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Cincinnati e i luoghi del baseball (parte 1)

Storia della città e dei suoi stadi.

Come nel caso del Comiskey Park (1910) di Chicago, anche Cincinnati, industriale città dell’Ohio al confine con il Kentucky, è caratterizzata da un iconico stadio ormai smaterializzato nella sua trama urbana. Il riferimento, che in realtà coinvolge diverse infrastrutture sportive distinte che si ergevano all’incirca sul medesimo lotto, non riguarda
delle architetture secondarie bensì le ex “case” dei Cincinnati Reds, squadra militante nel massimo campionato di baseball statunitense, la Major League Baseball (MLB), con in bacheca addirittura 5 World Series (1919, 1940, 1975, 1976 e 1990). Un ottimo record che trasmette immediatamente ciò che i Cincinnatian, gli abitanti della città, pensano
del baseball, ovvero qualcosa ben più elevato di uno sport
, da vivere partita dopo partita, seguendo ogni azione consci di un’eredità storica di assoluto livello.

La stessa eredità scritta proprio all’interno di quei già citati impianti sportivi, scenografie non solo delle vittorie dei Reds (chiamati fino al 1889 Cincinnati Red Stockings) ma anche di momenti storici che avrebbero di certo meritato una testimonianza tangibile e rilevante anche ai giorni nostri. E la prova di ciò può essere facilmente verificata visitandoThe Queen City (uno dei soprannomi della città) nel 2022.

Nonostante la recentissima inaugurazione del TQL Stadium (2021), progettato da Populous al 1501 di Central Parkway, è inevitabile rendersi conto che l’essenza sportiva di Cincinnati risiede più a sud, in quel distretto polifunzionale continuamente aggiornato e affacciato sul fiume Ohio, collocato tra il Paul Brown Stadium (2000, casa dei Bengals, squadra della NFL, football americano) e l’adiacente Great American Ball Park (2003). Quest’ultimo, teatro proprio delle partite dei Reds, ha sostituito il precedente Riverfront Stadium (1970), impianto condiviso da baseball e football americano la cui traccia era appena qualche decina di metri più a ovest dell’attuale impianto dedicato alla MLB.

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cincinnati red stockings pavillion
Il “1869 Red Stockings Pavillion”, realizzato per celebrare la prima squadra di baseball di Cincinnati e adiacente all’attuale stadio della franchigia (photo by HGC Construction)

Oltre a questi stadi, se escludiamo lo storico Nippert Stadium (1915, precedente casa dei Bengals e ora sede delle partite dei Bearcats, squadra universitaria NCAA) non viene in mente nient’altro. E del resto in città non ci sono né squadre NBA (pallacanestro) né NHL (hockey su ghiaccio).

I primi due titoli delle World Series vinti da Cincinnati ci portano ancora più indietro, quando il Riverfront Stadium non era stato neanche ancora immaginato dagli studi di architettura Heery & Heery (ora parte del gruppo CBRE) e FABRAP. In effetti, le prime partite dei Reds tra il 1882 e il 1883 si disputarono nel Bank Street Grounds (1880), un campo da baseball utilizzato nel 1880 dai Cincinnati Stars e nel 1884 dai Cincinnati Outlaw Reds. L’impianto era di dimensioni contenute, posizionato nella zona est della città in un lotto nei pressi dell’attuale Bank Street e Western Avenue. Utilizzato anche per spettacoli teatrali, sostituiva uno stadio addirittura ancor più storico, l’Avenue Grounds (circa 1876), collocato tra Spring Grove Avenue e Alabama Avenue, vicino al Cincinnati Workhouse (quest’ultima una prigione
in stile neogotico che dal 1869 in poi ospiterà migliaia di detenuti fino alla demolizione, arrivata nel 1991.

Quest’ultimo dettaglio di commistione sport/società è di certo particolare e consente una considerazione riguardo alla disposizione storica dei primi impianti sportivi in un ideale confronto con la pianificazione e l’approccio contemporanei.

All’epoca, concetti quali l’integrazione con il tessuto urbano (ora ritenuto una centralità in numerosi progetti) non erano d’attualità e gli stadi venivano costruiti per lo più in aree marginali, ben distanti dalla tipica vitalità cittadina. Avenue Grounds, ma anche il più a sud Union Grounds (o Lincoln Park Ground, 1856), ne costituivano un esempio, con siti periferici raggiungibili principalmente dalla linea ferroviaria Marietta and Cincinnati (M&C) e da tram trainati da cavalli (gli storici horsecars), almeno a partire dal 1859.

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Planimetria e prospetto della facciata principale del League Park del 1884, a Cincinnati (img via digitalballparks)

Eppure, è proprio nell’Union Grounds, inizialmente realizzato per l’Union Cricket Club, che si stabilirono i precursori dei contemporanei Reds: prima, nel 1867, i Cincinnati Base Ball Club (che nel 1866, anno di fondazione, giocavano al Live Oaks Base Ball Grounds) e successivamente i Cincinnati Red Stockings (1869), entrati nella storia come prima franchigia di baseball a disporre esclusivamente di giocatori professionisti. Una rivoluzione, permessa solo nel 1869 dalla National Association of Base Ball Players (NABBP), che consentì ai manager Harry Wright e George Ellard di allestire una squadra di altissimo livello, ottenendo la prima e unica Perfect Season del baseball (con un record di 57 vinte e 0 perse).

Un’incredibile storia che però si concluse nel 1871, quando la franchigia venne sciolta in
seguito alla perdita di numerosi giocatori. I nuovi Cincinnati Red Stocking, di stanza all’Avenue Grounds, vennero fondati solo nel 1876 e furono uno degli otto membri che firmarono l’atto per avviare la National League (NL), una delle due leghe che compongono l’attuale Major League Soccer. Nel 1879 anche questo club venne sciolto, portando alla nascita dei Cincinnati Stars (1880, ma esclusi lo stesso anno dalla NL) e successivamente dei Cincinnati Reds (1881), direttamente collegati alla franchigia attuale e vincitori, nel 1882, della prima edizione del campionato American Association.

