Le quattro vite del Vélodrome

La capacità di reinventare uno dei simboli dell’architettura sportiva francese del Novecento.

Lo Stade Vélodrome di Marsiglia è uno stadio che racconta molto di più di un’identità calcistica. Si tratta di un impianto sportivo storico per la Francia, che ha saputo rinnovarsi nel corso degli anni e, dopo la ristrutturazione del 2015, ha accettato di trasformarsi per entrare nel nuovo millennio.

Le Vel’, come viene soprannominato, ha vissuto quattro vite architettoniche, ognuna legata a doppio filo al periodo storico di riferimento, a cominciare dal giorno dell’inaugurazione, il 13 giugno 1937. Un’amichevole fra Olympique Marsiglia e Torino (vinta dai padroni di casa per 2-1), dava il calcio d’inizio alla storia dell’impianto, progettato dall’architetto Henri Ploquin due anni prima con uno stile classico degli stadi dell’epoca: la pianta ovale era segnata dalla presenza della pista dedicata alle gare di ciclismo, che caratterizzavano a tal punto la passione sportiva dell’epoca da definire anche il nome degli impianti (i velodromi, per l’appunto). Un’ulteriore anello di pista, per le gare di atletica, rimaneva infine a contorno del rettangolo di gioco.

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(photo by Stade Orange Vélodrome)
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(photo by Stade Orange Vélodrome)

Nel 1938 il Vèlodrome ospita due partite di calcio dell’Italia, nel corso dei Mondiali di calcio che vedranno gli azzurri diventare Campioni del Mondo. Dopo il termine della Seconda Guerra Mondiale, poi, lo stadio diventa a tutti gli effetti la casa dell’OM, dopo la scadenza del contratto che legava il club cittadino alla proprietà dello Stade de l’Huveaune, l’originale stadio dei biancazzurri, costruito nel 1904 e in parte finanziato dai tifosi negli anni Venti.

Uno degli elementi più interessanti dell’impianto originale era certamente la facciata esterna della tribuna centrale, con richiami monumentali, colonne binate e l’iscrizione “Stade” sul frontone in posizione centrale. Fino al 1970 è questa la prima “vita” del Vélodrome, che raggiunge una capienza di circa 49mila posti e propone due tribune centrali coperte da una struttura a sbalzo ancorata a quella principale esterna in cemento armato.

Fra il 1971 e il 1984 lo stadio inizia, però, a cambiare volto: la pista per il ciclismo ha una forte pendenza, che risultata fin troppo invitante per le sempre più frequenti invasioni di campo dei tifosi. Viene quindi rimossa, permettendo di ampliare le gradinate verso il terreno di gioco. La capienza dello stadio sale inizialmente a 55mila posti, per poi tornare a circa 42mila a causa dell’inserimento di alcuni palchi in tribuna, mentre lo stadio viene scelto fra le sedi ospitanti i Campionati Europei del 1984.

Euro ’84

Gli anni Ottanta rappresentano la seconda fase architettonica dello stadio, che viene rimodellato soprattutto nel profilo delle tribune, ed è testimone del dirompente arrivo di Bernard Tapie alla presidenza del club. Figura controversa come poche altre nel panorama calcistico, si deve proprio a Tapie la trasformazione del Vélodrome in stadio prettamente calcistico.

Sua è la decisione di rimuovere del tutto la pista d’atletica e abbandonare la pianta ovale complessiva dell’edificio, almeno internamente: le due curve vengono allungate verso il campo da gioco e lo stadio cessa di essere multi-funzionale. La capienza sale a 48mila posti e, in contemporanea, vengono implementati i collegamenti stadio-città, con il passaggio della linea 2 della metropolitana (tutt’oggi la soluzione migliore per raggiungere l’impianto, scendendo alle fermate Rond-Point du Prado o Sainte-Marguerite Dromel).

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La strana commistione di settori e tribune in occasione di Euro ’84.
Allez les Bleus

Tra il 1984 e il 1998, anno che rappresenta la terza grande ristrutturazione dell’impianto, lo Stade Vélodrome ospita momenti storici del calcio moderno: la semifinale Francia-Portogallo durante gli Europei 1984, vinta dai padroni di casa 3-2 ai supplementari, o il famigerato Olympique Marsiglia-Milan, quarto di finale di Coppa dei Campioni 1991, con lo storico abbandono del campo dei rossoneri guidato da Adriano Galliani. Fino alla fase finale dei Mondiali 1998, con ben sette partite ospitate fra cui il quarto di finale Olanda-Argentina e la semifinale Brasile-Olanda.

