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Catania-Casertana a porte chiuse per mancanza di steward

Può trasformarsi in un pericoloso precedente.

Nella domenica pomeriggio della 16esima giornata di Serie C 2019/2020 (girone C), allo Stadio Massimino di Catania è andata in scena una partita, per certi versi, surreale. Non tanto per la condizione generale del giocare a porte chiuse, quanto per le cause che hanno portato a questa soluzione.

La sfida tra Catania e Casertana è stata giocata a porte chiuse, su decisione della Questura, a causa della mancanza di un numero adeguato di steward a coprire l’evento e garantire la sicurezza ai tifosi. Si tratta di una situazione quasi senza precedenti e che, anzi, rischia di trasformarsi essa stessa in una pericolosa anticipazione di ciò che potrà succedere in futuro nel calcio italiano, se la questione steward non verrà affrontata e regolamentata a dovere.

Il problema era già stato sollevato dalla stessa Prefettura, con due comunicati, il 10 e l’11 novembre, riguardanti la presa d’atto delle difficoltà del Catania a predisporre un servizio steward adeguato, e la constatazione di rischi per l’ordine pubblico più elevati del normale in relazione alla sfida specifica Catania-Casertana. Nella giornata di sabato 23 novembre, a 24 ore dalla partita, è stata infine presa la decisione ufficiale di giocare a porte chiuse.

stadio massimino catania tifosi
(Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Cruciale, nei numeri, l’incapacità del Catania di reperire 105 steward per la partita. Il club siciliano aveva messo insieme 37 steward, 20 guardie giurate e 20 ausiliari nella mattinata di sabato, ma ciò è risultato inutile ai fini delle richieste della Questura. Ad aggravare le difficoltà nel costituire l’organico in tempo per il match, anche il rifiuto “obbligato” per molti steward catanesi che non fanno ancora parte dell’elenco ufficiale in mano alle Autorità competenti.

Sul caso di Catania-Casertana, è intervenuto Ferruccio Taroni, presidente A.N.De.S., l’Associazione Nazionale per i Delegati alla Sicurezza negli eventi sportivi, che cura anche la formazione degli steward: «Il caso-Catania ben presto diventerà una realtà nazionale: serve quanto prima un tavolo di concertazione con tutte le parti in causa, perché la situazione è allarmante e già da diversi mesi. Noi come Andes abbiamo già lanciato appelli alle istituzioni in questo senso».

Taroni, intervistato in esclusiva da Archistadia qualche settimana fa, in merito al potere d’intervento degli steward italiani nel caso di cori razzisti e intemperanze, pone l’accento sul nuovo Decreto che sta limitando l’assunzione immediata di stranieri all’interno degli organici: «Con l’ultimo Decreto del Ministero dell’Interno sono pochi gli steward, che non siano cittadini italiani, che riescono a presentare tutti i documenti necessari e in tempi brevi. La situazione è critica in tutta Italia e presto si arriverà all’impossibilità di poter coprire i servizi minimi necessari, anche perché alcuni stadi già da tempo lavorano con un organico ridotto rispetto alle esigenze reali, mettendo così a rischio la sicurezza di tutti gli spettatori».

«La professione dello steward, in Italia, è ancora considerata un lavoro di scarsissima importanza da molte società sportive: ma, come abbiamo visto a Catania, il problema è ormai alle porte ed è fondamentale organizzare tavoli di concertazione che coinvolgano tutte le parti in causa, per arrivare quanto prima a una soluzione efficace».

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