St. Moritz, da Stadio Olimpico ad abitazione privata

Il restauro a opera del designer svizzero Rolf Sachs.

Un restauro mirato e fedele allo stile costruttivo originale ha ridato vita a quello che fu la sede di tutte le discipline sul ghiaccio dei Giochi Olimpici Invernali di St. Moritz del 1928 e del 1948. Il merito è del designer svizzero Rolf Sachs e della sua visione virtuosa, capace di trasformare un ex stadio olimpico nella sua casa d’abitazione.

St. Moritz è una delle poche località al mondo a vantare l’organizzazione di due Olimpiadi Invernali (solo Innsbruck e Lake Placid hanno avuto lo stesso onore, e Cortina si aggiungerà nel 2026) e, in entrambi i casi, in momenti storici piuttosto rilevanti: quella del 1928, in piena crisi economica, fu la prima edizione assoluta dei Giochi sulla neve (l’edizione di Chamonix 1924 era stata solo un “test” ma verrà comunque aggiunta all’albo d’oro successivamente) mentre nel 1948 la cittadina svizzera aveva avuto l’onere di ospitare l’evento a soli tre anni dalla fine della II Guerra Mondiale.

In entrambe le edizioni avevano partecipato meno di 30 Nazioni, con 6 sport in programma, e lo Stadion St. Moritz aveva ospitato pattinaggio di figura, pattinaggio di velocità e hockey sul ghiaccio. Anche le cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi si erano svolte qui. Costruito nel 1927 secondo i dettami dell’architettura moderna – in particolare Bauhaus e Neoplasticismo – lo Stadion St. Moritz era originariamente composto da tre blocchi ben riconoscibili: la torre laterale, il corpo longitudinale alla base e la tribuna, sul livello superiore.

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(photo by CIO)
Olympic Rink

Alla tribuna, una struttura prevalentemente in legno posizionata sul tetto dell’edificio, si accedeva da una rampa laterale, ma oggi questa parte dello stadio non esiste più. Il resto dell’edificio era invece in muratura e cemento ed è arrivato intatto fino ai giorni nostri. Sulla torre veniva issata la bandiera olimpica (un’abitudine che il nuovo proprietario, Rolf Sachs, continua orgogliosamente a mantenere), mentre il corpo longitudinale accoglieva gli spogliatoi degli atleti e degli arbitri, e i vari locali di uffici e servizio alle gare. Sul lato opposto dell’edificio, lungo il pendio della montagna, gli spettatori sfruttavano il declivio naturale e trovavano posto su semplici gradinate costruite in legno.

L’attuale nuovo stadio/abitazione è stato fedelmente restaurato in ogni suo aspetto, dopo anni di degrado e disinteresse da parte delle istituzioni pubbliche. Oggi è tornato a essere un edificio simbolico dell’architettura degli anni ’20, e i locali interni sono diventati camere da letto e spazi abitativi, mantenendo intatto lo sviluppo lungo il corridoio centrale e fino al salone principale.

Un’intervista a Rolf Sachs è stata realizzata all’interno di un breve documentario diretto da Matthew Donaldson per “Nowness” (video in lingua inglese)

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Ogni tanto scrivo anche di stile, cultura e aspetti grafici legati al calcio e allo sport. Cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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