Prince Rupert, l’Everton e una torre nello stemma del club

La storia del luogo che ha ispirato il simbolo dell’Everton FC.

Camminando lungo Shaw Street, non è strano pensare di trovarsi quasi fuori città nonostante il centro di Liverpool disti appena un paio di kilometri. In realtà, quello che è un ampio parco che si estende per oltre 1 km, Rupert Lane Recreation Ground, è in una posizione rialzata rispetto alla città e all’area portuale, e porta con sé un fascino completamente diverso dalle vie del Cavern Quarter, o da Church Street e Lord Street e i loro spazi commerciali.

Su un appezzamento di prato che si raggiunge frontalmente lungo Everton Brow, si erge una struttura cilindrica in mattoni, con una copertura conica, che ha più di due secoli di storia e quasi uno interamente legato all’iconografia di una squadra di calcio. È l’Everton Lock-Up, comunemente noto come Prince Rupert’s Tower o, più semplicemente, l’edificio che campeggia all’interno dello stemma dell’Everton Football Club.

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(Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

Ci sono dettagli e risvolti interessanti, che accompagnano la storia di questo piccolo edificio e che corrono in parallelo nel percorso che l’ha portato a essere il logo rappresentativo dell’identità dell’Everton. Innanzitutto, nonostante venga chiamata la “torre di Prince Rupert”, non ha nulla a che vedere con il personaggio storico a cui si riferisce.

Prince Rupert of the Rhine, Duca di Cumberland (1619-1682) fu un ufficiale dell’esercito reale inglese ed era a capo della cavalleria della Corona, sotto il regno di Carlo I, che si accampò in quest’area nel 1644 durante l’assedio di Liverpool, nel corso della Guerra Civile inglese. Ma la Torre verrà inaugurata soltanto 143 anni dopo, nel 1787.

Prince Rupert, che preparò l’assalto al Castello di Liverpool dalla collina di Everton Brow, minimizzò la difficoltà dell’assedio e viene citato dalle cronache per una specifica affermazione: «Stiamo per attaccare un luogo grande quanto un nido di corvi, perfino un gruppo di scolari sarebbe in grado di conquistarlo!». Dopo una settimana di combattimento, l’assalto fallì e 1500 dei suoi 10mila uomini morirono nell’attacco.

Il nome originale dell’edificio, Everton Lock-Up, fa immediatamente capire il significato della struttura: la torre era una prigione comunale temporanea. Tipica struttura di età Georgiana, di cui rimane solo un altro esemplare nell’area di Liverpool (a Wavertree), ha un diametro di 8 metri e serviva come cella notturna per ubriachi e piccoli criminali arrestati nei dintorni, e in attesa di presentarsi al Giudice il giorno seguente.

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La torre visibile nell’appezzamento di prato all’incrocio fra Shaw Street ed Everton Brow (quadro ca. 1800)
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(photo by Matt Jones via worldsoccertalk.com)

L’Everton FC compare in questa storia nella prima metà del Novecento, e ben sessant’anni dopo la sua fondazione. Costituito nel 1878, il club della parte blu di Liverpool inizialmente non aveva adottato nessun crest (stemma) particolare, salvo proporre nel 1920 un ricamo con le lettere EFC incastonate in uno scudo. Nel 1938 la dirigenza decide di affidare al suo Segretario, Theo Kelly, la creazione di un logo vero e proprio, che possa rappresentare il club in modo innovativo.

«Per oltre quattro mesi pensai a cosa poter disegnare, poi mi venne l’idea della torre che da sempre era legata al quartiere di Everton e che idealmente lo dominava dalla sua collinetta». Il nuovo stemma, con il motto Nil Satis, Nisi Optimum (“nulla è abbastanza, se non il meglio”), inizialmente rimarrà ad uso dirigenziale, ricamato sulle cravatte del presidente, e del segretario Theo Kelly. Comparirà sulle maglie da gioco per la prima volta solo nel 1978, nel centenario del club e a quasi due secoli dalla costruzione della torre sulla collina di Everton Brow.

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Restaurata una prima volta nel 1997 (con un intervento costato 15mila sterline), e una seconda volta nel 2013, oggi la Torre di Prince Rupert viene anche illuminata di blu nelle ore serali, con un gioco di luci che ne sottolinea l’importanza anche per la stessa città di Liverpool. L’edificio è stato vincolato dai Beni Culturali inglesi e classificato di Grado-II, e riporta anche una targa (apposta nel 2003) che ricorda ai visitatori il legame con lo stemma dell’Everton FC.

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Prince Rupert (seduto al centro) durante un consiglio di guerra con Re Carlo I (in piedi, con la fascia blu) prima della battaglia di Edgehill (painting by Charles Landseer via Google Art Project)

Dagli anni ’80 in poi, da quando cioé l’Everton ha iniziato a utilizzare lo stemma con la torre in modo estensivo, la rappresentazione grafica dell’edificio è leggermente cambiata di volta in volta, con stilizzazioni diverse o dettagli più in rilievo di altri.

Lo sapevi? Alla vigilia della stagione 2013/2014 l’Everton annunciò il rinnovamento del logo, con una torre disegnata in forma più tozza (ma forse più realistica) e uno scudo più ampio, eliminando tutti gli altri dettagli stilistici precedenti. Una protesta popolare portò il club a rivedere i suoi piani e, tramite un sondaggio fra i tifosi, ad aggiornare il logo con una nuova versione (quella attuale), a partire dalla stagione 2014/2015.

Un particolare rimane interessante: già nella prima versione del 1938 era stata aggiunta una sorta di recinzione a circondare la torre, con un effetto ottico a spirale, dovuto anche alla pendenza del terreno su cui sorge l’edificio. Quel recinto, che oggi è una fila di pietre disposte in modo circolare (e che vi è ragione di credere sia sempre esistito, proprio come ulteriore delimitazione attorno alla struttura), nel corso delle diverse versioni grafiche dello stemma dell’Everton ha assunto più l’aspetto di una scala a pioli piuttosto che di un muretto perimetrale. Una “licenza poetica” che ha in parte reinventato quell’elemento, se è vero che non avrebbe avuto senso una scala per salire in cima a una torre che è alta appena 2 metri, più altrettanti del tetto conico.

Se volete visitare la Prince Rupert Tower, qui sotto c’è una mappa utile con un percorso consigliato per raggiungere Goodison Park.

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(visual by Archistadia)
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(Photo by Jon Super – Pool/Getty Images)
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(photo via scmp.com)

Cover image: photo via scmp.com

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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