non sono gradite all’attuale amministrazione, sapremo prendere le decisioni conseguenti.

Come scritto anche da Giovanni Capuano, su Panorama, il punto fondamentale è che si sta comunque perdendo tempo. E il senso politico della questione sembra emergere con chiara evidenza in vista delle elezioni amministrative per il Comune di Milano, inizialmente previste per la prima parte di quest’anno e ora posticipate a ottobre 2021. Giuseppe Sala, che intende ricandidarsi ed è recentemente passato al Partito dei Verdi, ha quindi preso tempo sulla questione del nuovo stadio: sia perché non vuole dare il via libera definitivo a pochi mesi dalla fine del suo mandato, sia perché – nell’ottica di una rielezione – avrebbe i margini per valutare forse diversamente il progetto (considerando che i Verdi si sono dimostrati l’ala politica cittadina maggiormente contraria al progetto).

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(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)
Comitati locali e certificati tecnici di opposizione

È comunque passato un anno e mezzo dalla presentazione ufficiale delle due proposte di progetto (firmate Populous e Manica/Sportium) e, di fatto, siamo a oltre due anni dal via al dibattito.

In mezzo ci sono state una serie di proclami e critiche (talvolta pretestuose, anche verso lo stato di salute dell’attuale Meazza e riguardo presunti esempi di confronto stranieri, che su Archistadia avevamo analizzato qui in un fact-checking che ne smentisce una parte), alternati a prese di posizione esageratamente rigide da parte, di volta in volta, di club e Comune, come se l’unico modo per regalare un nuovo stadio a Milano, e un quartiere completamente rinnovato all’area di San Siro, fosse prevaricare del tutto le richieste della controparte.

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Il dibattito mediatico è stato trasformato sin da subito in un braccio di ferro dove l’intento sembrava rivolto soltanto a “fare i propri interessi” e, per esempio, al grande pubblico non sono mai stati davvero spiegati i dettagli dello sviluppo immobiliare della futura area ex-stadio, o le ricadute di tipo urbanistico e logistico sui residenti (che vedrebbero trasformato l’attuale scenario di vita e le abitudini del quartiere).

Per esempio, è passato abbastanza sotto silenzio che a febbraio di quest’anno il “Comitato Coordinamento San Siro” ha ottenuto di portare all’attenzione del Parlamento Europeo una petizione per il restyling del Meazza. Oltre a questo, è stato ufficializzato il “Certificato di idoneità statica” firmato dall’ing. Antonella Antonelli (Responsabile della progettazione strutturale di Metropolitana Milanese, società in-house del Comune) e valido per il decennio 2020-2030, che metterebbe anche fine alla letteratura dei presunti problemi strutturali dell’impianto.

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(photo by Progetto CMR / Sportium)
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La variante di proposta dello studio Populous, con la conservazione di alcune parti iconiche dello Stadio Meazza (photo by Populous)

Oltre a tutto questo, va collocato sulla linea temporale anche il balletto del vincolo storico-architettonico dell’edificio, che aveva occupato la seconda metà del 2019 e l’inizio del 2020. Le richieste del Comune di Milano di tutelare una parte (almeno) dell’attuale Meazza erano state accolte dai due club con la revisione del progetto, e una nuova versione che (in entrambe le proposte) considerava anche il recupero e il riuso di una porzione della struttura elicoidale del secondo anello di San Siro, trasformata in parco urbano. Pochi giorni dopo la presentazione dei progetti revisionati, la Soprintendenza locale aveva poi confermato la sua valutazione di vincolo, di fatto appoggiandosi alle scelte di trasformazione già presentate.

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La vicenda, ovviamente, è ben lontana dall’essere chiusa. Se, da una parte, il sindaco Sala ha le sue ragioni nel pretendere chiarezza (si sta pur sempre parlando di una proposta di intervento su un bene pubblico, e il Comune ha tutto il diritto di avere voce in capitolo nonostante le pretese di Inter e Milan), dall’altra è piuttosto chiaro che l’iter burocratico sia stato rallentato volutamente, rimandando l’approvazione più volte per guadagnare tempo.

In questo senso, infatti, l’ultimo rinvio nelle mani della prossima amministrazione comunale arriva dopo un lungo periodo di silenzio (almeno dall’autunno 2020) nel quale i due club hanno aspettato invano l’OK definitivo della municipalità, dopo aver presentato le integrazioni richieste sia al progetto sia al piano finanziario dell’opera. In parallelo a questa attesa, era prima stata pubblicata una valutazione di confronto che aveva chiarito come fosse possibile ristrutturare l’attuale Meazza rimanendo nei limiti del Piano Regolatore (a differenza di quanto farebbe il progetto del nuovo stadio) seguita poi, a gennaio 2021, dalla presentazione in Comune del piano di fattibilità per la “riqualifica e l’ammodernamento dello stadio Meazza di San Siro”, firmato dall’ing. Riccardo Aceti, che prevede il rinnovamento dell’attuale stadio e la realizzazione di una galleria panoramica al terzo anello.

L’idea di Inter e Milan punta a un nuovo stadio per Milano da circa 60mila posti (il Meazza ne contiene 80mila) e ancora in condivisione fra i club, che verrebbe realizzato nel piazzale antistante San Siro. L’attuale stadio verrebbe quasi completamente demolito e, al suo posto, in collegamento con l’area dell’ex ippodromo del Trotto, sorgerebbero un parco urbano e un nuovo quartiere adibito a uffici puntellato da tre alte torri iconiche (in un contesto paragonabile al già realizzato quartiere City Life).

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Tutti gli approfondimenti dedicati allo Stadio Meazza e alle vicende del nuovo stadio sono nella sezione: Dossier San Siro

Cover image: Il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, circondato dai giornalisti (photo by Nick Zonna / Imago Images)

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Fondatore e curatore dei contenuti di Archistadia, scrive di architettura sportiva ed è un fotografo. Laureato in Architettura e Restauro, da oltre dieci anni si occupa di divulgazione sui temi tecnici ed estetici collegati a stadi e impianti sportivi. Collabora con le riviste l'Ultimo Uomo e il Giornale dell'Architettura. Cresciuto con la musica Britpop, il calcio inglese e la cultura anni Novanta.