E se il Maksimir fosse diventato come il Ferraris?

Il progetto mai realizzato, ispirato a Genova e allo stadio Ibrox di Glasgow.

Lo stadio Maksimir di Zagabria ha sempre avuto una costante nella sua lunga storia: la pista d’atletica intorno al campo. Un elemento che ha caratterizzato la forma dell’impianto fin dalla sua inaugurazione, nel 1912, e che resiste ancora oggi, nonostante sia stata al centro di progetti di ristrutturazione che puntavano a eliminarla.

Il Maksimir, infatti, dagli anni ’90 in poi ha cambiato in parte il suo volto, grazie ad alcuni interventi di ammodernamento che hanno lasciato soltanto la curva sud a insistere sulla pianta dello stadio originale. Inserito nel parco pubblico omonimo, lo stadio ha sempre avuto una forma ellittica (anche se sarebbe più giusto definirla “a doppio ferro di cavallo”, visti i segmenti retti sui due lati lunghi delle tribune). Una grande tribuna centrale dominava il lato ovest, e un anello più basso di gradinate proseguiva su tutto il resto del perimetro.

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Con l’arrivo degli anni ’90, e in particolare con la speranza di ottenere l’organizzazione degli Europei di calcio 2012, lo stadio Maksimir ha intrapreso un percorso di ristrutturazione, che si è però interrotto alla prima fase dei lavori: l’attuale configurazione dello stadio è figlia dell’intervento del 1998, quando la gradinata nord venne ricostruita a ridosso del campo e su due livelli, con una nuova capienza di 10mila posti.

Da Genova e Glasgow, l’ispirazione per il Maksimir di Zagabria

L’ipotesi era di estendere questa impronta costruttiva anche al resto dello stadio, ma ciò che venne concretamente aggiunto fu solamente un edificio d’angolo a contatto con la tribuna ovest, rinunciando al resto degli interventi previsti (mentre Euro 2012 era stato ormai già assegnato al tandem Polonia/Ucraina). Il progetto complessivo, e mai terminato, racconta di un Maksimir completamente diverso, su pianta rettangolare, senza pista d’atletica e fortemente ispirato a due grandi stadi europei: il Ferraris di Genova e Ibrox, a Glasgow.

L’idea, infatti, era di trasformare lo stadio in un impianto chiuso sui quattro lati e a due livelli di gradinate, con una copertura semitrasparente che avrebbe completato l’edificio, ed edifici d’angolo avvolti da vetrate con all’interno hotel e uffici. Gli spicchi angolari di gradinata non ci sarebbero stati, proprio come al Ferraris, che sarebbe stato replicato anche dalla stessa impronta nel rivestimento in mattoni rossi e nelle finestrature. Allo stesso modo, gli edifici d’angolo (alternativamente parallelepipedi o semi-cilindrici) avrebbero raccordato le tribune e dato un’immagine moderna all’edificio, con le loro vetrate stilisticamente simili a quelle laterali della tribuna sud di Ibrox.

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Il Maksimir sarebbe potuto diventare uno stadio da 60mila posti, con una forte ispirazione stilistica derivante dai progetti moderni di Genova (1989) e Glasgow (anni ’80 e ’90, in diverse fasi), ma non se ne fece mai nulla.

Il progetto, firmato dall’architetto croato Brank Kincl, rimase solo sui render del biennio 2006-2007 e l’unica eredità costruita è oggi rappresentata dall’edificio della gradinata nord, in una curiosa commistione fra il nuovo e il vecchio che caratterizzano tutt’ora in modo evidente lo stadio di Zagabria.

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Fondatore e curatore dei contenuti di Archistadia, scrive di architettura sportiva ed è un fotografo. Laureato in Architettura e Restauro, da oltre dieci anni si occupa di divulgazione sui temi tecnici ed estetici collegati a stadi e impianti sportivi. Collabora con le riviste l'Ultimo Uomo e il Giornale dell'Architettura. Cresciuto con la musica Britpop, il calcio inglese e la cultura anni Novanta.