Archibald Leitch, l’uomo che inventò lo stadio di calcio moderno

Le sue idee progettuali vengono seguite e reinventate ancora oggi, negli stadi contemporanei.

Archibald Leitch è stato una delle figure più importanti del calcio moderno, e senza mai avere a che fare con il pallone in campo. Nato a Glasgow il 27 aprile 1865, l’ingegnere scozzese ha letteralmente inventato la tipologia dello stadio di calcio moderno, influenzando le soluzioni che hanno definito l’evoluzione dell’architettura sportiva contemporanea.

Principalmente impegnato nella progettazione di edilizia civile, Leitch mutuò le soluzioni derivanti dalla costruzione delle fabbriche industriali, dei ponti e delle stazioni ferroviarie, adeguandole alle necessità delle gradinate degli stadi.

Nei primi trent’anni del Novecento fu impegnato nella progettazione di gran parte degli stadi di calcio britannici, inventando e introducendo scelte, forme e dettagli architettonici che sono diventati elementi imprescindibili di questo tipo di edificio.

ibrox glasgow rangers facciata
(Photo by Ian MacNicol/Getty Images)

A lui si deve il calcolo dell’angolo di visuale, una formula poi affinata nel tempo che permette di decidere la miglior pendenza delle gradinate, in rapporto alla visuale chiara per ogni spettatore (da qualunque posto) e alle dimensioni dei gradoni.

La funzionalità era la caratteristica fondamentale di ogni suo progetto: le dimensioni degli elementi, il numero di ingressi/vie di fuga per gli spettatori, la pendenza delle gradinate, erano tutte scelte mirate a garantire la fruibilità migliore da parte delle persone. E, a questo, si aggiungeva il tratto stilistico che Leitch inseriva per abbellire gli stadi: all’interno edifici rigorosi e funzionali, all’esterno valorizzati da facciate edoardiane, con dettagli che rappresentavano il gusto architettonico dell’epoca.

Gli inizi

Con il supporto della Clyde Structural Iron Company, azienda di Glasgow produttrice di elementi e strutture in ferro assemblabili per ogni tipo di edificio, Leitch ottiene il primo incarico nella sua città natale e dalla squadra per la quale fa il tifo: i Rangers. Il progetto dello stadio Ibrox, del 1899, realizza uno stadio a pianta ovale, con una tribuna principale coperta su un lato, e gradinate in legno a ferro di cavallo sul resto del perimetro.

archibald leitch

Il legno, però, è materiale ancora poco resistente e, quando uno dei settori di Ibrox collassa su sé stesso durante una partita fra Scozia e Inghilterra, il 5 aprile 1902, provocando la morte di 25 persone, Leitch è costretto a rivoluzionare la concezione stessa dei suoi progetti.

La soluzione è prendere spunto dalla rigorosa funzionalità delle strutture civili, che sono anche la base dell’esperienza progettuale di Leitch. Strutture solide in fondazione, gradinate con precise dimensioni di gradini, distribuzione ragionata del numero di uscite e dei percorsi interni. E, soprattutto, il calcolo dell’inclinazione delle tribune, l’angolo di visuale e l’invenzione delle barriere anti-schiacciamento.

L’avanguardia delle idee

Leitch prevede uno spazio minimo di 40 centimetri per persona, dimostrando una straordinaria avanguardia di pensiero, se paragoniamo questo dato a quello previsto per il singolo individuo nelle normative contemporanee, e appena superiore nelle dimensioni (un ellisse di 60 x 40 cm).

L’ingegnere scozzese, inoltre, progetta le nuove gradinate ipotizzando una densità massima di circa 58 persone ogni 10 m² (oggi scesa a 47 persone/10 m²) e disegna seggiolini con sedute di 46 cm di larghezza (oggi saliti a circa 50 cm).

