Parc OL, il nuovo stadio dell’Olympique Lione

Esempio di architettura per il club e per la città.

Olympique Lione-Troyes (4-1), giocata sabato 9 gennaio 2016, è stata la prima partita ufficiale a essere scritta nelle statistiche del nuovo stadio di Lione, il Parc OL. L’inaugurazione è avvenuta a poco più di 3 anni dall’inizio dei lavori, iniziati il 22 settembre 2012, e lo stadio rappresenta un nuovo e importante capitolo nella storia del club transalpino, che volta pagina dopo 65 anni trascorsi nello storico Stade Gerland.

Omologato ufficialmente per 59.186 posti, l’impianto è chiamato anche Grand Stade de Lyon o Stade des Lumières, ed è stato progettato dallo studio Populous. Rappresenta il salto nel nuovo millennio di un club che ha fatto la storia recente della Ligue 1, con i sette campionati vinti consecutivamente fra il 2002 e il 2008, ed è anche un nuovo tassello nel percorso architettonico della città di Lione, fra i luoghi europei più dinamici e ricchi di storia dal punto di vista costruttivo.

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(Photo by JEAN-PHILIPPE KSIAZEK/AFP via Getty Images)

Lione città d’arte

Nonostante non sia una grande metropoli, infatti, il panorama urbano di Lione regala un perfetto quadro della storia architettonica europea: passando dall’anfiteatro gallo-romano di Fourvière alla città vecchia e alle cattedrali gotiche (splendida l’église Saint-Nizier), fino alle grandi sperimentazioni del XX secolo, con gli interventi dell’architetto Tony Garnier per il quartiere degli affari La Part-Dieu e la linea della metropolitana (1978), fino al progetto di adeguamento dell’edificio dell’Opéra, a firma dell’architetto Jean Nouvel.

Ed è proprio lungo questo filo conduttore che si inserisce la presenza dell’Olympique Lione. Lo Stade Gerland, impianto di casa del club fino a dicembre 2015, è tutt’oggi un edificio di valore storico e architettonico vincolato dalle Belle Arti ai sensi della legislazione francese.

Caratterizzato dagli imponenti portali d’ingresso, e da una struttura perimetrale ad archi, era stato inaugurato nel 1926 su progetto di Tony Garnier⁽¹⁾, uno dei massimi esponenti dell’architettura e dell’urbanistica moderna, diventando poi lo stadio dell’OL dal 1950, subito dopo la fondazione del club. E il nuovo Grand Stade ne è il degno successore, quasi come se la squadra transalpina fosse destinata al privilegio di giocare soltanto in grandi edifici dell’architettura del nostro tempo.

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(Photo by JEAN-PHILIPPE KSIAZEK/AFP via Getty Images)

Parc OL

Sono molte le idee e gli spunti dietro alla progettazione del nuovo stadio di Lione, a cominciare dall’Emirates Stadium di Londra, impianto di casa dell’Arsenal e anch’esso progettato da Populous, preso a esempio dai responsabili del club.

La dirigenza dell’OL, infatti, ha voluto indirizzare in prima persona gran parte delle soluzioni progettuali riguardanti molteplici dettagli dell’edificio: una situazione quasi unica in Francia, dove gli stadi locali, molti dei quali ancora in uso, hanno sempre seguito linee-guida definite dalle municipalità, che ne sono anche proprietarie.

Su altri elementi, invece, il team di progettisti dello studio americano ha dato il proprio contributo dettato dall’esperienza. Come nel caso del caratteristico profilo ondulato e poligonale della copertura che scende a terra tramite una fitta serie di pilastri snelli, a richiamo dell’andamento delle foreste della zona circostante lo stadio. La particolarità della copertura, inoltre, sta nelle dimensioni: non solo ripara ogni ordine di posto all’interno, ma si allarga anche all’esterno, creando una sorta di tettoia che aumenta lo spazio aggregativo disponibile per i tifosi nel pre-partita.

L’esterno dello stadio viene fortemente valorizzato e assume, quindi, la stessa importanza dell’interno, con punti ristoro e spazi dedicati a eventi temporanei, che non richiedono per forza il coinvolgimento operativo dell’intera struttura.

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(Photo by JEFF PACHOUD/AFP via Getty Images)

I grandi piazzali di parcheggio, infine, non sono una semplice gettata di cemento che separa l’impianto dal resto della zona, ma sono “verdi” a tutti gli effetti: ogni area si trasforma automaticamente in parco pubblico quando non viene utilizzato, merito della sinergia con lo studio di architettura del paesaggio AIA Associés che ha realizzato un piano di calpestìo con materiali naturali.

Rispetto allo Stade Gerland, che si trova praticamente in centro città (con una fermata della metropolitana dedicata), il nuovo impianto è in un’area molto più periferica di Lione e senz’altro ne risente per la comodità dei collegamenti. Paradossalmente, è più facile arrivarci per un tifoso “in trasferta”, che può favorire di collegamenti diretti con l’aeroporto e con le stazioni ferroviarie locali.

Raggiungere l’impianto con i mezzi pubblici dal centro città, tram e metropolitana, obbliga invece a prevedere almeno un cambio di linea lungo il tragitto e circa tre quarti d’ora di viaggio. In ogni caso, è previsto un servizio navette che porta i tifosi direttamente all’impianto.

Internamente le gradinate, su pianta quadrangolare attorno al campo di gioco, si sviluppano su due livelli principali, anche se quello inferiore è suddiviso ulteriormente in due dalla presenza dei palchi nella tribuna centrale. Nella pancia dell’impianto, invece, l’edificio si sviluppa a tutta altezza, creando uno spazio di ampio respiro per la circolazione delle persone. Una soluzione che amplifica le scelte architettoniche semplici e snelle dell’edificio, e aumenta il senso di aggregazione e di vivibilità di quegli spazi solitamente destinati al solo transito delle persone.

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(Photo by PHILIPPE DESMAZES/AFP via Getty Images)

Inoltre, le due “curve”, le gradinate nord e sud (in questo, lo stadio ha lo stesso orientamento della Gerland), sono state realizzate con conformazione e pendenza specifiche, in sintonia con il profilo della copertura, per creare un amplificazione sonora interna maggiore e valorizzare ulteriormente i cori della tifoseria di casa che, tradizionalmente, coinvolgono entrambe le curve in un botta e risposta a distanza.

Lione si conferma dunque laboratorio architettonico a tutto tondo come poche altre città in Europa, ed è esemplificativo che, per quanto riguarda il XX secolo, due dei suoi edifici fondamentali siano stadi di calcio.

Il settore ospiti dello stadio di Lione è situato nello spicchio sud-est dell’impianto, al secondo anello


⁽¹⁾ Tony Garnier (Lione, 1869 – Roquefort-la-Bédoule, 1948), architetto e urbanista, ha avuto un’enorme influenza sul riassetto urbanistico di Lione a inizio Novecento, oltre a firmare il progetto dell’Hotel de Ville di Boulogne-Billancourt (Tony Garnier non è da confondersi con Charles Garnier, 1825-1898, architetto parigino e autore, tra gli altri, di capolavori quali l’edificio dell’Opéra di Parigi o il Casinò di Montecarlo)

Grazie a Michelle Morgan (Populous) e Robert Pine (Ing Media) per la preziosa collaborazione

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Ogni tanto scrivo anche di stile, cultura e aspetti grafici legati al calcio e allo sport. Cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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