Che fine hanno fatto le torri di Wembley?

Una guida per trovare gli ultimi resti dello storico stadio, in giro per Londra.

Quando Wembley fu demolito, fra il 2002 e il 2003, per far spazio al progetto del nuovo stadio, la cancellazione del suo elemento iconico principale fu un contraccolpo piuttosto forte per il calcio e la storia dell’architettura, non solo inglesi: le due “torri gemelle” non vennero risparmiate dalle ruspe di cantiere, nonostante fossero sottoposte a vincolo dall’English Heritage (l’ente inglese di tutela dei beni culturali), e si persero per sempre, sostituite dall’attuale arco luminoso come punto di riferimento nel nuovo skyline di Londra.

In realtà, un frammento di una delle due torri oggi è ancora visibile in giro per la capitale inglese, e racconta di un percorso di conservazione e tutela del patrimonio piuttosto bizzarro sia nell’approccio che nel risultato. Anche se ci offre una piccola finestra sulla storia, sopravvissuta al tempo e ai cambiamenti.

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Una foto panoramica dei lavori di demolizione di Wembley, nel gennaio 2003 (Photo By Christopher Lee/Getty Images)

La nostra indagine inizia dall’antefatto. Nel corso della pianificazione e del dibattito per la costruzione del nuovo stadio di Wembley, durati quasi dieci anni (con buona pace di chi è convinto che all’estero le cose si risolvano sempre più in fretta che in Italia), si tentò a lungo di inserire le due torri nel disegno del nuovo edificio, accavallando proposte e richieste fra le più disparate.

Le due torri, simbolo di una Gran Bretagna imperiale che non c’è più

Le torri di Wembley erano classificate come Listed Building (edificio vincolato) Grade II, il terzo livello nella scala gerarchica della tutela inglese (costituita da Grade I, Grade II* e Grade II). Il grado 2 rappresenta gli “edifici di speciale interesse, meritevoli di ogni sforzo per essere preservati”, e ne fanno parte per esempio gli Abbey Studios di Londra (inseriti in una palazzina in stile Georgiano del 1831) o la Surbiton Railway Station di Kingston-upon-Thames, considerato il miglior esempio inglese di architettura Modernista applicato a una stazione ferroviaria.

Va detto, però, che il Grade II è anche il più suscettibile di intervento e spesso, in passato, edifici di tale importanza sono comunque stati sacrificati in nome dello sviluppo urbano ed edilizio. Per confronto, la tribuna Stevenage Road Stand dello stadio Craven Cottage è classificata Grade II* (“edifici di interesse più che speciale”, si legge nella descrizione) e quindi pressoché intoccabile.

Le due torri erano, in ogni caso, l’unica porzione sottoposta a vincolo nel vecchio stadio di Wembley, e rappresentavano soprattutto le tante influenze estetiche e architettoniche della Gran Bretagna di inizio Novecento: progettate, come tutto il resto dello stadio, dagli architetti Sir John Simpson e Maxwell Ayrton, con il progetto strutturale dell’ingegnere Sir Owen Williams, il loro stile coloniale era influenzato da quello della Casa del Viceré Sir Edwin Lutyen, a Nuova Delhi, in India. Non dobbiamo dimenticare, d’altronde, che Wembley era stato costruito come Empire Stadium in occasione della British Empire Exhibition del 1924: un’expo che doveva celebrare il dominio coloniale britannico e l’eccezionale varietà di tecnologie e commercio che si intrecciavano fra la madre patria inglese e le Nazioni dominate.

Sulle tracce delle torri di Wembley, in due parchi di Londra

Le proposte per un nuovo stadio di Wembley risalgono all’inizio degli anni ’90, con alcuni tentativi sparsi di pensare a un impianto che inglobasse le due famosi torri. Poi, fra il 1996 e il 1998, l’incarico viene affidato ufficialmente all’architetto Sir Norman Foster, che già aveva realizzato i primi concept nel 1995.

Riuscire a conservare le due torri era un’impresa complicata (anche per i limiti dell’area su cui sorgeva lo stadio, bloccato a sud dal tratto ferroviario locale) e, inizialmente, l’unica idea utile era quella di lasciarle staccate dal nuovo impianto, quasi a rappresentare un portale monumentale d’accesso attraverso il quale il pubblico avrebbe raggiunto il nuovo edificio contemporaneo.

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Una fase della demolizione delle torri di Wembley, a febbraio 2003 (Photo By Christopher Lee/Getty Images)
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Il pennacchio originale della torre est di Wembley, ancora esistente in un parco di Londra (photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

Alla lunga, però, ogni proposta risultava in un progetto incompleto o, per certi aspetti, limitato anche a livello di sviluppo urbanistico dell’area. Con la successiva decisione di inserire il gigantesco arco come nuovo simbolo dello stadio, infine, non si poté far altro che sacrificare anche le famose Twin Towers. E qui la nostra indagine ci porta a capire se qualcosa, del vecchio stadio, venne conservato.

Curiosamente, infatti, all’interno di un percorso di tutela architettonica quasi strampalato, un frammento delle due torri di Wembley si salvò ed è oggi visibile da chiunque all’interno di un parco di Londra, non molto distante dal nuovo Wembley.

