«Lo sport educa alla vita, e i nostri campi da basket sono luoghi di crescita sociale», Archistadia incontra Bruno Cerella (Slums Dunk)

Quanto è importante l’impegno dell’Organizzazione di Volontariato “Slums Dunk” nella riqualificazione di campi da basket locali.

La voce di Bruno Cerella al telefono è gioviale e appassionata nel raccontare il lavoro della sua associazione Slums Dunk, fondata e gestita insieme a Tommaso Marino (e da poco diventata Organizzazione di Volontariato, OdV), entrambi giocatori di pallacanestro professionisti che stanno portando avanti uno splendido progetto di inclusione comunitaria attraverso lo sport: «Ma è importante sottolineare che noi non riqualifichiamo campi da basket soltanto per realizzare un’opera urbana. Il nostro impegno è creare uno spazio di sport e di crescita per la cittadinanza, e per le comunità locali che attorno a quel playground possono ritrovarsi come prima non succedeva».

Nel corso dell’estate 2021, Slums Dunk ha inaugurato il playground di viale Stelvio, angolo via Paolo Bassi, a Milano, riportandolo a brillare e restituendolo alla cittadinanza come luogo aggregativo ritrovato per il quartiere. Un tassello che si è aggiunto alle tante esperienze dell’associazione in giro per il mondo: «L’avventura di Slums Dunk inizia dieci anni fa (nel 2011, ndr) con la voglia di portare un aiuto concreto alle comunità più bisognose attraverso lo sport, promuovendone i valori e coinvolgendo giovani e ragazzi che altrimenti non avrebbero avuto un luogo dove poter fare attività sportiva. Creare strutture adeguate significa partire da progetti che fanno a tutti gli effetti educazione attraverso lo sport, con attività in loco che proseguono poi durante tutto l’anno grazie all’impegno dei nostri istruttori».

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Il playground Slums Dunk di viale Stelvio, Milano (photo by Slums Dunk OdV)

«Quello che per noi è fondamentale è che il campo da basket è solo lo strumento attorno cui migliorare le condizioni di vita degli abitanti», e infatti i progetti di Slums Dunk perseguono un obiettivo di crescita a 360°, che ruota attorno a sport, salute ed educazione scolastica. «Ovviamente della parte sportiva ci occupiamo noi, mentre per salute ed educazione scolastica abbiamo la competenza di partner che sostengono l’associazione e condividono l’importanza di questi programmi. Ci avvaliamo dell’aiuto di fondazioni, onlus e associazioni legate ai diversi luoghi del mondo e consapevoli delle necessità di quel territorio specifico».

Slums Dunk, infatti, ha già realizzato progetti di “riqualificazione sportiva” in vari Paesi del mondo: Kenya, Zambia, Cambogia e Argentina (in quest’ultimo caso nella città di Bahia Bianca, luogo di nascita di Bruno Cerella). «I ragazzi che coinvolgiamo in questi programmi vanno dai 6 ai 18 anni d’età, e negli ultimi due anni ci siamo concentrati sulla realizzazione del campo Stelvio di Milano, che avrà una prima programmazione di eventi e attività per il prossimo biennio. Oltre a essere una piccola soddisfazione personale, per restituire qualcosa alla città dove abbiamo la sede e da cui partono tutte le nostre idee, Stelvio Milano diventerà il primo passo per strutturare progetti sul territorio italiano che affronteranno in modo specifico le criticità sociali dei quartieri».

Per esempio, il primo progetto realizzato da Slums Dunk era stato sviluppato nella baraccopoli di Mathare, in Kenya (nel 2014), dove l’associazione ha attivato una scuola di minibasket per 100 ragazzi, ha garantito il libero accesso al playground e supporta l’educazione per circa mille ragazzi under 15 attraverso dieci scuole locali.

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Un momento di gioco sul campo Slums Dunk di Mathare, Kenya (photo by Slums Dunk Onlus)

«Durante il primo lockdown nel 2020, sono andato a parlare al Comune di Milano di questa possibilità e da lì abbiamo lavorato insieme al loro team di progettazione paesaggistica e urbanistica, individuando poi il campo di viale Stelvio, anche perché molto vicino alla nostra sede di Slums Dunk. Non è stato comunque semplice né immediato: abbiamo attraversato vari passaggi burocratici fino a ottenere il permesso di costruire, e in generale ci è voluto circa un anno e mezzo di lavoro per arrivare all’approvazione del progetto definitivo. Ciò di cui siamo stati felici, però, è stato l’entusiasmo del Comune di Milano nell’appoggiarci in questa iniziativa, con l’obiettivo di poter valorizzare a livello sociale quello spazio di città».

