Un manifesto per il calcio (e gli stadi) del futuro, su Rivista Undici

Spunti e proposte per rinnovare il mondo del calcio dopo la pandemia.

L’emergenza dovuta alla diffusione del virus Covid-19, e il conseguente stop agli eventi sportivi in generale, ci ha costretti a ripensare al valore della nostra passione per il calcio, e al modo in cui eravamo abituati a viverla settimanalmente. E, ancor di più, ha aperto una serie di temi su come il calcio possa (e debba) rinnovarsi, cogliendo l’occasione per esplorare nuove strade di sviluppo e legame con i tifosi, distaccandosi dai modelli monolitici di eredità passata.

La pandemia ci ha fatto capire quanto sia necessario che i club si avvicinino ai proprio tifosi, se ne preoccupino, li coinvolgano.

È questa l’ambizione che ha guidato la realizzazione del numero 33 di Rivista Undici, nelle edicole dal 27 giugno, per il bimestre luglio-agosto 2020. Raccontare, proporre e immaginare aspetti di calcio nuovi, più aperti al mondo dei tifosi e alla loro passione, attraverso un modo più positivo e moderno di veicolare la “fede calcistica”, e passando da luoghi (gli stadi) che diventano spazi urbani eco-sostenibili, gestiti per essere davvero la casa dei club.

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Rivista Undici, n33, luglio-agosto 2020 (elaborazione grafica by Archistadia)
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Lo Stadio San Siro vuoto durante Inter-Sampdoria, domenica 21 giugno 2020 (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Sul n33 di Undici troverete anche un mio articolo, dal titolo “Ripensare gli stadi in un senso sociale”, ideale prosecuzione dell’approfondimento che ho firmato poco tempo fa per l’Ultimo Uomo (“Coronavirus, come cambiano gli stadi”). Da una parte, su UU, una lente d’ingrandimento su come si è provato (e si sta provando) a riadattare gli stadi alla realtà delle partite a porte chiuse, fra soluzioni tecnologiche e virtuali. Dall’altra, su Undici, uno sguardo al futuro, post-emergenza: la strada intrapresa degli stadi di calcio come nuovi hub urbani e sociali, che accolgono le persone e i tifosi, andrà coltivata ed esplorata in modo ancor più virtuoso.

La pandemia ci ha fatto capire quanto sia necessario che i club si avvicinino ai proprio tifosi, se ne preoccupino, li coinvolgano. Ma questo, in molti casi (soprattutto in Italia), è ancora un’utopia. Gli stadi dovranno essere un aiuto fondamentale in questo processo, tornando a essere luogo in cui i tifosi si identificano, declinato secondo le nuove tecnologie, con un occhio all’eco-sostenibilità: anche dal punto di vista costruttivo, gli impianti sportivi diventano guida di un movimento architettonico che educa al rispetto dell’ambiente e alla sua salvaguardia.

Su Undici di luglio-agosto 2020, inoltre, altri approfondimenti sul futuro del calcio si trovano nei pezzi a firma di Paolo Condò, che guarda ai doverosi e necessari cambiamenti regolamentari da introdurre, e di Giorgio Terruzzi, che si augura una nuova cultura sportiva, più condivisa e genuina. Da segnalare, infine, una bella fotogallery dello Stadio Luigi Ferraris vuoto, durante il lock-down, con le foto di Matteo De Mayda, oltre a sguardi virtuosi sul mondo mediatico del calcio, sul rinnovato racconto del passato e sulle sempre più presenti sinergie fra club e moda.

Cover image: Rivista Undici n33, elaborazione grafica by Archistadia

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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