Tokyngton Recreation Ground è un parco pubblico situato a meno di un kilometro a sud dell’attuale stadio (lo trovate qui, su Google Maps). Adagiato in una delle aiuole all’ombra di alcuni platani, quasi isolato come una qualunque opera di arte urbana, si trova il pennacchio di base dell’asta della bandiera della torre est del vecchio Wembley (la torre di sinistra, guardando lo stadio frontalmente). Alto da solo circa 1 metro e 70, e dal peso di circa 4 tonnellate, il pennacchio era la parte terminale della cupola su cui veniva issata la bandiera inglese o britannica, per esempio in occasione delle finali di coppa. Le due torri di Wembley erano alte complessivamente 38 metri (l’attuale arco monumentale del nuovo stadio tocca invece i 133 metri d’altezza) e dal 2003, quel piccolo elemento in cemento, sagomato con una doppia modanatura a ricordarci i piccoli abbellimenti dell’Art déco, osserva quieto il passare del tempo, con tanto di targa celebrativa per il 150esimo anniversario della Football Association inglese.

Ma nella nostra indagine rimane ancora una cosa da scoprire. Dove finirono tutte le macerie e i pezzi della demolizione del vecchio stadio di Wembley? La risposta è: in un altro parco di Londra.

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Vista panoramica delle colline di Northala Fields, a Londra (photo by Marko&Placemakers, FoRM, Chris)

Nella zona di Northolt, a ovest della cintura cittadina della capitale, ci sono i Northala Fields, uno straordinario spazio di verde pubblico appena a sud dell’autostrada A40: ci sono due laghi artificiali per praticare sport acquatici, aree giochi per bambini e aree attrezzate, e il fulcro del parco è costituito da un gruppo di quattro colline artificiali che ricordano antichi tumuli funerari dell’ancestrale storia britannica, ma che nascondono i resti del più famoso e affascinante stadio della storia del calcio mondiale.

Le colline sono state realizzate nel 2008 riutilizzando i detriti provenienti dalla demolizione del vecchio Wembley, e quelli del cantiere per la costruzione del centro commerciale Westfield, a Sheperd’s Bush (l’intero intervento di realizzazione dei 18 ettari di parco, costò circa 5 milioni di sterline). La collina più alta si può scalare camminando lungo un sentiero a spirale, la cui ascesa rivela lentamente il paesaggio dell’ovest di Londra. La vista dall’alto è incantevole: le colline di Harrow e Horsenden si stagliano verso est, mentre i punti di riferimento dello skyline cittadino richiamano l’attenzione come piccoli frammenti all’orizzonte. E lì, che sbircia attraverso Horsenden Hill, spunta l’arco del nuovo stadio di Wembley.

Proprio come lo si intravede attraverso gli alberi di Tokyngton Ground, l’arco di Wembley rimane un elemento sempre presente nella percezione della nuova Londra, anche mentre siamo intenti a soffermarci negli unici due luoghi che custodiscono gli ultimi resti del più importante e glorioso edificio sportivo della storia del Novecento.

» Per raggiungere Tokyngton Recreation Ground, qui su Google Maps, bisogna scendere alla fermata della metropolitana Stonebridge Park (Bakerloo Line e Overground Line), che è anche la fermata prima di Wembley Central (quella che vi porta allo stadio). Uscendo dalla stazione bisogna dirigersi appena verso est, ed entrare nel parco Tokyngton Recreation Ground dall’accesso lungo il passaggio della North Circular Road. Il pennacchio della torre di Wembley si raggiunge dopo circa 10 minuti a piedi, camminando verso l’interno del parco.

Abbiamo visitato Tokyngton Ground nel 2017 e vi alleghiamo la mappa per raggiungerlo, qui sotto (oppure con link del percorso direttamente tramite Google Maps). Un nostro articolo in merito è stato anche pubblicato nel 2018 in collaborazione con la rivista inglese Londonist.

» Northala Fields è a circa 10 minuti a piedi dalla stazione della metropolitana di Northolt, qui su Google Maps. Per chi arriva in auto, sono previste due aree parcheggio adiacenti al parco (maggiori info qui).

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Come trovare e raggiungere il luogo dove si trova il pennacchio originale della torre est del vecchio stadio di Wembley (visual by Archistadia – tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)
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Vista verso una delle colline di Northala Fields, a Londra (photo by Marko&Placemakers, FoRM, Chris)
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I resti del vecchio stadio di Wembley nella struttura naturale delle colline di Northala Fields, a Londra (photo via twitter)
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Il pennacchio originale della torre est di Wembley, ancora esistente in un parco di Londra (photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)
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L’arco del nuovo stadio di Wembley, visto dal parco pubblico Tokyngton Recreation Ground (photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)
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Lo stadio di Wembley durante la British Empire Exhibition del 1924. In primo piano a sx, il padiglione della Birmania (photo via failedarchitecture.com)

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Fondatore e curatore dei contenuti di Archistadia, scrive di architettura sportiva ed è un fotografo. Laureato in Architettura e Restauro, da oltre dieci anni si occupa di divulgazione sui temi tecnici ed estetici collegati a stadi e impianti sportivi. Collabora con le riviste l'Ultimo Uomo e il Giornale dell'Architettura. Cresciuto con la musica Britpop, il calcio inglese e la cultura anni Novanta.