Proprio per i Mondiali ’98 lo stadio si trasforma in modo radicale, seguendo le linee del progetto firmato dall’architetto Jean-Pierre Buffi: si completa l’idea iniziale di avvicinare le gradinate al campo, e le tribune vengono ridisegnate con un profilo ad arco che richiama le pendenze delle colline provenzali che circondano la città di Marsiglia. Anche l’esterno dell’impianto viene ripensato, basandosi su una rinnovata pianta quadrangolare, mentre la facciata originale del 1937 viene integrata in una nuova struttura moderna, e la scritta “Stade” sostituita da “Stade Vélodrome”.

L’intervento non mancherà di sollevare alcune critiche, in particolare per l’assenza di copertura su ben tre lati dell’impianto, una scelta penalizzata dai frequenti venti della zona.

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(Photo by Doug Pensinger/Getty Images)
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Il riscaldamento pre-partita dell’OM nel febbraio 2013, durante i lavori di ricostruzione del Vélodrome (Photo credit ANNE-CHRISTINE POUJOULAT/AFP/Getty Images)
La rinascita del Vélodrome

L’aspetto in parte aggraziato e in parte spartano dell’intervento del 1998 apre un periodo nel quale il Vélodrome assume un carattere molto peculiare come edificio e stadio di calcio, ma svela la necessità di un ripensamento della struttura che tenga conto dello sviluppo dello sport contemporaneo. Si arriva, così, alla quarta fase architettonica dello stadio, che rinasce in vista di Euro 2016 con il progetto firmato dallo studio parigino SCAU e dall’architetto locale Didier Rogeon.

Con il miglioramento delle criticità precedenti, in particolare quella legata alla mancanza di una copertura totale, il Vélodrome si trasforma in un’icona architettonica e culturale della città di Marsiglia. Viene esaltato il concetto stilistico principale, già messo in evidenza da Buffi nel 1998, con una copertura dalle linee ondulate ancor più estremizzata e spettacolare. In questo modo lo stadio diventa parte dell’ambiente circostante, ma anche elemento di spicco, in un dialogo visivo e stilistico continuo.

Costituita in fibra di vetro e Teflon, la struttura che racchiude l’impianto si erge fino a toccare i 65 metri di altezza nel suo punto più alto, ed è pensata in modo da creare una barriera contro il vento e aumentare l’acustica interna. Quattro enormi tiranti agli angoli assicurano la stabilità della copertura che insiste su un’intelaiatura in acciaio.

Le gradinate vengono demolite e ricostruite rispettando la forma arcuata del progetto precedente e il livello di illuminazione naturale interna, grazie al materiale semi-trasparente della copertura, aumenta in modo esponenziale. Vengono inoltre rinnovate e implementate le aree hospitality interne, con la realizzazione di un’ampia sala VIP, di ristoranti e di nuovi palchi, oltre alla creazione di un’adeguata zona per gli spettatori disabili.

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(photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)
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(photo by Luc Boegly / SCAU Architects)

Il costo dell’intervento è stato quantificato in 267 milioni di euro, di cui 150 dedicati al progetto dello stadio e il resto per il rinnovamento dell’area circostante. Anche l’esplanade Ganay, di fronte all’impianto, viene rimodernata e offre ora un ampio e moderno accesso allo stadio. Durante il corso dei lavori, durati fra la primavera 2011 e l’estate 2014, l’Olympique Marsiglia ha sempre continuato a giocare le proprie partite al Vélodrome, nonostante i settori di volta in volta chiusi o in ricostruzione. La capienza del nuovo stadio è oggi di 67mila posti, e l’impianto risponde a tutti gli standard UEFA.

Lo Stade Vélodrome si conferma, così, uno dei migliori esempi di rinnovamento architettonico-sportivo a livello europeo. Grazie alla lungimiranza e alle idee delle amministrazioni locali e degli architetti coinvolti nel corso degli anni, lo stadio di Marsiglia è un edificio che è stato in grado di rimanere sempre al passo con i tempi e con le trasformazioni del calcio. Ha attraversato quattro grandi fasi costruttive che non l’hanno mai stravolto ma, anzi, l’hanno sempre migliorato e ampliato, nel rispetto di un percorso stilistico fedele a sé stesso.

Cover image: graphic by Antonio Cunazza / Archistadia.it

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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