Stadi del passato: West Ham Stadium, Londra

Storico e ormai defunto stadio polisportivo di Londra.

La zona di Custom House si trova nella parte est di Londra, all’interno del quartiere di Newham, fra Canning Town e Becton. Qui, nel corso del Novecento, era in funzione uno degli stadi inglesi più importanti per le corse motoristiche e cinofile: il West Ham Speedway Stadium.

Oggi, sul luogo del vecchio Speedway Stadium, c’è un dedalo di stradine intrecciato a un’area di edilizia abitativa che ha ormai annebbiato il ricordo di quello che, fino all’inizio degli anni Settanta, rappresentava una delle testimonianze fondamentali dell’opera progettuale di Archibald Leitch. Questo impianto, ovviamente, non aveva nulla a che fare con il Boleyn Ground, lo stadio di calcio del West Ham United (affine solo nel nome della squadra) situato un paio di km a nord, ma anch’esso riuscì a intravedere qualche sprazzo di football.

west-ham-speedway-stadium
(photo by London Borough of Newham)

Il West Ham Speedway Stadium era nato come stadio per le corse dei cani, delle motociclette e delle custom-cars. Era uno splendido ovale che poteva contenere fino a 120mila spettatori (all’epoca era il più grande d’Inghilterra nel suo genere) e, soprattutto, l’unico stadio per le corse progettato da Archibald Leitch, l’ingegnere scozzese autore di quasi tutti gli impianti sportivi britannici di inizio Novecento.

Costruito nel 1928, nonostante la sua forma piuttosto semplificata presentava tutti gli elementi migliori dell’architettura sportiva del periodo: la facciata esterna era caratterizzata da una scansione regolare delle aperture, in linea con i richiami all’edilizia industriale dell’epoca. Le balconate delle tribune terminavano con la classica travatura reticolare in acciaio a sbalzo (l’ultima ancora esistente si trova allo stadio Goodison Park, di Liverpool) e la copertura a spiovente era presente solo sulle due gradinate centrali, mentre le due curve erano cosiddette terraces, a posti in piedi, con barriere anti-schiacciamento disposte lungo i gradoni.

Come ogni stadio di alto livello costruito negli anni Venti, il West Ham Speedway Stadium era dotato di servizi al pubblico di standard elevatissimo, tra i quali spiccava il lussuoso ristorante all’interno della tribuna d’onore. L’ingresso principale esterno, poi, era la classica firma di Leitch: la struttura doveva essere espressione architettonica del suo tempo, così come in altri progetti dell’ingegnere scozzese, come Ibrox Park, a Glasgow, o Villa Park, a Birmingham, elevandosi su un piano stilistico superiore rispetto al resto dell’edificio.

Ad accogliere i tifosi c’era, quindi, uno splendido portale arcato in stile Art Déco, con due elementi “a lama” aggettanti, dai pilastri laterali, segnati nella parte alta da sei scanalature orizzontali che inquadravano l’elemento di trabeazione superiore. Qui una cornice racchiudeva la scritta “West Ham Stadium”, anch’essa in caratteri Art Déco, che sovrastava l’ampio cancello d’entrata, mentre due ulteriori porte d’ingresso erano posizionate lateralmente, alla base dei due pilastri.

west-ham-speedway-stadium
(Photo by George W. Hales/Fox Photos/Getty Images)

Nel periodo fra le due Guerre Mondiali, le corse cinofile e motoristiche erano sport di gran voga in Inghilterra, “importati” inizialmente dagli Stati Uniti e dall’Australia, e si assisteva a un boom di edilizia sportiva adatta a ospitare questo tipo di eventi. Per questo, risulta curioso che Leitch, (unico) progettista di punta nel panorama degli stadi britannici in quel periodo, avesse messo la firma soltanto sull’ovale di Newham mentre, nel resto del Paese, la corsa a costruire si faceva forsennata.

