Com’è il St Jakob Park di Basilea

Una traccia di architettura contemporanea fra le Alpi svizzere.

Il St Jakob Park di Basilea, con un nome che riporta alla storia europea del Quattrocento e al passato cavalleresco della città svizzera, è in realtà uno stadio che ha aperto la strada del calcio nel nuovo millennio, in un forte connubio con l’architettura e con la necessità di realizzare stadi che fossero anche edifici integrati e collegati alla vita della città.

La storia dell’impianto di Basilea inizia nel 1919 come semplice campo sportivo, e si arricchisce delle prime rudimentali strutture di tribuna nel 1937. La Seconda Guerra Mondiale interrompe i progetti di sviluppo, che riprendono poi nel 1950, con la costruzione del vero e proprio St Jakob Stadion in vista dell’organizzazione dei Mondiali di calcio 1954 in Svizzera.

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Panoramica interna dello stadio St Jakob Park di Basilea (photo by Nick Potts / Imago)

All’epoca lo stadio aveva circa 56mila posti, ma soltanto poco più di 8mila sono a sedere, e dopo la Coppa del Mondo si rivelò impianto troppo grande per le abitudini calcistiche locali. L’FC Concordia non aveva un seguito adeguato (il club poi si dissolverà nel 1998) e il Basilea era ancora in una versione minore rispetto a oggi. Lo stadio venne quindi sfruttato anche per vari eventi sportivi come atletica leggera e corse di levrieri, oltre che per concerti musicali.

St Jakob Park, un progetto d’avanguardia

Nonostante una serie di ipotesi avviate a inizio anni ’90, il progetto di demolizione e ricostruzione dello stadio si concretizza soltanto nel 1996 (con l’approvazione ufficiale) e poi fra il 1998 e il 2001, con l’intervento realizzato dal celebre studio internazionale Herzog & de Meuron.

Il progetto, che si inserì su un iniziale ragionamento di semplice ampliamento dello stadio esistente (poi messo da parte), trasforma la concezione dell’impianto, realizzando un edificio integrato e dalle linee contemporanee, quasi rivoluzionario per il momento storico nel quale si delinea. Gli architetti Jacques Herzog e Pierre de Meuron, peraltro nativi proprio di Basilea, riescono a immaginare uno stadio che trasmette una sua precisa identità, grazie alla colorazione traslucida del guscio esterno, sviluppa un interessante gioco di proporzioni fra il profilo asimmetrico del tetto, le lunghe facciate orizzontali e la torre-residenziale che si eleva alle spalle della gradinata est, definendo l’immagine complessiva dell’impianto.

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Vista aerea del vecchio St Jakob Stadion di Basilea, nella seconda metà degli anni ’50 (photo via Wikimedia Commons)

Non è un caso che Herzog & de Meuron, un anno dopo l’inaugurazione del St Jakob Park di Basilea (2001), inizieranno a lavorare sulla nuova Allianz Arena di Monaco, riportando nello stadio tedesco (estremizzandola) la scelta dell’involucro esterno traslucido, per la prima volta proposto nelle facciate dell’impianto svizzero e che trova il suo splendore luminoso in notturna, con un mix affascinante di blu e rosso (colori sociali del Basilea).

Abbracciato dai tratti ferroviario e autostradale sul lato nord, lo stadio è completato da un lungo edificio adibito ad uffici/residenza, sul lato sud, che nasconde visivamente lo stadio. Costato 143 milioni di euro (nel 2001), oggi il St Jakob Park ha una capienza di 39mila posti, raggiunta nel 2007 con l’aggiunta di un terzo anello in gradinata nord per potersi adeguare ai requisiti per gli Europei di calcio 2008, ospitati in Austria e Svizzera.

Il vecchio St. Jakob Stadion aveva ospitato quattro finali di Coppa delle Coppe (1969, 1975, 1979 e 1984, quest’ultima con la vittoria della Juventus per 2-1 contro il Porto).

» il St. Jakob-Park di Basilea è qui, su Google Maps

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Panoramica interna dello stadio St Jakob Park di Basilea (photo by imago/AFLOSPORT)
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Sezione della torre adiacente al St Jakob Park di Basilea (img by aplust architecture)
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Vista esterna dello stadio St Jakob Park di Basilea, con l’alta torre residenziale adiacente (photo via st-jakob-turm)
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Panoramica interna dello stadio St Jakob Park di Basilea (photo by JustPictures.ch/Daniela Porcelli / Imago)

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Fondatore e curatore dei contenuti di Archistadia, scrive di architettura sportiva ed è un fotografo. Laureato in Architettura e Restauro, da oltre dieci anni si occupa di divulgazione sui temi tecnici ed estetici collegati a stadi e impianti sportivi. Collabora con le riviste l'Ultimo Uomo e il Giornale dell'Architettura. Cresciuto con la musica Britpop, il calcio inglese e la cultura anni Novanta.