L’architettura sportiva (spiegata) attraverso un punto di vista pop - a cura di Antonio Cunazza
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La simbologia dei “nuovi” Cleveland Guardians

La franchigia di baseball ha tratto ispirazione da un luogo storico della città per abbandonare il controverso nome Indians.

Gli Indians di baseball sono diventati Cleveland Guardians: con l’inizio della stagione 2022 di MLB, la squadra dell’Ohio ha (finalmente, secondo alcuni) cambiato il suo storico nome, abbandonando la controversa denominazione che in anni recenti era sempre più oggetto di polemiche. Ma perché Indians non andava più bene, e quali riferimenti di arte e architettura possiamo trovare nel nome Guardians?

Il dibattito sulla parola “Indians” era diventato problematico ormai da diversi decenni. Il nome era considerato offensivo nei confronti dei nativi americani, così come il logo (il volto caricaturale dell’indianino Chief Wahoo), ed era visto da tempo come inaccettabile da parte dell’opinione pubblica, un pensiero rafforzato negli ultimi anni in particolare alla luce di un approccio sempre più sensibile sull’argomento, negli Stati Uniti, e definitivamente sdoganato a livello mediatico dal movimento Black Lives Matter.

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Nuovo logo e varianti per i Cleveland Guardians di baseball (img via cleveland.com)

Il nome Cleveland Indians era ufficiale dal 1915(1) ma le polemiche sull’opportunità di continuare a usarlo andavano avanti a vario titolo dagli anni ’70, e sono poi tornate di attualità sia a causa dei moti di protesta dopo l’omicidio di George Floyd, nel 2020, sia poco dopo in occasione del cambio di nome ufficializzato dalla squadra di football Washington Redskins, coinvolta in polemiche complementari a quelle rivolte agli Indians, dato che la parola “redskins” era un riferimento storico alla presenza degli indiani pellerossa nell’area della Virginia (ma anche qui visto come offensivo da molti).

Anche per Cleveland la decisione alla fine è stata quella di cambiare, anche in virtù della preoccupazione palesata dagli sponsor della franchigia, in quelle che sono sempre più dinamiche strettamente legate al marketing e all’immagine nello sport contemporaneo.

La dirigenza ha confermato di aver valutato quasi 1.600 proposte prima di scegliere il nome Guardians, ragionando su elementi estetici, su nomi già usati più o meno in passato e sull’identità culturale della città.

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Domenicantonio Mastrangelo scolpisce con cura una delle statue dei Guardians of Traffic, in un laboratorio di Little Italy, a Cleveland (Credits: Western Reserve Historical Society)
Cleveland Guardians, una storia che va dall’Italia all’Art déco

L’ispirazione principale del nuovo nome dei Cleveland di baseball sono le statue monumentali Guardians of Traffic (i Guardiani del Traffico), poste ai lati degli accessi est e ovest del ponte Hope Memorial Bridge (qui) che conduce proprio verso lo stadio di Cleveland, il Progressive Field, oltrepassando il fiume Cuyahoga.

Le statue dei Guardiani furono disegnate insieme al ponte (che all’epoca si chiamava Lorain-Carnegie Bridge) nel 1932, in stile Art déco, dallo scultore Henry Hering (1874-1947) e dall’architetto Frank Walker. E, dettaglio affascinante, furono scolpite da un gruppo di scalpellini italiani immigrati che abitavano nel quartiere di Little Italy, a Cleveland, e che già da tempo arrivavano nella città dell’Ohio per lavorare sotto la guida di Giuseppe Carabelli (1850-1911).

Lo scultore, originario di Porto Ceresio, era giunto a Cleveland nel 1880 e lì aveva aperto la sua attività, “Lake View Granite and Monument Works”. Gli immigrati connazionali che andavano a lavorare per Carabelli erano tutti artigiani di altissimo livello e iniziarono a stabilirsi in abitazioni nei pressi dell’azienda, fino a costituire un agglomerato che diventò presto l’embrione del futuro quartiere cittadino di Little Italy.

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Due statue dei Guardians of Traffic, a Cleveland (photo via twitter)

Le statue dei Guardiani sono il monumento Art déco più importante dell’area nord-est dello Stato dell’Ohio: originariamente chiamati Guardians of Transportation (Guardiani dei Trasporti), ognuno dei quattro monoliti ingloba due statue, poste su entrambe le facce opposte dell’elemento verticale singolo, opportunamente rifinito da modanature geometriche decorative. I guardiani in totale sono quindi 8 e ognuno protegge un diverso mezzo di trasporto dell’epoca tenendolo stretto al petto.

Nei primi anni Trenta del Novecento, negli Stati Uniti, c’era infatti un grande fervore attorno allo sviluppo della locomozione, e proprio in queste statue se ne ritrova la testimonianza: i Guardiani tengono con cura fra le mani una carrozza a cavallo, un primo esemplare di automobile, e quattro tipologie diverse di camion e autocarri.

Le statue furono intagliate direttamente dai quattro blocchi di pietra principali e sono alte poco più di 13 metri. Osservando con più attenzione si notano anche vari elementi estetici mutuati dall’antichità: le due piccole ali che adornano l’elmetto dei guardiani si rifanno alla figura del dio Mercurio – che è il soggetto principale che diede la base per l’ispirazione estetica – mentre alcune modanature geometriche sul fronte riprendono lo stile decorativo dell’antico Egitto (sulla scia del revival degli anni Venti) e le ampie ali laterali sono simbolo di protezione per chi transita sul ponte, in ossequio alla mitologia degli Assiri.

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L’evoluzione grafica del logo dei Cleveland Indians nel corso del Novecento (img by SportsLogos.net)

Il nome Guardians diventa così il quinto della storia di Cleveland, da quando la franchigia fa parte dell’American League di baseball: Bluebirds (1901), Broncos (1902), Naps (1903-1914), Indians (1915-2021). Tecnicamente, inoltre, la prima squadra di baseball della città furono i Cleveland Spiders (1887-1899), nome che era anche stato proposto per l’attuale cambio di denominazione proprio in virtù delle radici identitarie a cui poter facilmente risalire.

(1) il nome Indians venne introdotto nel 1915 di fatto “ufficializzando” il soprannome già in uso per gli Spiders nei tre anni in cui in squadra c’era Louis Sockalexis, primo nativo americano a giocare nella lega di baseball degli Stati Uniti. In realtà, all’epoca, il termine “indiano” era usato in modo volutamente dispregiativo dal pubblico, e Sockalexis era spesso vittima di insulti e discriminazione. Cleveland ufficializzò il termine come denominazione della squadra e lo fece certamente in buona fede, forse nel tentativo di onorare in qualche modo la propria storia, ma col passare del tempo la parola Indians è stata vista sempre di più come una semplice caricatura, del tutto slegata da qualunque concetto di inclusività (il logo di Chief Wahoo, inoltre, era stato eliminato già nel 2018).

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