Questa nuova squadra, come già detto, giocò per due anni nel Bank Street Grounds, ceduto poi ai Cincinnati Outlaw Reds e sostituito nel 1884 con il primo League Park. Questa architettura, posizionata su un’area che sarebbe diventata storica per la città, si trovava a breve distanza dal precedente impianto: una logica urbanistica che poteva potenzialmente preludere alla costituzione dell’archetipo di un distretto per lo sport.

Le tribune, di dimensioni contenute ma già in parte dotate di una copertura (nella più alta sezione centrale), definivano gli isolati tra Findlay Street e Western Avenue, realizzando un angolo talmente acuto da obbligare a distanziare ulteriormente la posizione del diamante del campo da gioco. Si trattava di una struttura costruita in legno, con problemi di sicurezza che si manifestarono sin dalla prima partita, quando il crollo di una sezione di tribuna provocò una vittima e diversi feriti.

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Veduta a volo d’uccello della World’s Columbian Exposition del 1893, a Chicago (img via Britannica / Library of Congress, Washington, D.C. – neg. no. LC-USZC2-3394)

Tuttavia, già nel 1894, il proprietario dei Reds John Brush finanziò la sua ristrutturazione. Il nuovo stadio, chiamato League Park II, riutilizzava alcune strutture del precedente impianto, ampliandone però le dimensioni. Il diamante venne spostato nell’angolo tra Findlay Street e McLean Avenue, in una posizione più adatta alla visuale degli spettatori. Nel 1895 qui fu realizzato forse il primo batter’s eye, cioé una parete posta sul lato opposto del campo rispetto al battitore ma che lo può aiutare a identificare la palla grazie al colore scuro e uniforme. Ma il 28 maggio 1900 un incendio provocò il collasso della tribuna eretta nel 1894, spingendo addirittura i Reds a considerare un trasferimento al vacante East End Park – che comunque non avverrà.

Intanto, mentre i Cincinnati disputavano il campionato vicino a un isolato parzialmente carbonizzato e in cui svettavano ancora i resti dell’impianto andato a fuoco, l’amministrazione del club si concentrava sulla doverosa ricostruzione che puntualmente arriverà nel 1901.

In questo caso il proprietario John Brush, decidendo di commissionare l’incarico
all’architetto John G. Thurtle, entrò forse inaspettatamente nella storia dell’architettura sportiva. Il Palace of the Fans (1902), con una capienza di circa 6mila persone e denominato anche League Park III, non solo costituiva il primo stadio utilizzato dai Reds per la MLB (lega ormai nazionale, fondata nel 1903) ma soprattutto una notevole innovazione per lo stile costruttivo che lo caratterizzava.

Tale modernità fu fortemente voluta dal carismatico e visionario Brush, deciso a realizzare un impianto che rispondesse con largo anticipo a quello che oggi definiamo come “comfort
dello spettatore”. All’inizio del Novecento, in un periodo in cui lo stadio assolveva soltanto a necessità funzionali basilari, ciò costituiva una sorprendente novità, concretamente definita dalla presenza di 19 aree riservate ingraziosite da balconate simili a quelle presenti in una sala da concerto. Le persone che potevano permettersi un biglietto per questi settori vi accedevano direttamente dalla carrozza grazie a un passaggio appositamente ricavato all’interno dell’impianto.

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Vista verso il palco centrale del Palace of the Fans di Cincinnati (photo via digitalballparks)

C’erano ovviamente anche le sedute più economiche. La “Rooter’s Row”, una sezione fra le più vivaci, era collocata al di sotto della tribuna di lusso, vicino al bar, con una serie di panche talmente vicine al campo da consentire persino uno scambio di battute con i giocatori.

Tuttavia, il Palace of the Fans era così apprezzato anche per via della facciata in stile Neoclassico ispirata ad alcune architetture del World’s Columbian Exposition del 1893: ben 22 colonne corinzie elaborate artigianalmente donavano regalità alla nuova struttura sul cui fregio campeggiava la denominazione della città, e che si faceva notare anche per essere uno dei primi impianti a essere costruito in calcestruzzo armato, scelta piuttosto innovativa all’epoca. Purtroppo, però, il suo decadimento strutturale iniziò presto.

Del resto, quando John Brush lasciò la presidenza del club, nel 1902, il nuovo proprietario Garry Herrmann non diede seguito alla visione a lungo termine di cui il Palace of the Fans aveva estremo bisogno. Forse attratto di più dai nuovi stadi dell’epoca (come il Forbes Field, a Pittsburgh, e il Comiskey Park, a Chicago), negli anni successivi Herrmann non pensò a migliorare l’impianto che, pur nella sua straordinaria innovazione, cominciava a presentare diverse problematiche. Neanche il tentativo (riuscito) di installare temporaneamente l’illuminazione notturna su progetto di George F. Cahill, il 19 giugno 1909, non riuscì a rallentare il declino del suo splendore. La struttura fu soggetta ad alcuni crolli e iniziò a essere considerata poco sicura, fino a quando un altro incendio ne segnò la definitiva fine.

La demolizione avvenne nel 1911, e lasciò spazio nel 1912 a un nuovo stadio: il Crosley Field.

(fine prima parte – la seconda parte è online qui)

» la posizione dello stadio Palace of the Fans si può rintracciare qui, su Google Maps

Cover image: Il Palace of the Fans, ballpark di Cincinnati (cartolina d’epoca, 1907)

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