Orlando City Stadium, il muro viola della Florida

L’inaugurazione del nuovo stadio di Orlando.

A tre anni dalla fondazione, e dopo un percorso non privo di difficoltà tecniche e burocratiche, la franchigia MLS degli Orlando City finalmente messo piede nel suo nuovo stadio, l’Orlando City Stadium. Inaugurato con la vittoria per 1-0 contro i New York City, nella prima giornata della stagione 2017 di Major League Soccer, il nuovo impianto rappresenta un traguardo sia per il club che per la comunità locale.

Il senso d’appartenenza trasmesso dall’entusiasmo dei tifosi viola, nel corso della giornata, spiega quanto, in realtà, l’iter progettuale sia stato difficile. Ma la determinazione della dirigenza ha fatto la differenza nel riuscire a portare a termine la costruzione, regalando non solo una nuova casa alla squadra, ma anche un luogo che permetterà la crescita futura di tutta la città di Orlando.

#WelcomeHome

“Benvenuti a casa” è stato il motto proposto dal club durante la giornata di vigilia. Perché, in effetti, con questo nuovo stadio gli Orlando City tornano davvero a casa, nel quartiere di Parramore, in pieno centro città, che rappresenta il cuore dell’identità della franchigia.

orlando-city-stadium
(Photo by Alex Menendez/Getty Images)

L’acquisto del terreno sul quale costruire il nuovo stadio era avvenuto già all’inizio del 2013, ancor prima della fondazione ufficiale della franchigia. Il progetto riguardante la nascita del club partiva ancora da più lontano, nel 2010, per volontà dell’imprenditore Phil Rawlins, già dirigente dello Stoke City, in Inghilterra, per oltre un decennio e vero artefice della visione che ora sta trasformando velocemente i “Lions” in una realtà attraente e dinamica.

La costruzione dello stadio è stata finanziata interamente a livello privato, anche se il costo totale è salito da 110 a 155 milioni di dollari. Nel corso dell’iter costruttivo, Rawlins ha recuperato anche fondamentali contributi da una serie di investitori stranieri dislocati fra Brasile e Cina.

Anche il progetto, come il costo finale, è cambiato in corsa: nel 2014 arriva la decisione di spostare la costruzione dello stadio un isolato più a ovest rispetto all’area individuata inizialmente. La scelta è motivata da un diritto di proprietà conteso fra una chiesa battista locale e la municipalità di Orlando, che avrebbe potuto ritardare l’inaugurazione dello stadio. Un ulteriore modifica riguarda, poi, la capienza dell’impianto, che passa da 19mila a 25.500 posti.

Lo stadio, su pianta rettangolare, viene volutamente sviluppato con un design il più possibile semplice e lineare. La struttura reticolare in acciaio avvolge e sostiene le gradinate, dall’esterno fino alla copertura, ma il suo impatto visivo viene ridotto al massimo. Il bianco e il grigio sono i colori che dominano l’edificio, e fanno risaltare il colore viola del Club che spicca nei seggiolini e negli stendardi esterni.

orlando-city-stadium
(Photo by Alex Menendez/Getty Images)

Un solo angolo dell’impianto è stato lasciato, occupato soltanto dal maxischermo, mentre gli altri tre spicchi angolari delle tribune sono curiosamente sprovvisti di copertura e rimangono senza alcun riparo dalle condizioni meteo.

La pendenza delle gradinate è di 33°, la massima consentita dal regolamento della lega americana, una scelta voluta per avere un impianto più raccolto che aumenti l’impatto vocale del pubblico. Per confronto, nel campionato inglese di Premier League la pendenza massima consigliata è 35°, mentre 37-40° è il valore di alcune fra le gradinate più ripide d’Europa, come il Mestalla di Valencia, lo Stadio San Siro di Milano, lo Juventus Stadium di Torino o il Santiago Bernabéu di Madrid.

La soluzione forse più importante e virtuosa, comunque, è quella scelta per il design della gradinata dei tifosi di casa, la North Stand: soprannominata “The Wall”, e con una capienza di quasi 4mila posti, è stata progettata interamente “a posti in piedi” con un sistema di mancorrenti di protezione lungo ogni fila, e permetterà ai tifosi la massima libertà di azione (in sicurezza) durante i cori e le coreografie nel corso delle partite.

Non manca ovviamente la tecnologia. 583 punti-wireless dovrebbero consentire la miglior connettività possibile per chiunque si trovi all’interno dell’impianto, mentre la nuova Lion Nation App permetterà ai tifosi di acquistare e presentare il biglietto all’ingresso direttamente usando il proprio smartphone.

orlando-city-stadium
(Photo by GREGG NEWTON/AFP via Getty Images)
orlando-city-stadium
(photo by Ryan Edwards)

Uno slancio per la comunità

L’Orlando City Stadium ha ricevuto una certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) come edificio che risponde a tutti i criteri di risparmio energetico e utilizzo di materiali eco-sostenibili previsti attualmente. Il sistema di illuminazione è completamente a LED, mentre sotto il terreno di gioco è installato un sistema di drenaggio che può reggere il flusso di oltre 10 cm di pioggia ogni ora.

All’interno dell’Orlando City Stadium, inoltre, sono previsti anche una serie di punti vendita gestiti da produttori e aziende locali, che valorizzano il commercio alimentare del quartiere e della regione. Risulta interessante anche la scelta della società di acquistare un’ampia area adiacente allo stadio, da riqualificare e implementare con servizi e attrazioni per ogni pre-partita. Allo stesso modo, nonostante sia presente un’ampia zona parcheggio, la decisione di non costruirne uno sotterraneo è stata motivata dalla proprietà «per invogliare i tifosi a usare i trasporti pubblici», una volontà evidenziata anche dalla mappa dello stadio, presente sul sito web ufficiale del club.

L’Orlando City Stadium è parte di una visione sportiva molto ambiziosa, che è passata dalla creazione di una squadra per la Major League Soccer e dalla costruzione di un’identità locale e sportiva ben definita. Ma si tratta anche un esempio di pianificazione e perseveranza, e di una progettazione sostenibile e attenta alle necessità dei tifosi e della comunità locale. Non sempre uno “stadio bello” equivale a uno “stadio ben fatto”: a Orlando hanno preferito concentrarsi sul “farlo bene”, e lo sforzo è stato ripagato.

© Riproduzione Riservata
Written by

Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Ogni tanto scrivo anche di stile, cultura e aspetti grafici legati al calcio e allo sport. Cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

No comments

LEAVE A COMMENT