La statua di Michael Jordan

Si trova allo United Center di Chicago e celebra “il migliore che ci sia mai stato, e il migliore che ci sarà mai”.

Quando Michael Jordan annunciò il proprio ritiro dal basket, il 6 ottobre 1993, in seguito al contraccolpo emotivo per la morte violenta del padre avvenuta pochi mesi prima, Jerry Reinsdorf, proprietario dei Chicago Bulls, e Steve Schanwald, vice presidente, si misero subito alla ricerca di uno scultore che potesse realizzare una statua in onore di quello che già all’epoca, e con ancora tre titoli NBA da vincere, era considerato il più grande di tutti i tempi.

Nel gennaio 1994, Schanwald affidò l’incarico alla coppia Omri e Julie Rotblatt-Amrany (marito e moglie nella vita), scultori locali originari di Highland Park, Illinois. L’idea era realizzare una statua da collocare all’esterno del nuovo palazzetto dei Bulls, lo United Center, che sarebbe stato inaugurato nell’estate di quell’anno e dove Jordan, però, non avrebbe mai giocato – per quel che se ne sapeva in quel momento.

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Michael Jordan sul parquet dello United Center, durante gara-6 delle NBA Finals fra Chicago Bulls e Utah Jazz, il 13 giugno 1997 (photo via Mandatory Credit: Jonathan Daniel /Allsport via Getty Images)

Michael Jordan, infatti, aveva legato la sua carriera con i Bulls sul parquet dello storico Chicago Stadium, dove aveva esordito, si era affermato e aveva infine vinto tre titoli NBA consecutivi, fra il 1991 e il 1993. Aveva giocato lì anche la sua “ultima” partita, successiva al ritiro, l’11 settembre 1994, in un match di beneficenza organizzato dall’amico e compagno di squadra Scottie Pippen. Poche settimane dopo, il Chicago Stadium sarebbe stato definitivamente demolito, e lo United Center appena inaugurato (di fianco al predecessore) avrebbe ospitato la cerimonia di ritiro della maglia numero 23 dei Chicago Bulls.

Com’è la statua in onore di Michael Jordan

Lo United Center, soprannominato “the house that Jordan built” (la casa che Jordan costruì, un chiaro riferimento al motto con cui era descritto lo Yankee Stadium nel suo legame con Babe Ruth), doveva ospitare quindi la statua di Michael Jordan, che venne collocata all’esterno dell’ingresso principale e svelata ufficialmente l’1 novembre 1994, nello stesso giorno della cerimonia di ritiro del numero di maglia di MJ.

Per costruire questa statua erano stati necessari quattro mesi di lavoro, con turni di 16 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. Realizzata in bronzo, con la tecnica della cera persa (finalizzata nella fabbrica Art Casting of Illinois, nella cittadina di Oregon, Illinois), pesa oltre 900 kg, è alta da sola 3,65 metri e poggia su un plinto di base in granito di 1,5 metri. L’iscrizione originale, all’atto dello svelamento ufficiale nel 1994, recitava “The best there ever was – The best there ever will be”, ovvero “Il migliore di sempre e il migliore che mai ci sarà”.

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Dopo alcune piccole revisioni, il disegno generale fu ampiamente apprezzato perché riusciva a catturare alla perfezione il gesto atletico ed etereo di Michael Jordan, nella sua posa classica “jumpman” (che diventerà anche marchio di fabbrica commerciale), e il disperato tentativo degli avversari di raggiungerlo, ma invano, avvolti da una nebbia che li rende effimeri di fronte a una tale superiorità sportiva.

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La statua in onore di Michael Jordan, all’esterno dello United Center, dov’è rimasta fino al 2017.
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L’atrio all’interno della nuova ala est dello United Center di Chicago (photo HOK)

Inaugurato nel 1994, lo United Center è diventato il palazzetto di casa dei Chicago Bulls di pallacanestro ma anche dell’altra franchigia cittadina, i Chicago Blackhawks di hockey su ghiaccio. L’impatto della nuova arena, e la cura con cui è stata migliorata nel corso degli anni in termini di servizi offerti ai tifosi, hanno consigliato per un intervento di ampliamento con la costruzione di una nuova ala est che oggi ospita gli uffici delle due squadre, il negozio ufficiale di Bulls e Blackhawks, ristoranti e un ampio atrio pubblico.

I lavori, terminati nel corso del 2016 e seguiti dall’apertura ufficiale a inizio 2017, hanno portato al trasferimento della statua di Michael Jordan nella sua nuova collocazione all’interno dell’atrio est, dov’è ora visitabile in uno spazio moderno e al coperto, sia dai tifosi che dai semplici visitatori (qui, nella posizione su Google Maps).

L’atrio che oggi ospita la statua di Michael Jordan è dotato di due ingressi: dal Gate 3½, sul lato nord, e dai Gate 4 e 5, sul lato sud. L’accesso all’atrio è libero e aperto al pubblico in settimana, dal lunedì alla domenica, dalle ore 10 alle 18, mentre nei giorni di partita (dei Bulls o dei Blackhawks) o in occasione dei concerti è consentito dalle ore 10 fino a un’ora dopo il termine dell’evento.

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Per gli appassionati, all’esterno del Gate 3½ dello United Center rimangono invece posizionate le due statue in onore di Bobby Hull e Stan Mikita, leggende dei Chicago Blackhawks di hockey.

In quel momento capii, senza ombra di dubbio alcuna, che ero testimone della perfezione. Lui stava lì, di fronte a noi, sospeso a mezz’aria, libero da qualunque legge di gravità, era arte in movimento. E capii che la vita non è arte, e che quell’attimo non poteva durare in eterno.

da “A river runs through it” (1976, Norman MacLean)
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La statua di Michael Jordan all’interno dell’atrio nell’ala est dello United Center di Chicago (photo via TimeOut)

Dopo il secondo ritiro di Michael Jordan, avvenuto nel 1998*, una nuova iscrizione fu aggiunta alla base della statua, che recita: “At that moment I knew, surely and clearly, that I was witnessing perfection. He stood before us, suspended above the earth, free from all its laws like a work of art, and I knew, just as surely and clearly, that life is not a work of art, and that the moment could not last”. Si tratta della citazione di un dialogo dal film “A river runs through it – In mezzo scorre il fiume”, pellicola del 1992, diretta da Robert Redford. Questa frase descriveva il gesto di lancio nella pesca con la mosca e deriva dall’originale contenuta nel libro del 1976 scritto da Norman MacLean, e dal quale fu poi tratto il film.

(*) Michael Jordan tornerà in campo una terza volta in carriera, dopo i due periodi con gli Chicago Bulls (1984-1993 e 1995-1998). Dal 2001 al 2003 veste la maglia dei Washington Wizards, con i quali gioca due stagioni chiudendo poi definitivamente la sua carriera a 40 anni compiuti.

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Fondatore e curatore dei contenuti di Archistadia, è un critico di architettura sportiva, e un fotografo. Laureato in Architettura e Restauro, da oltre dieci anni si occupa di divulgazione sui temi tecnici ed estetici collegati a stadi e impianti sportivi. Cresciuto con la musica Britpop, il calcio inglese e la cultura anni Novanta.