Barriere in curva: lo sbaglio peggiore con 30 anni di ritardo

Una decisione concettualmente sbagliata.

La scelta di suddividere le curve dello Stadio Olimpico di Roma in settori separati, tramite l’installazione di barriere e cancellate, richiama provvedimenti di epoche buie del calcio, superate, che non hanno a che fare con la gestione della sicurezza nel mondo sportivo contemporaneo. O almeno, così dovrebbe essere, per chiunque sia informato e studi l’evoluzione delle dinamiche del pubblico negli stadi, e per chi si occupi di queste tematiche a livello professionale.

Ecco perché il provvedimento in attuazione in questi giorni a Roma non è solo sbagliato dal punto di vista pratico ma, soprattutto, sul piano concettuale. Le due curve dello stadio capitolino, che grazie alla loro conformazione ad anello unico aumentano ulteriormente il senso di unione del tifo di Lazio e Roma, verranno divise verticalmente al centro, portando alla creazione di un settore Centrale Destro e uno Centrale Sinistro per entrambe.

A livello operativo, con i lavori in corso a campionato iniziato, si tratta di una scelta che già crea grossi problemi logistici e le procedure di rinnovo e sottoscrizione degli abbonamenti ne hanno ovviamente risentito. La settorializzazione delle curve ha tolto circa un migliaio di posti dal totale, e un certo numero di abbonati ha letteralmente visto scomparire il proprio posto. Va rilevato che l’AS Roma ha proposto cambi di settore, rimborsi o sostituzione di posto con altri abbonati, mentre la Lazio ha preferito attendere l’esito dei lavori, bloccando temporaneamente la campagna abbonamenti per la curva. Insomma, il primo risultato concreto di questa decisione, in un momento storico in cui gli stadi italiani lentamente si svuotano, è stato soltanto quello di diminuire il numero di spettatori abbonati. Facile, infatti, che chi ha sempre avuto l’abbonamento in curva possa, gentilmente, rifiutare un cambio di posto verso la tribuna, e preferisca prendere il rimborso e restare a casa.

Il Prefetto di Roma, Franco Gabrielli, dal canto suo ha motivato la decisione imputandone la paternità al Questore e all’Osservatorio, in base all’esperienza maturata nella stagione scorsa: «Il 12 settembre 2015 installeremo le barriere rimovibili nelle curve dello stadio Olimpico. Il frazionamento delle curve è un’indicazione arrivata due anni fa dall’Osservatorio. Qualche mese fa il questore di Roma ha presentato un pacchetto di misure in vista del campionato 2015/2016, e il Prefetto ha aderito. Il frazionamento non ha esigenza di sicurezza ma di ‘safety’. La curva ospita sempre più tifosi del dovuto per via degli scavalcamenti: circa 12mila persone invece che 8mila. La mia preoccupazione riguarda la gestione dell’incolumità di chi si trova lì».

Safety, non sicurezza. Che, nonostante siano l’uno la traduzione dell’altro, in questo caso hanno un significato effettivamente disgiunto. Non si tratta, quindi, di un problema di sicurezza nel comune senso del termine, o di disordini, come può essere il caso dei settori ospiti, separati apposta dalle zone adiacenti di uno stadio per evitare il contatto fra tifoserie avversarie. Si tratta, invece, della necessità di assicurare le condizioni di funzionalità del settore, e di fruibilità da parte dei tifosi che lo popolano.

Insomma, negli ultimi due anni è improvvisamente venuto alla luce il problema di quei tifosi che scavalcano per entrare allo stadio (dall’esterno o dai settori laterali). Ovviamente, la conseguenza di questo fenomeno è che il settore in questione risulti sovraffollato, crea condizioni di rischio per i tifosi stessi. Ma siamo davvero sicuri che settorializzare una curva, riducendone il numero di posti e lo spazio di movimento libero al suo interno, aumenti effettivamente il grado di sicurezza per i presenti. Pur notando che la decisione del Prefetto prevede anche il rafforzamento delle barriere di separazione tra curva e tribune laterali, le soluzioni trovate ricordano precedenti molto pericolosi.

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Hillsborough, le cancellate di separazione che frammentavano la Leppings Lane in tanti settori più piccoli.

Se è vero che, purtroppo, spesso la storia si ripete, chiunque abbia ben presente la storia del calcio affiancherà immediatamente questo provvedimento a quello adottato dal Governo britannico negli anni ’80, e che portò all’epilogo peggiore possibile, nel pomeriggio di Hillsborough del 1989.

L’introduzione di cancellate e barriere divisorie all’interno delle gradinate inglesi seguì un’escalation ben precisa: negli anni ’60 fecero la loro comparsa quelle atte a dividere le tribune laterali dalle “curve”, per una semplice motivazione legata al diverso prezzo del biglietto. Alcuni tifosi ricordano che c’è stato un lungo periodo nella storia del calcio inglese, fino almeno agli anni ’50 secolo, in cui si poteva fare il giro a piedi di tutto lo stadio senza trovare ostacoli. Poi arrivarono le cancellate ai bordi del terreno di gioco, negli anni ’70, per impedire le sempre più frequenti invasioni di campo.

Infine, all’alba degli anni ’80, per impedire il sovraffollamento delle “curve” vennero inserite cancellate trasversali (dette fencing) che suddividevano un settore unico in più mini-settori (pens): l’intenzione era di riuscire a organizzare e distribuire meglio il flusso di tifosi all’interno di una gradinata. Nessuno aveva previsto, però, che se fosse successo qualcosa, lo spazio ridotto di un mini-settore sarebbe diventato automaticamente una trappola.

Alla luce di queste esperienze, è chiaro che il provvedimento per l’Olimpico di Roma sia un errore enorme. Forse inconsapevolmente, si sta ripetendo l’attuazione di un provvedimento vecchio di più di 30 anni, che la storia ha dimostrato essere totalmente sbagliato e controproducente. Forse si sta pensando di copiare qualcosa da altri, senza cognizione di causa. Oppure, in termini più generali, è stata organizzata una soluzione-palliativo per intervenire sugli effetti del problema, e non sulle cause di esso.

Rimane disorientante constatare che venga pensata e approvata una tale decisione, che va nella direzione opposta rispetto a tutto ciò che sappiamo in fatto di sicurezza dei tifosi negli stadi. Non a caso, la UEFA proibisce qualunque elemento divisorio di questo tipo all’interno degli stadi, proprio dal 1990, all’indomani della sequenza delle tragedie dell’Heysel e di Hillsborough. Spesso la storia ci insegna che certi errori non vanno più commessi. A volte, invece, pare che non si riesca a pensare ad altro se non a ripeterli.

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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    Ciao, grazie mille della correzione, svista imperdonabile! 🙂

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