L’entusiasmo per questo tipo di gare attirò negli anni molti investitori, facendo entrare soprattutto le corse dei cani nella tradizione britannica del Secondo Dopoguerra. Ma con il passare del tempo, questo tipo di stadi soffrì l’incombere di una sempre crescente crisi, in particolare per i costi di gestione, e i fallimenti furono più d’uno: solo un quarto di tutti gli impianti inglesi dell’epoca sono oggi sopravvissuti, i cosiddetti greyhound stadium, e a Londra oggi non ne rimane nemmeno uno dopo la chiusura e la demolizione, nel 2017, dell’ultimo ancora esistente, il Wimbledon Stadium.

Lo stesso West Ham Stadium vivrà fortune alterne, soprattutto nel tentativo di aprirsi ad altre discipline sportive. Le corse dei cani attiravano mediamente 30mila persone (la gara d’esordio, il 4 agosto 1928, ne fece accorrere addirittura 56mila), mentre i motori erano il traino rilevante per l’impianto, con affluenze che toccarono il picco per una sfida Inghilterra-Australia davanti a 82.400 persone. Alcuni dei più grandi nomi delle motociclette gareggiarono in questo impianto, e si susseguirono squadre storiche come i West Ham Hammers e i Lakeside Hammers. Oggi, in una sorta di celebrazione della memoria del luogo, vengono ricordati nel nome delle vie che corrono fra le case costruite sul luogo dove sorgeva lo stadio: Atkinson Road, Croombs Road, Young Road, Wilkinson Road, Lawson Close, Hoskins Close.

Diverse, e più curiose, furono le circostanze in cui il calcio fece la sua comparsa. Nel 1928, in concomitanza con la costruzione di questo stadio, era stato fondato il Thames AFC, un ambizioso tentativo di creare una nuova squadra di calcio, nonostante la vicinanza con il West Ham FC e il Clapton Orient (e con quest’ultimo che già faticava sul piano degli incassi e del seguito popolare). I Dockers riuscirono a raggiungere addirittura la Terza Divisione dell’allora Football League inglese, ma l’esperimento fallì in poco tempo e il club fu dissolto nel 1932. Le difficoltà nell’attrarre spettatori allo stadio erano enormi e il Thames AFC detiene ancora oggi il record per l’affluenza più bassa nella storia del calcio inglese: 460 persone, il 6 dicembre 1930, contro il Luton Town …in uno stadio da 120mila posti!

west-ham-speedway-stadium
west-ham-speedway-stadium
I West Ham Hammers, 1937. Fila dietro, da sx a dx: Tommy Croombes, Eric Chitty, Bronco Dixon, Charlie Spinks, Tiger Stevenson (capitano) Johnnie Hoskins, Ken Brett, Bluey Wilkinson and Rob Stobbart. Fila in basso, da sx a dx: Arthur Atkinson, George Saunders, un giovane Ian Hoskins come mascotte, e Mick Murphy (photo by David Miles Books Archive)

L’unico lampo di calcio d’alto livello si vide nel 1964, quando il West Ham di Bobby Moore utilizzò il West Ham Speedway Stadium per allenarsi in vista della finale di FA Cup di quell’anno, contro il Preston North End. L’idea era che le condizioni ambientali dell’impianto, la forma e la distanza fra campo e gradinate, potessero abituare i giocatori all’impatto con il vecchio stadio di Wembley. Una scelta probabilmente corretta, vista a posteriori, dato che gli Hammers vinsero quella finale, e il trofeo, battendo il Preston 3-2.

Nel 1972 la storia del West Ham Speedway Stadium arriva a conclusione. L’impianto viene ceduto a un gruppo di imprenditori che decide di demolirlo per far spazio all’attuale conglomerato edilizio. Nulla si salva, nemmeno il portale d’ingresso in stile Art-Déco, e oggi rimangono solo fotografie e memorie di uno stadio fra i più importanti della storia britannica a cavallo delle due Guerre Mondiali.

Le strade del quartiere oggi intitolate ad alcune leggende della squadra West Ham Hammers:

© Riproduzione Riservata
Written by

Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Ogni tanto scrivo anche di stile, cultura e aspetti grafici legati al calcio e allo sport. Cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

No comments

LEAVE A COMMENT