Chelsea, il difficile cammino verso il nuovo Stamford Bridge

L’opposizione al progetto con una legge del 1663 e gli scenari post-pandemia.

Come può un privato cittadino bloccare, da solo, i lavori di ristrutturazione dello stadio di uno dei più importanti club europei? Può farlo, impugnando una legge vecchia di quasi 500 anni. È quello che era successo a Londra con il piano di ampliamento di Stamford Bridge, storico impianto del Chelsea, che il club da qualche anno vorrebbe trasformare portandolo a 60mila posti di capienza – e prima che la pandemia imponesse un altro stop a tutto l’iter burocratico.

Già nel corso del 2017 i Blues avevano ricevuto l’ok dalla municipalità locale per proseguire con i passi verso la realizzazione del progetto firmato da Herzog & De Meuron (costo stimato 1 miliardo di sterline), che avrebbe fatto diventare Stamford Bridge lo stadio più costoso d’Europa. Poche settimane dopo, però, era stata depositata un’ingiunzione che minacciava di bloccare tutto.

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Scorcio esterno nel render di progetto del nuovo Stamford Bridge (photo by Herzog & De Meuron)

A presentare il ricorso era stata la famiglia Crosthwaite, che abita di fronte allo stadio. Il motivo: il rinnovato impianto, più alto e ingombrante dell’attuale, toglierebbe luce solare diretta verso la loro casa.

Il Diritto alla Luce contro il nuovo Stamford Bridge

Sì, perché in Inghilterra vige un “Diritto alla Luce” (letteralmente, “Right to Light”) basato sulla legge Ancient Lights, esistente addirittura dal 1663. Secondo questa legge, il proprietario di un’abitazione che ha ricevuto una certa quantità di luce solare diretta per almeno 20 anni consecutivi, acquisisce automaticamente il diritto a non vedere modificate queste condizioni da eventuali nuove costruzioni o modifiche degli edifici circostanti – e anzi, ha il potere di bloccare qualunque progetto di conseguenza.

L’abitazione dei Crosthwaite si trova di fronte alla tribuna est di Stamford Bridge, al di là della linea ferroviaria che corre adiacente allo stadio (linea Overground del sistema metropolitano di Londra). Ed è anche l’unica delle case della zona che ha un affaccio frontale verso lo stadio. Le abitazioni vicine, invece, guardano verso il Millenium Hotel (uno degli edifici accessori allo stadio del Chelsea che saranno demoliti nell’ambito dell’operazione di trasformazione) e non verrebbero penalizzate dal problema in questione.

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Vista aerea nel render di progetto del nuovo Stamford Bridge (photo by Herzog & De Meuron)

Peraltro la linea ferroviaria che passa fra lo stadio e la casa dei Crosthwaite segna anche il confine tra i quartieri di Hammersmith & Fulham (stadio del Chelsea) e Kensington & Chelsea (abitazione della famiglia), il che ha complicato ulteriormente la disputa.

Un cavillo legale in aiuto del Chelsea

Il Chelsea, fra il 2018 e il 2019, ha cercato di trovare un compromesso con i Crosthwaite, che abitano nella stessa casa da più di 50 anni. Oltre all’offerta di pagare le spese legali, 50mila sterline, si era aggiunta anche la proposta di risarcimento (addirittura vicina a 1 milione di sterline, secondo le indiscrezioni), che i Crosthwaite avevano però rifiutato.

Il club londinese aveva già raggiunto compromessi di questo tipo con altri abitanti del quartiere il cui “diritto alla luce” sarebbe influenzato dall’ampliamento dello stadio. Inoltre, una consultazione condotta fra 13mila residenti sulla bontà del progetto aveva ottenuto il 97,5% di pareri favorevoli a procedere.

Ma nel caso Crosthwaite-Chelsea, dove non è arrivata la diplomazia ha potuto la legge, e forse definitivamente.

Il club di Roman Abramovich, infatti, si era appellato alla direttiva contenuta nella “section 203” del Housing and Planning Act 2016, che definisce come annullare eventuali diritti di servitù e affini. In presenza di un progetto che porta evidenti miglioramenti economici, culturali e sociali (il Chelsea ha dichiarato che il nuovo stadio sarà da traino per nuove infrastrutture, per 7 milioni di sterline, e investimenti nell’area per 16 milioni), la municipalità può acquistare il terreno oggetto dei lavori, annullando eventuali ricorsi, e girandolo poi in affitto al soggetto coinvolto.

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Vista aerea sullo stadio Stamford Bridge, e su una parte di Londra (photo by Jason Hawkes)
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Spaccato tridimensionale del progetto del nuovo Stamford Bridge (photo by Herzog & De Meuron)

Ed è quello che dovrebbe succedere. Il terreno di Stamford Bridge verrà acquistato dalla municipalità del quartiere di Hammersmith & Fulham (attualmente è di proprietà del Chelsea e delle Ferrovie inglesi) e riconsegnato al Chelsea in affitto, con il club londinese che si occuperà di tutte le spese successive. In questo modo l’ingiunzione dei Crosthwaite viene annullata, in presenza di un progetto valutato come indispensabile allo sviluppo dell’area.

Questa soluzione libera nuovamente la strada all’iter progettuale per ampliare Stamford Bridge ma non chiude completamente la questione, lasciando spazio a futuri ricorsi legali da parte della famiglia Crosthwaite.

Vedremo prima o poi il nuovo Stamford Bridge?

Ovviamente, la pandemia da Covid-19 ha bloccato temporaneamente il percorso del nuovo stadio nel corso del 2020, vedendo scadere a marzo i termini temporali dei permessi per l’intervento. Ma, viste le condizioni eccezionali del momento storico attuale, il Governo ha prolungato d’ufficio tutte le scadenze portandole ad aprile 2021, favorendo anche l’iter procedurale per Stamford Bridge.

Il nuovo stadio Stamford Bridge verrebbe costruito esattamente sul perimetro dell’attuale, andando a innalzarsi a un’altezza massima di 42 metri (meno delle iniziali previsioni, proprio per andare incontro alle proteste dei residenti), una soluzione raggiunta prevedendo di abbassare la quota del campo sotto il livello-strada.

La cifra stilistica principale sarà il guscio che avvolgerà l’impianto, con un effetto-capanna costituito da 246 sottili costole di mattoni che, scendendo dalla copertura verso i lati dello stadio, andranno anche a creare una galleria interna di passaggio e movimento dei flussi di tifosi in entrata e uscita dallo stadio. Lo sviluppo interno delle gradinate sarà su tre livelli, con una capienza totale di 60mila posti (l’attuale ne conta poco meno di 42mila) e una struttura che complessivamente avrà 7 piani interni di sviluppo di servizi e locali – dei quali due interrati.

Il progetto c’è e i problemi burocratici sembrano essere stati superati. Resta ora da capire come e se la proprietà del Chelsea, nella figura di Roman Abramovich, vorrà far ripartire l’intero progetto anche e soprattutto dal punto di vista economico, nell’ottica del piano finanziario a medio termine del club.

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Vista aerea notturna nel render di progetto del nuovo Stamford Bridge (photo by Herzog & De Meuron)

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Fondatore e curatore dei contenuti di Archistadia, scrive di architettura sportiva ed è un fotografo. Laureato in Architettura e Restauro, da oltre dieci anni si occupa di divulgazione sui temi tecnici ed estetici collegati a stadi e impianti sportivi. Cresciuto con la musica Britpop, il calcio inglese e la cultura anni Novanta.