La bizzarra questione dei tifosi del Newcastle mascherati da arabi allo stadio

La nuova proprietà saudita del club ha inizialmente chiesto di interrompere questa tendenza ma ha poi cambiato idea.

In occasione di Newcastle-Tottenham, sfida di Premier League giocata lo scorso 17 ottobre, sugli spalti dello stadio St James’ Park si sono visti moltissimi tifosi di casa indossare kefieh (o più probabilmente, tovagliette da the e foulard riciclati al bisogno) e vestaglie per simulare il classico abbigliamento da sceicco arabo, a pochi giorni dall’annuncio ufficiale dell’acquisizione del club da parte della nuova proprietà saudita (con un consorzio facente capo al principe d’Arabia Saudita, Mohammed Bin Salman).

La pittoresca invasione di “sceicchi fasulli” come a una festa in maschera, è sembrata una trovata divertente lì per lì, nel pieno spirito folkloristico dei tifosi inglesi e delle loro abitudini nell’arrivare allo stadio spesso con costumi e cappelli di vario genere (storicamente legati soprattutto alle finali di coppa o alle partite della Nazionale). Ma quella che subito era parsa come una simpatica reazione al nuovo corso del club, peraltro atteso da molti anni dagli stessi tifosi del Newcastle, nei giorni seguenti è diventata un caso mediatico che ha assunto i contorni del dibattito sul rispetto e sulla discriminazione razziale. Con un dietrofront finale quantomeno curioso, ma interessante.

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Yasir Al-Rumayyan (a sx), nuovo presidente del Newcastle, e Amanda Staveley (a dx), co-proprietaria del club, sugli spalti di St James’ Park (Photo by Ian MacNicol/Getty Images)

Nella settimana successiva a Newcastle-Tottenham, l’organizzazione Kick It Out, che dal 1997 opera nel calcio inglese per affrontare il problema del razzismo e della discriminazione, portando avanti campagne di sensibilizzazione a livello ufficiale in partnership con i club e con la stessa Premier League, ha criticato l’esibizione in maschera dei tifosi Magpies, sollevando preoccupazioni circa la possibilità che questi travestimenti potessero offendere la tradizione culturale delle persone arabe (fra cui, ovviamente, tutti quelli che vivono e lavorano in Inghilterra, e che magari sono anche tifosi del Newcastle), e che potessero risultare come una sorta di presa in giro.

Il Newcastle ha recepito il dibattito e, mercoledì 20 ottobre, ha subito emesso un primo comunicato ufficiale, chiedendo (gentilmente) ai suoi tifosi di non indossare più tali indumenti allo stadio, in occasione delle partite del club:

Nessuno della nuova proprietà del club è stato in alcun modo offeso dall’abbigliamento dei tifosi, che hanno scelto di festeggiare l’acquisizione in questo modo. È stato anzi riconosciuto come un gesto positivo e di benvenuto nei nostri confronti. Tuttavia, rimane la possibilità che vestirsi in questo modo sia culturalmente inappropriato e rischi di offendere alcune persone.

Ovviamente, tutti i tifosi saranno sempre incoraggiati a indossare qualunque abbigliamento sia la norma per la propria cultura o religione, continuando a riflettere le ampie e ricche comunità multiculturali da cui il club trae con orgoglio il suo sostegno

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Un giovane tifoso del Newcastle vestito da sceicco arabo (Photo by Stu Forster/Getty Images)

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Insomma, la nuova dirigenza del Newcastle aveva capito (e apprezzato) il senso gioioso della mascherata ma aveva ugualmente deciso di sconsigliarne la ripetizione, viste le prime polemiche mediatiche sul tema – che peraltro si sarebbero aggiunte al già controverso dibattito sulla legittimità dell’acquisizione e sul background della proprietà saudita.

In occasione della trasferta londinese contro il Crystal Palace, sabato 23 ottobre, invece, il Newcastle ha in qualche modo fatto un dietrofront sull’argomento, liberando nuovamente lo spirito folkloristico dei suoi tifosi. E lo ha spiegato con un secondo comunicato (a sua volta, un “chiarimento” del primo):

I nuovi proprietari sono stati travolti dall’entusiasmo e dall’accoglienza della comunità locale, dopo l’acquisizione del club due settimane fa. I tifosi che hanno festeggiato indossando abiti culturalmente legati alla tradizione araba, compresi i copricapi, sono stati parte integrante di quell’accoglienza. Coloro che desiderano sostenere il club indossando questi abiti dovrebbero sentirsi liberi di farlo come meglio credono.

Siamo inclusivi per tutti.

Il Newcastle United FC e i suoi nuovi proprietari continuano a sostenere le iniziative della Premier League su diversità e inclusione, inclusa la campagna “No Room for Racism”

Conoscendo la tradizione e le abitudini spesso folkloristiche del tifo inglese, il Newcastle ha probabilmente preso la decisione giusta nel lasciare libertà di espressione ai propri tifosi, sottolineando essa stessa il chiaro intento positivo dell’iniziativa, e senza assecondare un’iniziale polemica a sfondo discriminatorio che in questo caso specifico era effettivamente esagerata. Le battaglie contro razzismo e discriminazione nel calcio (anche inglese) sono molto più ampie e profonde di questo episodio che però, da solo, permette di porsi delle domande anche sull’iper-sensibilità attuale su questi temi e sulle generali possibilità di espressione dei tifosi negli stadi, ormai costrette all’interno di meccanismi e schemi sempre più limitati e definiti.

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