vialli in azione a wembley con maglia chelsea sampdoria

Vialli e Wembley, un rapporto unico e speciale

Nell’arco di trent’anni, Vialli è stato forse l’unico calciatore a scrivere il suo nome così tante volte nella storia dello stadio nazionale inglese.

Fra i tanti spunti emersi sulla vita e la carriera di Gianluca Vialli, all’indomani della sua prematura e dolorosa scomparsa, c’è un dato che trovo sia rilevante ricordare, anche se curioso e meno raccontato, ma che sottolinea la sua grandezza calcistica forse in parte sottovalutata.

Vialli ha avuto un rapporto unico ed eccezionale con lo stadio di Wembley, qualcosa che nessun altro calciatore della storia può vantare. E l’ha percorso nell’arco di trent’anni, con tanti ruoli diversi nel calcio (quasi tutti, in effetti) e scrivendo più e più volte il suo nome nell’albo della storia centenaria dello stadio londinese.

Viene facile iniziare questa strada dal 1992, con la finale di Coppa dei Campioni giocata con la maglia della Sampdoria (ma persa contro il Barcellona). Ma Vialli aveva già calcato il prato di Wembley un paio d’anni prima: era l’agosto del 1990, e sempre con la maglia della Samp vinse il Makita International, un bizzarro torneo estivo che riuniva club inglesi ed europei su un quadrangolare nello spazio di due giorni (il Makita International inizialmente si giocò sempre a Wembley, poi diventò itinerante dal 1991, e infine sparì dopo il 1994, sostituito per pochi anni dal torneo Umbro International).

Dopo il 1992, Vialli torna da giocatore a Wembley con la maglia del Chelsea, aprendo la sua parte di carriera e di successi con i Blues iniziando con la vittoria della FA Cup del 1997.

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L’anno dopo, poi, scende di nuovo in campo all’ombra delle due torri ma questa volta con l’onore di guidare i giocatori in campo, come da tradizione inglese per gli allenatori di una finale. In realtà lui non è ancora allenatore a tutti gli effetti, e vince la Coppa di Lega 1998 nel ruolo di player-manager (allenatore-giocatore), una figura fortemente caratteristica per il calcio britannico – e ormai quasi scomparsa in anni recenti.

Passato definitivamente ad allenare, nel 2000 Vialli ha un altro onore: quello di vivere da protagonista l’ultimo capitolo della vita del vecchio Wembley. Il suo Chelsea gioca (e vince) entrambe le ultime finali della storia dell’impianto, la FA Cup prima e la Charity Shield, poi.

Sembrerebbe finita qui. A Wembley dal 2007 c’è un nuovo stadio, e Vialli non allena più o comunque non ha ruoli di coinvolgimento diretto nel calcio con il passaggio al nuovo millennio. E invece, la storia ha ancora in serbo una svolta splendida e inattesa.

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Nel ruolo dirigenziale di capo-delegazione della Nazionale italiana, sul prato del nuovo stadio di Wembley, Vialli festeggia la storica vittoria dell’Europeo 2021, che chiude un ideale cerchio da quella sfortunata finale del 1992 insieme al ct Roberto Mancini e allo staff per buona parte composto da ex-sampdoriani. A questo segue poi la prima “Finalissima” di sempre, a giugno 2022, giocata contro l’Argentina: una sorta di Supercoppa che mette di fronte la vincitrice dell’Europeo con quella della Copa America, una prima assoluta che trova proprio a Wembley l’ovvio palcoscenico d’onore.

Tanti calciatori hanno avuto la fortuna di giocare e vincere a Wembley. E anche tanti allenatori. In pochi hanno potuto farlo in entrambi i ruoli. Nessuno è riuscito a lasciare il suo segno nella storia di questo mitico stadio come ha fatto Vialli, con quattro ruoli diversi (giocatore, player-manager, allenatore, dirigente) e coprendo un terzo della vita sportiva del tempio del calcio moderno.

Un privilegio unico, che rimarrà per sempre.

Gianluca Vialli (1964-2023)

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