All’inizio del Novecento, Leitch diventa ufficialmente il massimo progettista di stadi del calcio inglese. Le sue tribune rappresentano pezzi unici, comuni tra loro nella forma ma sempre diverse nei dettagli. Gli snelli pilastri che sostengono le coperture a falda, e ostruiscono in parte la visuale sul campo, rappresentano uno dei tratti distintivi di stampo ingegneristico di questi edifici.

Archibald Leitch Hillsborough Sheffield Wednesday timpano
(Photo by George Wood/Getty Images)

Sulla sommità delle coperture delle tribune, poi, un timpano decorato e sempre diverso da uno stadio all’altro, si rivela come l’elemento nobile che rende riconoscibile e caratteristico ogni impianto: triangolare ma semplificato, a Craven Cottage (Londra), a botte, ad Anfield (Liverpool), triangolare e decorato con ghirigori in ferro battuto, a Hillsborough (Sheffield).

Ma le soluzioni di Leitch sono soprattutto funzionali: semplici travature reticolari sono l’anima delle strutture di copertura, le tribune si sviluppano su impalcature trave-pilastro rigorosa, che svelano locali di servizio nella parte sottostante, e si appoggiano a uno sbancamento di terra sulla parte frontale, dove si crea il famoso settore parterre. Esternamente, invece, facciate decorate rappresentano il nobile biglietto da visita degli stadi, in un tripudio di frontoni, paraste e cornici in stile Vittoriano ed Edoardiano.

Il tempo del rinnovamento

Nel corso della seconda metà del Novecento, però, gli stadi britannici vengono spremuti fino all’ultima goccia in termini di utilizzo, con enormi folle entusiaste che assiepano le gradinate e i primi focolai di intemperanze, con la comparsa del fenomeno “hooligans”. Fra gli anni Settanta e Ottanta, gli stadi pensati da Leitch non sono più adatti a un pubblico che si è ormai trasformato. Il calcio stesso è uno sport che si intreccia alla politica e alle divisioni sociali, e la rivoluzione dei media si sta affacciando all’orizzonte.

Quattro disastri segnano irrimediabilmente il percorso della storia: i 66 morti di Ibrox, nel 1971; l’incendio della tribuna di Valley Parade, a Bradford, nel 1985; la tragedia dell’Heysel, a Bruxelles, sempre nel 1985, e quella di Hillsborough, a Sheffield, nel 1989. Tutto parla di stadi che non riescono più a stare al passo coi tempi con le esigenze e le intemperanze del pubblico, e rivelano enormi lacune nella capacità gestionale degli eventi sportivi da parte delle forze dell’ordine.

Ma non è la fine delle idee di Leitch. In realtà è il momento di svolta: gli stadi concepiti dall’ingegnere scozzese a inizio Novecento, vengono rinnovati, trasformati e adeguati al pubblico contemporaneo. La tecnologia fa il suo ingresso sulla scena, propone nuovi materiali e nuove soluzioni, i media, le tv e le radio si ricavano spazi, stanze e collegamenti all’interno e all’esterno degli impianti.

Il pubblico viene in parte “addomesticato” con la politica del solo-posti-a-sedere, ma il progetto di ogni singola gradinata continua a dipendere principalmente da quella linea obliqua, chiamata Angolo di Visuale, che Leitch per primo aveva calcolato con una formula apposita.

wembley stadium londra
(photo by Antonio Cunazza/Archistadia)

Oggi, in Inghilterra, Villa Park (Birmingham), Craven Cottage (Londra), Ibrox (Glasgow), Goodison Park (Liverpool), sono alcuni degli stadi sopravvissuti fino ai giorni nostri, dove si possono ancora apprezzare gli insegnamenti di Leitch. Ma le sue scelte progettuali, nel tempo, sono diventate consuetudini, andando a formare un canone di elementi fondamentali necessari e obbligatori in qualunque stadio o impianto sportivo.

Presenti ancora oggi, vengono soltanto reinventati in virtù delle nuove tecnologie e dell’architettura contemporanea, raccogliendo il testimone dell’eredità di Archibald Leitch a più di un secolo di distanza dai suoi progetti.

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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