Quante volte si è giocato a porte chiuse nella storia?

Qualche volta nel calcio, raramente in altri sport.

Giocare a porte chiuse è sempre stata un’opzione secondaria nella storia dello sport. Nonostante sia, per certi versi, la scelta più semplice e immediata, lo sport non è (quasi) mai arrivato a un punto di equilibrio tale da dover scegliere questa strada.

Generalmente, il rinvio dell’evento sportivo è sempre stata la prima opzione, opposta alla scelta di permettere lo svolgimento normale della partita a prescindere dalle situazioni esterne. Soltanto in casi gravi, in particolare in presenza di conflitti bellici, lo sport ha scelto di fermarsi, impossibilitato a organizzarsi di fronte a scenari evidentemente più grandi e incombenti.

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Un tifoso prova a scorgere il campo attraverso una recinzione, durante Croazia-Inghilterra a porte chiuse, ottobre 2018 (Photo by Michael Regan/Getty Images)

La diffusione del Coronavirus Covid-19, però, in questi primi mesi del 2020 sta obbligando il mondo dello sport a trovare un complicato equilibrio fra la necessità di contenere il contagio e la possibilità che la vita di tutti i giorni prosegua senza gravi conseguenze, ma solo con molta attenzione in più. Come scritto da Dario Saltari, su l’Ultimo Uomo, questo è uno scenario nuovo, con contorni meno chiari, e ci costringe a ripensare al rapporto fra lo sport e la nostra vita.

L’Italia del calcio, per esempio, ha ufficializzato la decisione di giocare a porte chiuse un intero mese di campionato, mentre la Premier League inglese ha già messo in conto l’eventualità qualora il virus dovesse diffondersi maggiormente nel Regno Unito. Questo, di per sé, supera già qualunque altro precedente che ricordiamo di sport giocato senza tifosi in passato.

Nel calcio, che è senz’altro la disciplina sportiva maggiormente soggetta a certi provvedimenti, anche per la natura stessa del pubblico e del tifo, si è spesso giocato a porte chiuse nella storia, ma ogni volta solo in occasione di singole partite o, al limite, di un turno completo di campionato. Nell’ottobre 2018, l’Inghilterra aveva giocato a porte chiuse contro la Croazia, allo Stadion Rujevica di Rijeka, a causa del provvedimento preso dalla UEFA per l’esibizione di una svastica da parte dei tifosi croati, durante una partita del 2015.

In Italia, nel 2007, a seguito della tragica morte dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti, durante gli scontri legati al derby Catania-Palermo, si decise per l’immediata sospensione del campionato, per poi riprendere con un turno a porte chiuse e successive partite senza tifosi (e in campo neutro) per il Catania. Quella tragedia costrinse tutti i club italiani a rivedere e adeguare le proprie norme di sicurezza negli stadi, oltre che a implementarle tramite alcune modifiche strutturali agli impianti sportivi (fra le quali realizzazione di zone di pre-filtraggio e installazione tornelli) imposte da un decreto emesso ad hoc la settimana successiva ai fatti.

Fu piuttosto surreale. Dal campo potevamo sentire il racconto dei radiocronisti in tribuna stampa, e anche tutto ciò che veniva detto in panchina (Trevor Brooking, West Ham 1966-1984)

Le intemperanze del pubblico furono, peraltro, alla base anche di due partite giocate a porte chiuse, stavolta nelle coppe europee: vicende di hooliganismo, all’epoca ancora (mal)tollerato, costrinsero il West Ham a disputare la gara di ritorno del 1° turno di Coppa delle Coppe contro il Castilla, l’1 ottobre 1980, in un Boleyn Ground completamente vuoto. Stessa sorte che toccò all’Aston Villa nella Coppa dei Campioni di due anni dopo, contro il Besiktas al Villa Park, a causa di scontri risalenti alla sfida con l’Anderlecht della stagione precedente.

Per trovare un parallelo con la situazione di sicurezza sanitaria attuale, invece, bisogna considerare il caso del Messico nel 2009, quando, a causa del rischio di contagio da influenza H1N1 (la cosiddetta “influenza suina”), alcune partite della penultima giornata del massimo campionato furono giocate a porte chiuse, proprio nelle città che stavano già evidenziando la diffusione del virus.

In Brasile, invece, nel 2014 furono giocati a porte chiuse due interi turni della seconda divisione del Campionato Catarinense (torneo regionale, nello Stato di Santa Catarina). In questo caso la decisione fu resa necessaria dalla mancanza dei certificati di agibilità per gli stadi di tutte le squadre partecipanti al torneo.

Altri sport e Olimpiadi

Questioni di sicurezza (organizzativa) sono sempre stati alla base di eventuali casi di “porte chiuse” anche negli altri sport, anche se la prima alternativa è sempre stata annullare i tornei e rinviarli a data da destinarsi. L’esempio più dirompente è quello bellico, in particolare nel caso delle due Guerre Mondiali, che costrinse i campionati nazionali e i Giochi Olimpici a rimanere fermi e riprendere solo dopo la fine dei conflitti.

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(Photo by Patrick Smith/Getty Images)

Durante le due Guerre Mondiali, il calcio non si era fermato del tutto, con la disputa di tornei locali e amichevoli che attiravano un buon numero di spettatori nonostante lo svolgimento del conflitto, ma le Olimpiadi non riuscirono a superare l’enormità degli eventi, così come in Europa si fermarono anche i tornei di tennis di Wimbledon e del Roland Garros.

In alternativa, e più recentemente, specifiche situazioni di gestione dell’ordine pubblico hanno, qualche volta, consigliato lo svolgimento a porte chiuse di singole partite. Il 29 aprile 2015, la partita del campionato di baseball americano MLB fra Baltimore Orioles e Chicago White Sox si giocò a porte chiuse, in un Oriole Park quasi spettrale: la causa era l’impossibilità di organizzare un servizio d’ordine in numero adeguato a seguito della morte del detenuto afro-americano Freddie Gray, avvenuta una decina di giorni prima, in circostanze poco chiare relative all’uso della violenza durante l’arresto. Due delle tre partite della serie Orioles-White Sox erano già state rinviate, ma per quella del 29 aprile non c’erano i tempi tecnici né gli spazi in calendario per una ricollocazione, e si decise per lo stadio vuoto.

Mentre in Italia, a causa del Covid-19, si giocheranno a porte chiuse anche i campionati nazionali di pallacanestro e volley, il 6 Nazioni di rugby ha preferito decidere per il rinvio di Italia-Inghilterra, in programma sabato 14 marzo.

Gli spalti vuoti per salvaguardare l’incolumità degli spettatori fu invece la scelta presa dal torneo AT&T National, al Congressional Country Club di Bethesda, in Maryland, valido per il circuito del PGA Tour, nel 2012. La terza giornata si giocò senza pubblico, a causa di una tempesta che aveva distrutto alcuni alberi durante la notte precedente, con il rischio di ulteriore caduta di rami e tronchi nel corso della giornata.

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