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Il valore internazionale del Museo del Toro

Entra a far parte dell’Associazione Internazionale dei Musei di calcio.

L’Associazione Internazionale dei Musei del calcio ha accolto tra le sue fila una delle più belle realtà italiane: il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata. Il museo, che celebra le gesta e il passato calcistico del Toro, è entrato a far parte della neonata ISMA, acronimo di International Sports Museums Association, che raduna sotto un’unica organizzazione tutti i più importanti musei di calcio del mondo.

Fondata a Lisbona, in Portogallo, dove ha la sua sede ufficiale, l’ISMA ha colto i valori di eccezionalità del Museo torinese, inserendolo anche tra i soci fondatori. Un riconoscimento importantissimo per una struttura che è rappresentazione non solo della storia del club granata ma, soprattutto, della passione dei tifosi.

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(photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

Il Museo del Toro, infatti, nacque nel 1994 sulla spinta di pochi appassionati, all’epoca alla ricerca di un luogo dove mettere in salvo i cimeli del vecchio Stadio Filadelfia, prossimo alla demolizione: in alcune stanze interne del glorioso impianto sportivo, infatti, erano conservati reperti risalenti agli anni del Grande Torino, alla tragedia di Superga, e ai decenni successivi, e il rischio che andassero perduti era molto alto. Si partì con poco, e si proseguì con fatica, soltanto con la forza della passione per i colori del club, e con l’amore per il passato e per il valore della memoria da trasmettere alle future generazioni di tifosi granata.

E si è arrivati fino a oggi, con il Museo ospitato dal Comune di Grugliasco nella splendida Villa Claretta Assandri, dimora patrizia del XVII secolo situata all’interno di un ampio giardino privato. Un edificio dai tratti classici, che accoglie immagini, oggetti e momenti che hanno scritto pagine emozionanti della leggenda del Torino.

Una collezione che, negli anni, si è sempre più ampliata grazie alle donazioni dei tifosi, e all’impegno di chi gestisce il Museo: tifosi, volontari, persone appassionate, riunite nell’Associazione Memoria Storica Granata, che dedicano il loro tempo a mantenere in vita un piccolo luogo, nelle dimensioni, ma un enorme patrimonio storico e sportivo che rappresenta non solo il Torino, ma la vita di una città e di un Paese.

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(photo by Antonio Cunazza, tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

Il Museo del Grande Torino è stato un pioniere e precursore dei tempi. Ispirato alle prime esperienze espositive dei grandi club europei, ha aperto una strada in Italia, arrivando molti anni prima, per esempio, di grandi musei scintillanti e celebrati come quelli di Juventus e Milan. Nella villa ai margini di Torino, invece, si rimane lontani dai riflettori del calcio moderno, e il visitatore viene accompagnato lungo un emozionante viaggio nello sport e nella vita cittadina del Novecento.

Oggi, attestati di stima e ammirazione per il valore dell’esposizione e il modo in cui viene gestito il Museo del Toro, arrivano dalle più importanti realtà museali internazionali: Benfica, River Plate, Ajax, Manchester, solo per citarne qualcuna. Con un importante, futuro, obiettivo sempre nella mente: trovare presto collocazione all’interno del ricostruito Stadio Filadelfia, per riunire davvero la storia con il suo luogo per eccellenza a tinte granata.

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva, laureato in Architettura e Restauro al Politecnico di Torino, e mi occupo di stadi e impianti sportivi da oltre dieci anni. Sono cresciuto con la cultura britpop anni Novanta. E sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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