Il Piano di Conservazione per lo Stadio Flaminio

Il documento-guida pubblicato dalla Getty Foundation consentirà il recupero dello stadio di Roma.

La Getty Foundation di Los Angeles ha pubblicato il Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio, realizzato sotto il cappello dell’iniziativa Keeping it Modern, con la quale è stato finanziato il lavoro di ricerca e la realizzazione del documento. Tre anni di lavoro hanno coinvolto un team di 36 specialisti nella stesura di un approfondito studio storico-critico dello stadio e del suo contesto urbano, nella messa a punto di un database organico, nello sviluppo di modelli digitali per analisi multidisciplinari e nella gestione di acquisizioni massive di dati geospaziali.

Il tutto è confluito in un documento di 594 pagine (scaricabile qui) e una piattaforma HBIM che rappresentano uno strumento indispensabile per il recupero corretto dello stadio, ideato e progettato da Pier Luigi e Antonio Nervi e completato nel 1959, in vista dei Giochi Olimpici del 1960.

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La nuvola di punti per la ricostruzione di una porzione dello Stadio Flaminio di Roma, all’interno del Piano di Conservazione realizzato da Getty Foundation (img via Getty Foundation)

L’importanza di questo Piano di Conservazione risiede nella possibilità di mettere a disposizione del Comune di Roma, proprietario della struttura, e della comunità scientifica e professionale italiana e internazionale, un patrimonio di conoscenza indispensabile per progettare il recupero di un’icona della architettura moderna italiana, e la realizzazione di questo primo obiettivo è stata possibile grazie al lavoro congiunto di Sapienza Università di Roma, Associazione PLN Project e Do.co.mo.mo. Italia.

La necessità di (re)inserire il Flaminio nel contesto urbano

«La mancanza di procedure esemplari per guidare i progetti di restauro, riuso e soprattutto manutenzione del patrimonio architettonico moderno in Italia è alla base dei problemi che stanno attraversando alcuni fra gli esempi di architettura sportiva moderna più importanti nel nostro Paese, e il Piano di Conservazione per lo Stadio Flaminio abbiamo voluto portare un contributo al rispetto e alla valorizzazione dell’architettura del Novecento nel nostro Paese», ha commentato Marco Nervi, Presidente della PLN Project.

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Infatti, basti pensare al recente clamore mediatico attorno alle possibilità di trasformazione (o demolizione) dello Stadio Franchi di Firenze, e ancora alla situazione del Palazzo del Lavoro e del Salone delle Esposizioni di Torino, aggiudicatario anch’esso di un Grant della Getty Foundation coordinato dal Politecnico di Torino. Entrambe strutture progettate dall’arch. Nervi, rappresentano un esempio unico di un periodo architettonico fondamentale del Novecento, ma le municipalità e le istituzioni non sono mai state in grado finora di restituirgli un futuro funzionale adeguato e coerente.

Lo Stadio Flaminio, utilizzato fino al 2011 dalla Nazionale italiana di rugby per i suoi incontri ufficiali, e impianto casalingo di Lazio e Roma a ridosso dei Mondiali 1990, durante i lavori di ristrutturazione dell’Olimpico, vanta un’ispirata qualità architettonica e costruttiva e riveste un ruolo storico-sociale ancora fondamentale per la storia cittadina. Il problema fondamentale è il totale abbandono a cui è stato relegato negli ultimi anni, che lo sta portando a un pericoloso declino (quasi) irrecuperabile.

Proprio per salvare questo edificio in tempo, e restituirgli un futuro, il Piano di Conservazione è stato redatto secondo un approccio multidisciplinare volto a riconoscere e proteggere il sistema di valori culturali dell’edificio e i suoi tratti funzionali e impiantistici più specifici, ampliando lo studio al paesaggio, alla mobilità e alla coerenza con l’area urbana nella quale risiede. In questo senso, infatti, come sottolineato da Ugo Carughi, Past President di DO.CO.MO.MO. Italia, «per lo stadio Flaminio avrà la massima importanza l’inserimento dell’opera nella valorizzazione dell’intero contesto urbano. Questo Piano di Conservazione può diventare uno strumento innovativo per l’Italia, e costituire un gradino intermedio fra la dichiarazione d’interesse culturale e il successivo progetto di recupero e restauro».

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Vista esterna della curva e di parte della tribuna dello Stadio Flaminio, nel 1960 (photo by ICCD archive)

Il Piano di Conservazione per lo Stadio Flaminio si fonda su alcune istanze fondamentali del restauro sottolineate dalla Carta di Cracovia del 2000, che impongono progetti in grado di operare una conservazione rispettosa ma anche sostenibile nel futuro, e di valorizzare l’edificio prestando attenzione al riassetto urbano e alla valorizzazione complementare degli spazi esterni e del paesaggio. Quesiti che vanno a intersecarsi con le possibilità di intervento sullo stadio capitolino e con i ragionamenti sull’uso futuro.

