La grande ambizione del Mercedes-Benz Stadium

La straordinaria copertura è simbolo di ciò a cui aspira l’architettura sportiva contemporanea.

Un orgoglioso Mike Egan, stadium project senior director del Mercedes-Benz Stadium, non riusciva a nascondere l’emozione davanti ai giornalisti, mercoledì 26 luglio 2018: «Questa è, senza alcun dubbio, la più intricata, complessa e straordinaria copertura che sia mai stata collocata su uno stadio, in tutto il mondo».

A undici mesi dall’inaugurazione dello stadio, in una mattina di sole nella capitale dello stato della Georgia, stava presentando ufficialmente il dettaglio più importante dell’impianto, ora completamente operativo. Con un solo bottone, giù nelle stanze della “Control Room”, vicino alla sala stampa, si poteva finalmente comandare la totale apertura/chiusura degli otto petali che compongono la copertura.

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(photo by Josh Green / Atlanta Curbed)

Un meccanismo che, fino a qualche settimana prima di quella fine di luglio, aveva ancora dei problemi funzionali. Perché il Mercedes-Benz Stadium è sempre stato, fin dalle fasi di progetto, un’ambizione tanto grande quanto era forte la perseveranza dei tecnici nel volerla raggiungere. Ma, nonostante l’inaugurazione, il 26 agosto 2017, e i 54 eventi già organizzati nel primo anno di vita, rimaneva ancora qualcosa da completare.

La struttura complessiva degli otto petali che compongono l’ideale origami del tetto (ognuno del peso di 500 tonnellate) inizialmente non era equamente bilanciata sulle due grandi travi reticolari di sostegno. Questa situazione, se non opportunamente corretta, avrebbe creato uno scompenso nel sistema di propulsione del movimento e, a lungo termine, avrebbe danneggiato l’intero automatismo di un meccanismo originariamente progettato per durare trent’anni.

«Sapevamo dove intervenire. Il funzionamento del tetto non è mai stato in discussione, avevamo soltanto accelerato i tempi in vista dell’inaugurazione, senza essere in grado di fare sin da subito le modifiche necessarie» ha spiegato Mike Egan. «Qualcuno pensava si trattasse di un guasto o di un errore di progettazione. In realtà, in questi 11 mesi, siamo stati noi a voler far funzionare il meccanismo il meno possibile, per non sforzare la struttura».

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(photo by Josh Green / Atlanta Curbed)

Il progetto dello stadio, iniziato nel giugno 2013 e costato 1.5 miliardi di dollari, è stato quindi portato a compimento soltanto successivamente, dopo un involontario ma favorevole anno di rodaggio. Non solo, la fase di apertura/chiusura completa dei petali ora si risolve in otto minuti, molto più velocemente dei dodici inizialmente previsti dai progettisti.

L’architettura è l’adattarsi delle forme a forze contrarie (John Ruskin)

Il Mercedes-Benz Stadium è davvero il risultato di una splendida ambizione. Dall’interno dello stadio, alzando gli occhi all’insù, l’azzurro del cielo di Atlanta fa capolino dall’oculus centrale che si ispira al Pantheon di Roma: un ovale largo 91 metri e lungo 118, quando il tetto è completamente aperto.

I raggi di sole filtrano verso il verde del campo da gioco, così come nella basilica adrianea illuminano il pavimento di marmo, porfido e granito egiziano sul quale ogni giorno transitano migliaia di turisti.

Salendo un’infinità di rampe di scale, e infilandosi attraverso un paio di stretti ballatoi, si giunge poi fino in cima, appena sotto l’intreccio metallico strutturale dei petali, i quali si rincorrono l’un l’altro e lasciano degli scorci aperti sullo skyline di Atlanta. Un punto di vista privilegiato lungo l’anello perimetrale dello stadio, a 92 metri d’altezza da terra.

Una copertura che, quindi, non è soltanto un esercizio stilistico eccezionale ma anche un dialogo fra lo stadio e la città, che diventa reciproca celebrazione dell’architettura contemporanea e dell’ambizione sportiva americana.

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Ogni tanto scrivo anche di stile, cultura e aspetti grafici legati al calcio e allo sport. Cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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