E se DAZN ci “costringesse” a tornare allo stadio?

Un paradosso che potrebbe essere anche un auspicio reale.

(non prendere l’articolo troppo seriamente, è solo uno spunto di riflessione volutamente provocatorio – disclaimer a fondo testo)

Per molto tempo si è detto che la televisione stava togliendo le persone dagli stadi, cosa ancor più realistica con l’avvento di DAZN e del servizio on-demand basato sulla visione delle partite da qualunque dispositivo mobile, in qualunque posto ci si trovi. D’altronde l’evento “in streaming” (semplifichiamo il concetto) è ormai davvero una grossa parte del nostro modo di vivere l’intrattenimento, da Netflix a Twitch, da Spotify ad Amazon Prime e Disney+, passando per il sempre presente Sky Go (che porta su mobile i canali tv satellitari della piattaforma).

L’annuncio che Dazn vuole ridurre l’accesso dell’utente a un singolo dispositivo, eliminando la doppia utenza finora permessa (come anticipato in un articolo del Sole 24 Ore, e di cui spieghiamo brevemente la dinamica a fondo articolo), è ovviamente un fulmine a ciel sereno nella già funestata stagione sportiva di Serie A, nella quale si sono susseguiti svariati problemi di gestione, connessione e trasmissione del prodotto agli utenti.

Al di là delle tematiche di contrasto alla pirateria (che sarebbero alla base della decisione di Dazn), e dell’evidente vantaggio economico per l’azienda (visto che molti abbonamenti verrebbero almeno raddoppiati, e negli ultimi mesi il provider ha già dovuto fornire contenuti gratis agli utenti a causa dei disservizi che si sono ripetuti), ci si può chiedere se il famoso concetto che “la tv toglie la gente dallo stadio” non possa paradossalmente trasformarsi in “la tv ci costringerà a tornarci, allo stadio” (dove tv è termine generico, ovviamente).

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Tifosi della Roma allo Stadio Olimpico per la partita contro l’Empoli, 30 ottobre 2021 (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Una parte di tifosi/appassionati negli anni si è allontanata volontariamente dagli stadi italiani, probabilmente per disinteresse crescente verso il calcio o per altre cause: aumento di prezzi, pretese maggiori in fatto di comfort e comodità, carenze nei collegamenti e nei trasporti. Più in generale, una semplice evoluzione dei gusti culturali che hanno tolto il calcio dai primi posti della lista degli “interessi” di molti.

La televisione ha accomodato molte cose (in particolare quando ci fu il boom con l’allora Tele+), soprattutto perché in Italia il calcio oggi è TUTTO trasmesso in diretta sugli schermi (ora anche mobili) e una fetta di appassionati non contempla “l’andare allo stadio” come uno svago da considerare.

C’è chi è favorito da un approccio personale che vede nell’esperienza della partita allo stadio qualcosa in più, fatto di molte cose oltre alla partita. Dinamiche personali, di amicizia, di passione, di comunanza. Ma per tanti altri non è una necessità, non è interessante, non ne vale la pena.

La domanda principale allora è: perché molte persone non vanno più allo stadio?

Ovviamente ci riferiamo a chi vive nella stessa città della squadra per cui fa il tifo, e che potrebbe tornare sugli spalti senza particolari ostacoli di distanze, viaggi, spese. Nel calcio italiano, però, sembra che ci sia una fetta di tifosi che è ormai impossibile riportare allo stadio. Le crescenti difficoltà che il servizio di Dazn sta creando ai suoi utenti possono stimolare questi ragionamenti: a fronte della possibilità di vedere il calcio in tv, ma considerando costi e disservizi crescenti, cos’è che impedisce alle persone di andare allo stadio?