Non è un mistero, per esempio, che per molto tempo la Lazio abbia strizzato l’occhio alla possibilità di fare del Flaminio il suo stadio di casa e, proprio recentemente, il presidente del club, Claudio Lotito, aveva dichiarato la volontà di preparare un progetto adeguato. Inoltre, nei mesi scorsi, si era ampiamente parlato di far rientrare il recupero dello stadio all’interno dei progetti finanziati a livello europeo dal Recovery Fund.

20 punti fondamentali per il recupero del Flaminio

Il Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio si può riassumere in 20 punti fondamentali da rispettare per rendere di nuovo agibile lo stadio.

  1. Terreno di gioco, necessario il ripristino alla sua condizione iniziale demolendo le terrazze orientali e riportando in vista il muro perimetrale del campo,
  2. Tribuna Ovest, elementi originali che andrebbero preservati per quanto possibile,
  3. Tribuna Est, poche modifiche e ripristino del sistema originale di smaltimento delle acque piovane,
  4. Tribune Nord e Sud, mantenimento della loro conformazione originale e rinnovamento delle parti strutturali al bisogno, e dei canali di scolo,
  5. Sotto la Tribuna Sud, struttura da restaurare e preservare,
  6. Sotto la Tribuna Nord, strutture da restaurare e preservare,
  7. Tetto Tribuna Ovest, interventi necessari su grondaie e impianti per smaltimento dell’acqua piovana,
  8. Scalinata Tribuna Nord-Ovest, rimuovere le modifiche avvenute nel corso degli anni,
  9. Gradinate Tribuna Est, va ripristinato disegno originale con demolizione delle partizioni attuali nelle zone bar,
  10. Galleria Ovest, varie opere di ripristino,
  11. Galleria Est, stesso discorso della Ovest,
  12. Gallerie Nord e Sud, riorganizzare locali interni senza alterare le facciate,
  13. Palestra Scherma, va mantenuta e riportata al suo disegno originale,
  14. Palestra Lotta e Pesi, aree che possono essere redistribuite in base alle esigenze,
  15. Palestra Boxe, può essere ridistribuita in base alle esigenze,
  16. Palestra Ginnastica, da riportare al suo impianto originario,
  17. Piscina, da riportare al suo impianto originario,
  18. Sistema tecnico piscina, ristrutturazione degli impianti per ripristinare la funzione pubblica della piscina,
  19. Smaltimento acque piovane, rinnovo degli impianti tecnici,
  20. Sistema di illuminazione, l’adeguamento dell’intero sistema è fortemente raccomandato.

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Un particolare dello Stadio Flaminio di Roma (photo by Matteo Cirenei / Master Infrastrutture Sportive)

La Carta di Cracovia 2000 è il documento finale della Conferenza internazionale sulla conservazione, svoltasi nella città polacca nell’autunno 2000. Contiene i principi suggeriti per la conservazione e il restauro del patrimonio e riprende in parte, ampliandone le vedute, quelli della Carta di Venezia del 1964 (che affermava l’importanza del restauro del patrimonio per il suo valore non solo estetico ma anche storico-culturale).

Sono cinque i principi di restauro ri-definiti nel corso della Conferenza di Cracovia. Il primo è il principio di fruizione del patrimonio, in nome del quale tutti i beni culturali vanno protetti e salvati all’interno di un piano generale di sviluppo sostenibile accessibile senza restrizioni e non solo agli studiosi. Il secondo è il principio di memoria, per il quale si riconosce nel patrimonio l’elemento comune nel quale si riconosce un’identità culturale. Il terzo principio è quello di scelta, che consiste nella possibilità e nella capacità di riconoscere ciò che è necessario salvare e conservare: questo principio propone un elemento di rottura con le idee del recente passato che volevano che tutto venisse salvato, senza distinzioni. Il quarto è il principio di conservazione per cui il restauro non è più considerato solo intervento tecnico, ma parte di un più ampio progetto di conservazione. L’ultimo principio è quello della autenticità per cui rientrano nella storia dell’opera – e per questo vanno conservate – anche le stratificazioni che si sono sovrapposte nel tempo all’originale.

» il documento del Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio si può scaricare qui, in pdf (in lingua inglese)

» Docomomo Italia è l’associazione nazionale (parte di Docomomo International) che ha come obiettivo la documentazione, la conservazione e la valorizzazione degli edifici e dei complessi urbani del Novecento

» lo Stadio Flaminio di Roma è qui, su Google Maps

Per approfondire l’opera di Pier Luigi Nervi negli stadi, e il Razionalismo in architettura, vi consigliamo queste letture:

stadio flaminio panoramica
Panoramica dello Stadio Flaminio di Roma, oggi (photo by Matteo Cirenei via Getty Foundation)
flaminio stadio vista isometrica
Vista isometrica esplosa del modello BIM per la ricostruzione virtuale di una porzione dello Stadio Flaminio, all’interno del Piano di Conservazione realizzato da Getty Foundation (img via Getty Foundation)
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Vista di parte della copertura della tribuna dello Stadio Flaminio, nel 1960 (photo by ICCD archive)
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Gli spalti dello Stadio Flaminio, nel 2017 (photo by Matteo Cirenei / Photoarch.com)

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