Un progetto per far rifiorire i petali del San Nicola

Un intervento di manutenzione e trasformazione dei famosi petali dello Stadio San Nicola di Bari.

Furono allo stesso tempo uno dei simboli avveniristici dei Mondiali di Italia 90 e l’esempio principe della pessima gestione degli appalti di quel torneo (ne abbiamo parlato qui): i petali dello Stadio San Nicola di Bari, ormai da tempo “sfioriti”, strappati e infine eliminati dalla struttura di copertura dell’impianto, potrebbero trovare una nuova vita con l’intervento di rinnovamento approvato recentemente dalla Giunta comunale della città pugliese.

Le proposte di restyling della copertura sono state due, entrambe inserite nello studio di fattibilità su idea dell’assessore ai Lavori pubblici per la città di Bari, Giuseppe Galasso. La prima tipologia di intervento prevede l’installazione di teli in materiale plastico PTFE composti da membrane traslucide strutturate al loro interno in rete di fibra di vetro, così da rafforzarne la resistenza alle intemperie e ai forti sbalzi di temperatura. La durata stimata di questo materiale è di circa 25-30 anni e il costo dell’intervento si attesterebbe sui 9 milioni e 900mila euro. La seconda proposta punta invece all’uso di teli in materiale plastico del tipo PVC-PVDF, con una minor resistenza nel tempo (10-15 anni) ma costi minori (6 milioni e 960mila euro).

stadio san nicola bari vista esterna
Vista esterna dello Stadio San Nicola di Bari (photo via buildingcue.it)
stadio san nicola bari petali copertura
Vista interna sulla copertura del San Nicola di Bari, ormai sprovvista dei petali originali (photo by borderline24.com)

L’intervento andrebbe a riempire i vuoti lasciati dagli ormai scomparsi teloni che definivano l’estetico dello Stadio San Nicola, progettato da Renzo Piano, sostituendoli con questi nuovi elementi polimerici adeguati alla conformazione della struttura dello stadio. I teli interessati dagli interventi di manutenzione sono complessivamente 52: 26 petali di copertura principali più altrettanti secondari, che fungono da collegamento fra le sezioni maggiori.

Nonostante parte dell’opinione pubblica non veda di buon occhio la spesa di una cifra ritenuta troppo alta in questo momento storico, la proposta di manutenzione e adeguamento della copertura del San Nicola rientra nell’ambito del Piano triennale delle opere pubbliche della città di Bari, e il Comune preferirebbe la proposta di intervento che garantisce maggiore durata nel tempo, a fronte dell’uso di materiali più performanti. L’intenzione è di mettere a gara i lavori già nel 2022, con l’obiettivo di completare l’intervento di rifacimento entro i quattro anni previsti dall’accordo quadro che regolamenta il Piano di opere.

A margine, verranno pianificati ulteriori interventi di adeguamento strutturale dello stadio, da operare su più fasi, in particolare per quanto riguarda la manutenzione delle strutture metalliche a supporto dei teli, al componente tecnologica atta a mantenerli in tensione e altre modifiche tecniche collegate. Lo Stadio San Nicola di Bari è già interessato da un percorso di restyling, iniziato con il rinnovamento delle seggiolature nelle due tribune che dovrebbe essere esteso agli altri settori entro la fine della stagione sportiva 2021/22.


Progettato dall’architetto Renzo Piano, nel 1987, con l’idea di essere riferimento estetico di un’astronave, e inaugurato il 3 giugno 1990, alla vigilia dei Mondiali, lo Stadio San Nicola costò oltre 120 miliardi di lire. Fu intitolato al santo patrono della città di Bari (qui su Archistadia vi raccontiamo di questo e altri stadi intitolati a santi) e la copertura era costituita in 14mila metri quadrati di membrana di Teflon, a formare i famosi petali in corrispondenza delle sezioni delle gradinate. La cattiva (o assente) manutenzione dei teloni, in quasi trent’anni, unita alle intemperie, ha poi causato lo strappo e il distacco di alcune porzioni, prima che fra il 2019 e il 2020 il Comune decidesse di rimuovere tutti i petali – anche quelli superstiti – per questioni di sicurezza.

Oggi molti stadi nel mondo sfruttano la membrana PTFE per la loro copertura, come la O2 Arena di Londra, il Vélodrome di Marsiglia e il Maracanã di Rio de Janeiro.

© Riproduzione Riservata
Share Post
Written by

Archistadia.it è una rivista online di architettura sportiva e divulgazione culturale, fondata a gennaio 2015.