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A che punto è il dibattito per il nuovo stadio di Verona?

Una possibile svolta per il nuovo Bentegodi con il sostegno dell’Istituto per il Credito Sportivo.

La vicenda del nuovo stadio di Verona si accresce di un tassello interessante, che potrebbe rappresentare uno step utile alla prosecuzione positiva dell’iter progettuale. È ormai ufficiale il coinvolgimento dell’Istituto per il Credito Sportivo nel percorso di valutazione dell’opera, anche dopo le ultime riunioni tenutesi fra gennaio e febbraio di quest’anno, e questa conferma rappresenta forse un utile meccanismo di affidabilità per l’intero aspetto finanziario dell’opera.

Andrea Abodi, presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo (e forse in corsa per il posto da Ministro dello Sport nel nuovo Governo-Draghi), ha ribadito il sostegno alla cosiddetta Nuova Arena, un’idea di cui a Verona si parla ormai da qualche anno ma che per ora non ha fatto passi avanti concreti sul piano progettuale.

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Un momento di Hellas Verona-Napoli a porte chiuse, allo Stadio Marcantonio Bentegodi di Verona, il 24 gennaio 2021 (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Secondo Abodi, la volontà delle parti in causa sarebbe quella di presentare un progetto esecutivo entro l’estate 2021, sul quale poi si potrebbe basare il bando pubblico per assegnare i lavori. A quel punto, la prima pietra in cantiere si potrebbe posare nell’estate 2022, con l’obiettivo di terminare i lavori nel 2024.

Ambizioni e dubbi intorno al nuovo stadio di Verona

In realtà di condizionali ce ne sono stati molti finora, e gran parte del dibattito è sembrata soprattutto politica, come ha per esempio suggerito il consigliere comunale Michele Bertucco, di recente, definendo il nuovo stadio «un’opera completamente campata in aria, del valore di 100 milioni di euro ma promossa da una società con un capitale sociale di dieci volte inferiore».

Il coinvolgimento dell’Istituto Credito Sportivo risale a fine 2019 e rappresenta la figura di “garante dell’opera”, per costruire il nuovo stadio alle migliori condizioni e con costi e tempi certi. L’idea è che l’ICS possa coinvolgere alcune banche che coprirebbero più della metà dei costi, mentre le restanti spese dovrebbero essere sostenute da investitori privati.

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Ma, al di là dell’aspetto economico, per ora comunque ancora poco definito, l’altro aspetto fondamentale del concept è la rigenerazione complessiva che il “nuovo Bentegodi” porterebbe con sé. Perché, se è vero che i finanziamenti sarebbero privati, il Comune di Verona avrebbe il compito di guidare le scelte progettuali sia architettoniche che urbanistiche nell’interesse dei cittadini e dei residenti, nell’ambito di un’opera che produrrebbe uno stadio-contenitore di attività economiche con ricaduta su tutto il quartiere che ha come fulcro piazzale Olimpia.

In effetti, nonostante sia evidente che il dialogo sul nuovo stadio di Verona sta andando avanti, sul tavolo mancano ancora un vero piano economico finanziario, un progetto definitivo, una bozza di convenzione e le necessarie varianti urbanistiche con il progetto di riqualificazione dell’area circostante l’attuale (e futuro ex) Stadio Bentegodi.

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Una panoramica interna dello Stadio Marcantonio di Verona (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Come sottolineato dai consiglieri comunali Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani, e da quelli della III circoscrizione, «i cittadini del quartiere Stadio non contestano il pregio o la fattibilità delle soluzioni architettoniche, ma l’impatto commerciale e di ulteriore traffico automobilistico che il nuovo impianto avrà su un quartiere già saturo dal punto di vista viario». Oltre a questo, c’è ovviamente il punto interrogativo rappresentato dagli effetti della pandemia da Covid-19 sulla ripresa finanziaria locale, e sulle possibilità che imprenditori del territorio possano fare la loro parte in un piano economico ancora tutto da definire.

Il sindaco di Verona, Federico Sboarina, è finora stato sempre molto ottimista riguardo il dibattito per il nuovo stadio anche se, secondo un sondaggio realizzato nell’autunno 2020, il 56% degli intervistati non ritiene indispensabile il progetto e solo il 21% si è detto a favore della Nuova Arena. Con questo dato si torna all’aspetto politico del dibattito, quindi, anche con una vista sulle elezioni comunali del 2022 e su una valutazione più ampia dell’operato della città negli interventi realizzati.

Cosa sappiamo del progetto della Nuova Arena

L’ingresso dell’Istituto per il Credito Sportivo, da una parte, può dare una sicurezza di stabilità a medio termine per il progetto, ma dall’altra ha ancora poco valore all’atto pratico, se è vero che Abodi ha dato conferma del coinvolgimento dell’istituto solo come advisor, ma non impegnandosi (almeno, non ancora) nel finanziamento vero e proprio.

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Peraltro, dello stadio Nuova Arena i dettagli e i render sono sempre gli stessi da quasi due anni, da quando cioé il sindaco Sboarina aveva presentato il progetto ai media, alla presenza di César Octavio Esparza Portillo, uomo d’affari messicano e fondatore della società Juego de Pelota (specializzata in sviluppo di stadi sostenibili), Luigi Boccum, ingegnere e project manager, Miguel Aguilar, generale manager, François Clement, architetto in rappresentanza di Populous, e Richard Cheesman per Legend, la società che dovrebbe occuparsi della gestione dell’impianto.

L’idea era (ed è) quella di uno stadio che riprenda l’ellisse di base, storicamente definita dalla storica Arena cittadina di età romana, declinando la scansione di aperture classiche in chiave contemporanea e proponendo un impianto da 27mila posti di capienza (l’attuale Bentegodi ne può ospitare circa 39mila). Oltre a un parcheggio da 800 posti, la proposta iniziale puntava a integrare all’interno della struttura una serie di attività commerciali e servizi: hotel, un asilo, negozi, un museo, una palestra e anche un teatro, oltre a riqualificare come parco urbano tutto lo spazio superfluo risultante dalla dismissione dell’attuale stadio.

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Render con vista area del concept del nuovo stadio di Verona, inserito nell’area urbana cittadina.

Già a metà 2019, alla presentazione del progetto, l’obiettivo era il 2022 per la definizione di tempistiche e lavori, ma arrivati a poco più di un anno da quel termine (e certamente complice la pandemia) sembra si sia ancora troppo indietro sulla tabella di marcia.

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Oltre al rischio di speculazione edilizia e commerciale, mosso da alcuni consiglieri comunali, rimane la percezione che il progetto al momento esista «solo sulle pagine dei giornali, raccontato sempre con le medesime parole, dai significati grossolani ed indefiniti, e le medesime fotografie che mostrano un rendering che pare essere più un’operazione di marketing che altro», almeno secondo il parere di Giacomo Cona, segretario del movimento civico Traguardi (presente anche in consiglio comunale), che ha inoltre criticato il mancato coinvolgimento dei cittadini nel concorso di idee di questi mesi e la mancanza di uno studio approfondito sulla situazione urbana, per un progetto di riqualificazione davvero migliorativo per i residenti.

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