Next Stadium, il concept modulare che si adatta a qualunque luogo cittadino

Un’idea di PopUP, team di giovani architetti italiani con una precisa idea dell’intrattenimento del futuro.

Pensate a Piazza Duomo, a Milano, uno spazio scenografico ben definito ma, allo stesso tempo, malleabile e dinamico, con i suoi 17mila metri quadri liberi di fronte alla facciata della Cattedrale. Ora immaginate che possa accogliere un’arena sportiva temporanea, con la quale troverebbe diretta integrazione nei servizi e nei flussi d’entrata e uscita lungo il suo perimetro naturale.

È lo spunto da cui sono partiti i giovani architetti italiani di PopUP, realtà fondata nel 2017 da Matteo Gawlak, classe ’94, con un’esperienza maturata fra BIG e Foster + Partners, coadiuvato in questo progetto dal coetaneo Riccardo Gialloreto, anche lui specializzato in progettazione architettonica, e attualmente con OMA. Ma cos’è “Next Stadium”? Lo hanno raccontato direttamente gli autori, ad Archistadia.

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(Photo by Ryan Pierse/Getty Images)

«L’idea è partita dal dibattito mediatico su una possibile Medal Plaza da sviluppare in Piazza Duomo, a Milano, in vista dei Giochi Olimpici Invernali 2026, e abbiamo ragionato sulla possibilità di creare qualcosa che potesse poi essere replicato altrove, e non soltanto di un allestimento temporaneo per quella specifica situazione (come fu, per esempio, per Torino 2006, nda)». Ecco, quindi, che mantenendo le misure della piazza meneghina come base di partenza, PopUP ha pensato di sfruttare la piazza come scenografia, inserendo un oggetto architettonico, ma assolutamente dinamico, che potesse diventare qualcosa di più.

Il metro di paragone per il concept sono state le scelte operate da Londra 2012 nell’utilizzo di alcuni luoghi urbani al servizio delle Olimpiadi. All’epoca, infatti, la capitale inglese sfruttò proprio il grande valore artistico e architettonico di alcuni celebri spazi cittadini, per inserirvi arene e campi da gioco temporanei per le gare. L’esempio migliore rimane quello della Horse Guards Parade, storico cortile delle parate militari alle spalle di Whitehall, e di fronte al lato est di St. James’s Park. Qui, nel 2012, venne allestita un’arena da 15mila posti per lo svolgimento delle gare di beach volley, un’idea che ha guidato il progetto di PopUP per lo stadio modulare.

Next Stadium è quindi il concept di un’arena modulare temporanea, ma anche di un organismo tecnologico attivo, connotato alla piazza (in questo caso Piazza Duomo a Milano), e che crea vantaggi immediati integrandosi con i servizi e le attività di ristorazione già presenti nel luogo urbano scelto. Questa connessione fra le due entità crea un livello di esperienza nuovo per il tifoso, che si slega dall’esempio dell’anonima arena temporanea tradizionalmente realizzata in occasione del singolo evento. Il risultato, infatti, è di un elemento architettonico che si cala nel contesto urbano, accendendo il tessuto già esistente e rendendolo parte dell’evento sportivo, e svincolandosi dalle anonime strutture in tubi innocenti a cui si è tradizionalmente abituati.

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Una vista in assonometria di un singolo modulo di gradinate (photo courtesy of PopUP Architecture)
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Studio dei singoli moduli che compongono il concept Next Stadium (photo courtesy of PopUP Architecture)

Il concept pensato da PopUP si fonda su una base ideale di due anelli di gradinate, ma il modello è integrativo e si può ampliare anche a un terzo anello. «Così come l’abbiamo presentato sul nostro sito web, il progetto prevede due anelli perché in questo modo si adatta alla perfezione con Piazza Duomo a Milano, che abbiamo scelto come luogo iconico di presentazione. In realtà, però, tutto lo stadio è costituito da singoli blocchi modulari affiancati tra loro, che possono essere adeguati a ogni necessità e creare uno sviluppo non per forza legato ai 4 lati attorno al campo, ma anche a una pianta a ferro di cavallo o due lati paralleli e così via», ha spiegato Matteo Gawlak ad Archistadia.

Per il campo da gioco, Next Stadium si avvale della tecnica della cassaforma, così da poter stendere il fondo in loco e in modo molto semplice e immediato. Per lo sviluppo della cavea, invece, un’ispirazione per i ragazzi di PopUP è stato il Ras Abu Aboud Stadium a Doha, in Qatar, progettato da Fenwick Iribarren Architects. Nel caso dell’impianto sportivo dei Mondiali 2022, però, si ragiona su un edificio complessivo con una forma chiusa pre-stabilita, mentre il concept di PopUP punta a un modello che può essere scomposto o ridotto alle dimensioni via via richieste. A livello estetico, poi, c’è stata un’interessante attenzione alle linee classiche, con il velario di copertura che avvolge l’arena in contrasto armonico con i portici di Piazza Duomo.

Matteo Gawlak e Riccardo Gialloreto, nel loro progetto, realizzato in circa 4 mesi di lavoro e supervisionato anche da alcuni esperti del Politecnico di Milano, sono arrivati a pensare a ogni dettaglio dell’edificio, fino alle scale di disegno più approfondite, con i particolari costruttivi in scala 1:10 e il dimensionamento di tutti i singoli elementi che compongono i blocchi modulari. Anche i servizi igienici, gli spogliatoi e gli spazi di ristoro e di incontro, si replicano sull’effetto-mattonella, partendo dal modulo base di un quadrato 3 x 3 metri sviluppato in serie in base alle richieste.

Soprattutto, Next Stadium di PopUP è un’utopia realizzabile: «Siamo partiti da una provocazione, ma l’abbiamo voluta sviluppare con una precisa coerenza rispetto alle abitudini che stiamo vedendo svilupparsi nei tifosi e nel mondo dello sport contemporaneo. Questo progetto, per quanto presentato come concept, non è un prototipo, ma è potenzialmente già realizzabile così com’è. La nostra ambizione è proprio questa: riuscire a realizzare un oggetto che metta insieme i caratteri di funzionalità e qualità di un edificio che si adatta alla città, con gli aspetti di semplicità e immediatezza di un’arena temporanea».

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Rendering complessivo del concept Next Stadium all’interno di Piazza Duomo, a Milano (photo courtesy of PopUP Architecture)

Cover image: photo courtesy of PopUP Architecture

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Ogni tanto scrivo anche di stile, cultura e aspetti grafici legati al calcio e allo sport. Cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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