Leggi anche: La bizzarra questione dei tifosi del Newcastle mascherati da arabi allo stadio

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Piccoli tifosi della Fiorentina allo Stadio Franchi, per la partita di Serie A contro il Cagliari, 24 ottobre 2021 (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)
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L’insegna di DAZN che dà il nome alla fermata della metropolitana di Milano per lo Stadio Meazza San Siro (photo via Inside Marketing)

È come se la tv/streaming (da un lato) e lo stadio (dall’altro) fossero i due poli opposti di un lungo discorso che in mezzo contiene tutta una serie di ragioni per le quali molte persone non vanno allo stadio, accontentandosi di vedere il calcio in tv.

La scelta di Dazn, fra l’altro, colpirà soprattutto i “tifosi fuori sede” che sono costretti a guardare la propria squadra in tv (ci stiamo limitando a parlare del rapporto con il club per cui si fa il tifo) ma qualche appassionato locale potrebbe invece decidere che, perché no, si può provare a fare a meno di un abbonamento streaming e si può pensare di andarci, allo stadio, di vedere com’è o di tornarci dopo molto tempo.

E forse, più persone allo stadio stimolerebbero anche i club italiani a fare davvero qualcosa per coinvolgere i propri tifosi, quelli della città e della provincia, per farli sentire parte del club e dello stadio stesso, e non solo a preoccuparsi di inseguire i fans esotici connessi via internet dall’altra parte del pianeta.

Insomma, sembra un corto circuito fra club iper-dipendenti dalle tv, porzioni di tifosi che si sono adeguati a questo meccanismo (e che per questo vengono sempre più sfruttati come semplici clienti), ma allo stesso tempo disservizi, critiche e lamentele continue verso quello stesso meccanismo vizioso. Forse dobbiamo rassegnarci al fatto che una parte di pubblico allo stadio non ci tornerà mai, perché forse del calcio non gli interessa poi davvero così tanto. Anche se l’abbonamento a Dazn continuerà a farlo.

Disclaimer: da sempre Archistadia è soprattutto dalla parte dei tifosi e della loro possibilità di andare allo stadio in condizioni ottimali e confortevoli. Noi stessi cerchiamo di scrivere i nostri approfondimenti e reportage vivendo lo stadio direttamente, il più possibile, e spesso abbiamo sottolineato le carenze degli impianti italiani e la necessità che i club tornino a considerare i propri tifosi come un valore, senza darli per scontato. Questo articolo vuole essere uno spunto di riflessione sul tema del riportare le persone allo stadio, soprattutto chi vive nelle città della propria squadra del cuore, e può essere una base di ragionamento per capire tutte le cause che nel tempo hanno allontanato il pubblico italiano dagli spalti.

Comunque, stadio batte tv, sempre.


Cos’è la doppia utenza di Dazn

La doppia utenza finora permessa su un singolo account di Dazn è tecnicamente detta “concurrency”: con un solo abbonamento si può vedere lo stesso contenuto, nello stesso momento, su due dispositivi diversi (e per esempio, in due posti diversi, magari una persona a casa e l’altra fuori). Con l’eliminazione della doppia utenza, due persone anche dello stesso nucleo famigliare non potranno più accedere con un solo abbonamento da due dispositivi diversi(*). Dovranno invece sottoscrivere un abbonamento ciascuno.

(*) la doppia utenza rimarrà possibile solo agganciandosi allo stesso IP (connessione), quindi di fatto solo nella stessa abitazione

Per un ideale confronto, il servizio di Sky Go (collegato a SKY) offre la possibilità di una doppia utenza, cioé si possono collegare un massimo di 2 dispositivi diversi allo stesso account. Ma Sky nasce su base televisiva, e Sky Go rilancia soltanto i canali anche online, quindi oltre alla visione dell’evento sulla tv c’è la possibilità di vedere qualunque altro contenuto, altrove, da un dispositivo collegato con Sky Go. Molto diverso da Dazn, che essendo solo su base “streaming”, ha la doppia utenza come confine unico e senza alternative.

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Archistadia.it è una rivista online di architettura sportiva e divulgazione culturale, fondata a gennaio 2015.