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Stadi del passato: Paraguay, Estadio Roberto Béttega

Ascesa e caduta dello stadio di Asunción intitolato all’ex gloria della Juventus.

Ci sono casi in cui uno stadio conserva aneddoti curiosi che collegano persone e luoghi da continenti diversi. È il caso dell’Estadio Roberto Béttega, rimasto in funzione fra il 2002 e il 2015 e situato in un sobborgo di Asunción, la capitale del Paraguay. Che uno stadio venga intitolato a una personalità celebre è fatto frequente, ma che questi sia ancora in vita è più raro (si ricorda lo stadio dello Sturm Graz, “dedicato” ad Arnold Schwarzenegger per dieci anni prima che subentrasse il nome di uno sponsor dopo il 2005). Solitamente c’è sempre un legame stretto con il posto o con la squadra, alla base di queste decisioni, mentre in questo caso è solo la semplice passione sportiva dietro.

Artefice di tutto questo, nel 2002, è Francisco Ocampo, l’allora presidente/allenatore del Tacuary FC, un club con sede nel Barrio Jara, quartiere della capitale paraguaiana. La squadra ha una storia quasi centenaria e, dal secondo dopoguerra, gioca all’Estadio Toribio Vargas, un piccolo impianto con due sole tribune laterali, come ce ne sono tantissimi altri ad Asunción. Il primo contatto fra Bettega e Ocampo avviene negli anni ’80, quando l’ex-bianconero gioca una stagione nei Toronto Blizzard nel campionato nordamericano. Ocampo rimane ammirato dallo stile di gioco di Bettega, e lo ritrova a fine anni ’90, quando l’ex calciatore è diventato dirigente della Juventus. In quel periodo il paraguiano è agente di alcuni calciatori e contatta Bettega per proporgli Tomás Guzman, allora talento di una squadra giovanile locale e già nel giro della Nazionale Under 17 del Paraguay. L’affare si conclude e Guzman passa alla Juventus nel 2000 (ma dalle parti di Torino fanno fatica a ricordarselo, con solo una manciata di presenze e tanti prestiti fra Crotone, Piacenza, Ternana, Siena, Messina, Spezia e Gubbio, prima di tornare in Paraguay nel 2013.

Il legame tra Francisco Ocampo e Bettega evidentemente si rinsalda e nel 2002, quando il Tacuary conquista la storica promozione alla Primera Division paraguaiana, Ocampo decide di onorare il suo idolo/amico intitolandogli il nuovo impianto dove giocherà la squadra. Nasce così l’Estadio Roberto Bettega, a circa 7 km a nord del precedente campo da gioco del Tacuary, e costituito da due semplici tribune centrali (solo una delle due dotata di una copertura a profilo ondulato). Il Tacuary giocherà “al Béttega” anche due turni di Libertadores (nel 2005 e nel 2007) e due di Copa Sudamericana (2007 e 2012), in uno stadio che arriverà a poter ospitare fino a 7mila persone.

  • non soltanto la dedica a Bettega: la tribuna centrale dello stadio era intitolata a Heriberto Herrera, gloria del calcio paraguaiano e, in carriera, anche allenatore di Juventus e Inter fra gli anni ’60 e ’70

La storia del piccolo stadio di Asunción si chiude fra il 2014 e il 2015. I debiti del club con le banche costringono Francisco Ocampo a vendere il terreno su cui sorge l’impianto all’impresa portuale San Francisco SA. L’ultima partita del Tacuary “al Béttega” si gioca il 18 novembre 2014, una sconfitta 0-3 contro il Gral Caballero, in Seconda Divisione. La squadra fa ritorno all’Estadio Toribio Vargas, dov’era sempre rimasta la sede sociale, e l’area del Béttega diventa parcheggio e deposito di container: il terreno di gioco e parte delle tribune, però, sono ancora lì nonostante progetti più o meno concreti di costruire un nuovo hangar di deposito e smistamento, a testimonianza di una sequenza di incontri ed eventi che hanno portato a una vicenda rappresentativa della forza trasversale del calcio come elemento di legame comune e memoria storica.

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  • img copertina | design Archistadia

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva, laureato in Architettura e Restauro al Politecnico di Torino, e mi occupo di stadi e impianti sportivi da oltre dieci anni. Sono cresciuto con la cultura britpop anni Novanta. E sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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