Nuovo stadio della Roma, fra Ostiense e restyling dell’Olimpico

L’area dei Mercati Generali rimane ancora la preferita, ma il piano B potrebbe essere il restyling dello Stadio Olimpico.

Con l’elezione di Roberto Gualtieri a nuovo sindaco della Capitale, come da previsioni è ripartito il discorso sul nuovo stadio della AS Roma e i possibili scenari dopo il naufragio del progetto su Tor di Valle. La volontà del club giallorosso rimane quella di realizzare uno stadio di proprietà con una capienza di massimo 50mila posti (magari anche meno), e questi due parametri continuano a indicare la preferenza per l’area degli ex Mercati Generali in via Ostiense.

L’idea della proprietà Friedkin, infatti, è ancora quella iniziale: puntare su un nuovo stadio che riempirebbe il vuoto urbano degli ex mercati (sfruttando l’area del Gazometro per i parcheggi di pertinenza). Il neo-sindaco Gualtieri, che in campagna elettorale si era sempre detto a favore di una risoluzione del tema in sintonia con il club, dovrebbe istituire una sorta di Ufficio di Scopo nelle prossime settimane, che si occuperebbe nello specifico dello stadio della Roma (e dell’eventuale discorso per la Lazio con vista sul Flaminio), e dovrebbe essere guidato da Giulio Pelonzi, già coinvolto nella stesura degli emendamenti che revocarono la delibera per Tor di Valle, mettendo fine all’inutile strascico dell’iter burocratico.

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Vista aerea dello Stadio Olimpico di Roma (photo via Secondamano)

Quindi, la preferenza della Roma rimane quella per l’opzione Ostiense, ma lo scenario di un piano-B viene tenuto in forte considerazione e riguarderebbe il restyling dello Stadio Olimpico.

Lo stadio capitolino, inaugurato nel 1953 e fulcro del complesso del Foro Italico, contiene però una serie di difficoltà e storture burocratiche che renderebbero complicato l’insediamento della Roma.

La prima cosa da sottolineare è che l’eventuale binomio AS Roma/Olimpico non darebbe vita a uno stadio di proprietà, anzi. L’Olimpico è di proprietà del Demanio statale, non del Comune, e il Demanio lo ha affidato al CONI (che lo fa gestire dalla controllata Sport & Salute): questo significa che il Comune di Roma non ha potere giuridico per decidere sullo stadio e che, anche ammesso di sviluppare questo scenario, bisognerebbe risolvere il nodo delle tante figure coinvolte nell’uso dell’impianto.

Attualmente, l’Olimpico è casa dell’atletica, della AS Roma, della SS Lazio e dell’Italrugby (su Archistadia abbiamo parlato del difficile rapporto fra l’Italia del rugby e lo Stadio Olimpico, in questo articolo). Sport & Salute ricava una quota da tutti questi soggetti, oltre che dagli eventuali concerti ed eventi annuali, soldi che andrebbero coperti in qualche modo se davvero la Roma subentrasse come unico inquilino. Senza considerare la mole enorme di lavori necessaria per trasformare uno stadio altrimenti di difficile adeguamento, e che costringerebbe Roma e Lazio a giocare altrove nel periodo di cantiere (oltre a sollevare il tema del “dopo” proprio per i biancocelesti).

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La Curva Nord dello Stadio Olimpico, vuota, in occasione del derby di Roma dell’8 novembre 2015 (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Timelapse della costruzione ad hoc della pista d’atletica su un piano rialzato, ad Hampden Park (Glasgow, Scozia)

Qualche idea per un possibile restyling dell’Olimpico di Roma

Per il momento, quindi, la nuova giunta capitolina ha di fronte a sé un discorso molto articolato su cui ragionare insieme alla Roma.

Da una parte la soluzione dei Mercati Generali (sulla quale però ci sarebbero da revocare i piani per la Città dei Giovani e organizzare un nuovo piano mobilità), dall’altra l’alternativa del restyling dell’Olimpico, che però non risulterebbe in un vero e proprio stadio dei giallorossi ma garantirebbe – quantomeno – l’adeguamento di un impianto ormai troppo dispersivo per il calcio contemporaneo.

Per quanto riguarda le soluzioni eventualmente fattibili per migliorare o trasformare l’Olimpico di Roma, in questa sede preliminare possiamo solo fare delle ipotesi e ragionare su un ventaglio di casi-studio già realizzati in Italia e all’estero. Data la pianta ovale e la presenza della pista d’atletica, si può ragionare su modelli che hanno previsto la trasformazione in stadio solo-per-il-calcio (il restyling dell’Anoeta della Real Sociedad con il rifacimento completo delle curve, oggi rettilinee, e di cui abbiamo approfondito l’intervento qui; oppure lo svuotamento e la ricostruzione dell’intera cavea, come si vuole fare a Bologna; o ancora l’intervento di Udine, dove sono stati ricostruiti tre lati su quattro del vecchio ovale).

» in questo articolo dal titolo “In quanti modi si può ristrutturare uno stadio?“, qui su Archistadia, abbiamo fatto un quadro dei tanti casi di restyling e trasformazioni in Italia e nel mondo, che possono essere utili a comprendere i diversi modi di intervenire su uno stadio.

Al contrario, volendo provare a far coesistere calcio/rugby e atletica, bisogna guardare a soluzioni più tecnologiche che prevedono il mascheramento della pista, come il primo anello mobile delle due curve dello Stade de France (che scorrono avanti e indietro sopra al tratto di pista), oppure il meno avvincente esempio del London Stadium del West Ham, dove si è preferito montare settori in tubi di fronte alle curve pre-esistenti (lo spieghiamo in questo articolo). O ancora, la possibilità che la pista venga letteralmente montata solo al bisogno su una sorta di piano rialzato, che andrebbe a coprire le prime file di gradinata, come succede ad Hampden Park (Glasgow) e nel nuovo Wembley (dove però questa soluzione è stata usata davvero pochissime volte finora).

Sullo sfondo, se la Roma (e magari anche la Lazio) dovesse infine costruire un proprio stadio altrove (cosa che qui su Archistadia auspichiamo, soprattutto per i tifosi), rimane lo scenario di un Olimpico stadio nazionale italiano. Molto suggestiva, certo, ma al momento forse difficilmente praticabile sia per questioni di gestione finanziaria sia per cultura sportiva e meccanismi consolidati del calcio italiano che renderebbero molto complicato destinare sullo stadio di Roma tutte le partite della Nazionale e le finali di Coppa Italia e Supercoppa (come per esempio succede a Wembley o allo Stade de France).

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