Da Milano, e da quella che è una vera e propria opera di riqualificazione urbana, passando alle esperienze all’estero ci sono differenze sostanziali nell’approccio, alle quali Slums Dunk si è sempre adeguata a seconda delle circostanze, dialogando con istituzioni e riferimenti locali: «A differenza di Milano, all’estero ci è capitato di acquistare direttamente il terreno su cui realizzare i campi, oppure di appoggiarci ad associazioni locali che ci mettevano a disposizione spazi specifici per sviluppare i progetti», e ora Slums Dunk ha già avviato un nuovo progetto in Cambogia, a Phnom Penh, grazie a una giovane giocatrice cambogiana che vive in Italia e che ha contattato l’associazione proprio per portare tutto questo anche nel suo Paese natale.

Il rispetto, la disciplina, l’amicizia, sono tutti valori veicolati attraverso lo sport, e avere un luogo dove poter giocare a pallacanestro e dove poter partecipare ad attività educative dedicate alla cittadinanza assume un valore sociale fondamentale, che si lega all’importanza dello sport di quartiere e dell’attività di base: «Quello di cui siamo orgogliosi è che stiamo portando avanti questo progetto grazie ai sostenitori che comprendono il valore del nostro progetto. Ma non abbiamo sponsor, solo sostenitori e amici, e questo sottolinea quanto l’opera di Slums Dunk sia vista come genuina e positiva, e possa davvero essere un contributo di sviluppo e cambiamento».

A proposito di Slums Dunk…

Mossi dall’obiettivo di restituire una seconda vita alle periferie di alcune delle baraccopoli più degradate del mondo tra Kenya, Zambia, Argentina e Cambogia attraverso la creazione di Basketball Academy, dal 2011 la OdV Slums Dunk, fondata dai cestisti Bruno Cerella e Tommaso Marino, ha coinvolto più di 5.000 ragazzi e ragazze under 18 nelle loro attività (sul campo e non), dando loro un’importante opportunità di crescita e salvandoli da situazioni molto difficili.

Slums Dunk ha un sito web (dove potete anche trovare le coordinate per una donazione), ed è su instagram, twitter e facebook

» Bruno Cerella (1986), è un cestista italo-argentino, di ruolo guardia, e attualmente gioca nella Reyer Venezia (stagione 2021/22) con cui ha vinto un campionato e una Coppa Italia. In carriera ha vestito la maglia dell’Olimpia Milano, con cui ha vinto 2 campionati, 2 Coppe Italia e 1 Supercoppa Italiana, oltre a giocare per Varese, Teramo e Potenza.

» Tommaso Marino (1986), è un cestista italiano, di ruolo playmaker, e attualmente gioca per Legnano Basket (stagione 2021/22).

Grazie a Bruno Cerella e Federica Cogliati, per la gentilissima disponibilità e la preziosa collaborazione.

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Il playground di viale Stelvio, Milano, prima dell’intervento di Slums Dunk (photo by Slums Dunk OdV)
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Il playground Slums Dunk di viale Stelvio, Milano (photo by Slums Dunk OdV)

La grafica del rinnovato playground Stelvio di Milano è stata curata da Francesca Cassani (artista) e Massimiliano Felloni (progetto grafico).

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Tommaso Marino (al centro) e Bruno Cerella (a dx) sul campo Slums Dunk di viale Stelvio, Milano (photo by Slums Dunk Onlus)
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Foto di gruppo Slums Dunk sul campo di viale Stelvio, Milano (photo by Slums Dunk OdV)
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Slums Dunk (logo by Slums Dunk Onlus)

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Fondatore e curatore dei contenuti di Archistadia, scrive di architettura sportiva ed è un fotografo. Laureato in Architettura e Restauro, da oltre dieci anni si occupa di divulgazione sui temi tecnici ed estetici collegati a stadi e impianti sportivi. Collabora con le riviste l'Ultimo Uomo e il Giornale dell'Architettura. Cresciuto con la musica Britpop, il calcio inglese e la cultura anni Novanta.