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Croke Park, Hill 16

Il significato patriottico della gradinata dello stadio nazionale irlandese.

Croke Park, a Dublino, è lo stadio-tempio degli sport gaelici e oggi uno degli impianti sportivi più grandi d’Europa (terzo, con 82.300 posti, dietro al Camp Nou di Barcellona e a Wembley, Londra). Il suo fascino rimane immutato, con 130 anni di storia alle spalle e nonostante gli ampliamenti e le nuove tecnologie lo abbiano ormai trasformato in un edificio moderno ed eco-sostenibile (in particolare dopo la profonda ristrutturazione del 2004). Una porzione dello stadio, però, è ancora fedele all’impianto originale e permette di scoprire perché questo stadio sia un’icona per l’Irlanda e la sua gente.

Per capirlo bisogna intrecciare la storia sportiva con quella socio-politica della Nazione, ma non solo. In questa storia entrano in gioco anche alcuni racconti da pub più o meno veritieri, ed enfatizzati con il passaparola fino a esser presi per buoni e riportati come fonte giornalistica, finendo per alimentare il mito dello stadio.

Un luogo irlandese

L’impianto, inaugurato nel 1884, è quartier generale e stadio nazionale della GAA (la Federazione irlandese degli sport gaelici) e già questo sarebbe abbastanza per far gonfiare il petto degli irlandesi, fedeli alla loro tradizione sportiva a tal punto che, quando calcio e rugby dovettero migrare qui fra il 2007 e il 2010 (durante la ricostruzione di Lansdowne Road), furono trasversali le proteste contro “gli sport britannici che si appropriano di un luogo irlandese”.

È una storia di sport irlandesi, di politica e di rivolte ma anche di racconti da pub, enfatizzati fino ad alimentare il mito dello stadio

Il legame fra Croke Park e la storia dell’Irlanda è così forte che ancora oggi c’è una parte dello stadio che lo rappresenta al meglio: la gradinata Hill 16. Risalire al perché porti questo nome (Collina numero 16) obbliga a un salto all’inizio del Novecento, quando l’Irlanda stava faticosamente tentando di conquistare l’indipendenza dalla Corona britannica.

Nonostante utilizzasse il terreno di gioco dal 1884, la GAA aveva ottenuto la proprietà esclusiva dello stadio solo nel 1913 e, nel 1915, il primo tentativo di “ampliamento” era stato quello di costruire uno sbancamento di terra sul lato nord per ottenere una nuova gradinata dietro una delle due porte (lo stadio all’epoca era composto solo da due piccole tribune centrali).

Leggenda vorrebbe che questa nuova gradinata sia stata costruita nel 1917, utilizzando i detriti di O’Connell Street¹, il viale principale di Dublino distrutto durante la Rivolta di Pasqua del 1916. Ma questo non è propriamente vero, e ci torneremo dopo.

In realtà la gradinata era stata costruita due anni prima, in tempo per le All-Ireland Finals del 1915 (le finali nazionali per club degli sport gaelici) e inizialmente chiamata Hill 60. Il nome era quello della collina oggetto di conquista durante la famigerata Battaglia di Gallipoli, nella I Guerra Mondiale, che aveva assistito al tragico sacrificio di molti membri dei Royal Dublin Fusiliers al servizio dell’esercito britannico.

Onorare i caduti in questo modo era una tradizione piuttosto comune all’epoca (per esempio, la gradinata “Kop” di Anfield, a Liverpool, rimanda alla II Guerra Boera, in Sudafrica, 1899-1902) ma nel 1931 uno dei membri della GAA, Dan McCarthy, sottolineò come Croke Park fosse “un luogo sacro santificato dal sangue dei martiri irlandesi” e non aveva senso che la Hill 60 onorasse una guerra “straniera” in territorio straniero.

Bloody Sunday

Croke Park, in effetti, era stato il teatro dell’originale “Bloody Sunday”, il 21 novembre 1920. In quel giorno truppe britanniche erano entrate in campo aprendo il fuoco sulla folla e sui giocatori, nel giorno della partita di calcio gaelico fra Dublino e Tipperary. Si trattava di una rappresaglia in seguito alle uccisioni operate poche ore prima da alcune sezioni dell’IRA, guidate da Michael Collins, e aveva lasciato senza vita 14 persone, tra cui il giocatore di Tipperary, Michael Hogan (a cui oggi è intitolata la tribuna principale dello stadio, la Hogan Stand).

Quindi sì, Croke Park era davvero un luogo sacro per gli irlandesi e la Hill 60 venne rinominata “Hill 16“, in ricordo dei giorni di rivolta del 1916, uno dei momenti di svolta cruciali verso la creazione della futura Repubblica d’Irlanda.

Croke Park è un luogo sacro, santificato dal sangue dei martiri irlandesi

Oggi la Hill 16 non è cambiata. In un’epoca che vede vecchi stadi cancellati dai nuovi, e ricordati solo da piccole targhe o monumenti, la gradinata di Croke Park è sempre uguale a sé stessa, in stile terrace, senza seggiolini, all’ombra del resto dell’impianto, molto più imponente e ristrutturato negli anni ’90.

Leggende da pub

E la verità è che non era stata costruita con i detriti di O’Connell Street nel 1917: questa storia, infatti, prende piede all’improvviso negli anni ’60, e più precisamente nel 1966. Raymond Smith, giornalista del Sunday Independent, scrive di aver incontrato un uomo, in un pub di Dublino, che gli racconta di aver partecipato al trasporto di detriti da O’Connell Street a Croke Park, e di averli anche portati lui stesso dietro un compenso di sei scellini per ogni carico.

L’anno successivo, 1967, compare un altro articolo sul Sunday Independent che, sulla scorta di quel primo racconto, ripropone la connessione fra lo stadio e il celebre viale cittadino come un fatto ormai certo e acquisito. La leggenda, nata negli anni ’20, si consolida quindi con il tempo e la forza del passaparola. D’altra parte la storia non può competere con i racconti narrati nei pub…!

Ovunque sia il confine fra mito e verità resta, però, molto forte il peso del significato che trascende lo sport e la funzionalità dello stadio di Dublino. Una gradinata considerata quasi monumento nazionale, insieme al resto dell’impianto, che ricorda quanto sia importante preservare l’iconografia di un luogo per conservare l’identità e la storia stesse di una Nazione.

¹ O’Connell Street, originariamente denominata Sackville Street, viene intitolata al patriota Daniel O’Connell nel 1924. La sua statua si trova all’inizio del viale, di fronte a O’Connell Bridge.

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