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Il record di pubblico per l’Inghilterra femminile vale più dei semplici numeri

È il risultato di un percorso lungo mezzo secolo.

Nel novembre 1972 la Nazionale inglese di calcio femminile giocava una partita storica contro la Scozia. Era la sfida che sanciva ufficialmente la fine del divieto imposto dalla Football Association nel 1921, che impediva alle donne di praticare il calcio a livello agonistico. Quarantasette anni dopo, l’amichevole di Wembley fra Inghilterra e Germania, giocata sabato 9 novembre, ha fatto registrare 77.768 spettatori: un record.

Certo, c’erano tantissime persone anche nel 1972, a Greenock, per quello storico Scozia-Inghilterra che faceva ripartire il movimento dopo mezzo secolo di attesa. Ma di sicuro non 75mila o più. E, nonostante la vittoria tedesca arrivata nel finale, il record di Wembley rappresenta un ennesimo passo fondamentale nella crescita della Nazionale inglese. Una crescita a cui la Federazione sta lavorando ormai da anni.

Wembley Inghilterra femminile
(Photo by Paul Harding/Getty Images)

Nonostante la giornata di pioggia, l’entusiasmo del pubblico già nelle ore precedenti alla partita, rappresenta meglio di ogni altra cosa la forza che sta avendo il movimento del calcio femminile in Inghilterra. E, soprattutto, in un sabato pomeriggio in cui erano regolarmente in programma le partite “maschili” di Premier League, Championship e Coppa d’Inghilterra.

Con prezzi dei biglietti contenuti, ma senza svendere il prodotto (15 sterline per gli adulti, 7,50 per gli studenti e 1 sterlina per gli under 16), la Football Association ha puntato soprattutto sul coinvolgimento del pubblico. Maxischermi posizionati lungo il viale di accesso allo stadio, hanno trasmesso tutto il giorno video delle giocate migliori delle calciatrici inglesi, trasmettendo la spettacolarità di gesti atletici ed esultanze, come in qualunque montaggio video a cui si è abituati per il calcio maschile.

«Ruby è una super tifosa ed è assolutamente innamorata del calcio femminile! Tutto questo le sta facendo capire che si tratta di un vero sport, che ha un vero valore». Così hanno commentato i genitori di una bambina di nove anni di età, che hanno viaggiato per 350 km da Middlesbrough a Londra per vedere la partita. E come Ruby ci sono tantissime altre bambine, ma anche adulti che si stanno appassionando grazie al modo in cui la Federazione promuove e diffonde il calcio femminile nelle scuole e a livello professionistico.

Nell’intervallo dell’amichevole di Wembley, è stato concesso un giro d’onore alle calciatrici che hanno scritto le prime pagine di storia della “ricostruita” Nazionale inglese, dopo il 1972. Una celebrazione per gli sforzi fatti da quelle giocatrici dopo l’annullamento ban, una testimonianza importantissima per il pubblico, e un segnale che rappresenta l’impegno della F.A. a favore del movimento.

Wembley Inghilterra femminile
(Photo by Paul Harding/Getty Images)

Quella stessa Football Association che, nel dicembre 1921, decise di bandire il calcio femminile professionistico inglese per timore che togliesse pubblico ai campionati maschili. Nel Primo Dopoguerra c’erano 150 squadre femminili in Inghilterra, per un movimento che era nato nel 1895 di seguito all’affermazione del football dei maschi. Decine di migliaia di persone accorrevano alle partite e, nel 1920, si registrarono addirittura 53mila spettatori a Goodison Park (stadio dell’Everton, a Liverpool), per una sfida fra il Dick, Kerr Ladies FC e il St. Helen’s Ladies.

Poi il veto, improvviso e netto, che per mezzo secolo bloccò i possibili sviluppi di un movimento che avrebbe potuto fare passi avanti graduali sia sul piano tecnico che organizzativo. Fino all’inizio degli anni Settanta, sulla scorta dell’entusiasmo per la vittoria dei Mondiali 1966 e le pressioni ricevute direttamente dalla UEFA per togliere il ban.

L’amichevole fra Inghilterra e Germania è stata la prima partita giocata dalla Nazionale femminile a Wembley, negli ultimi cinque anni. E, in questo stesso periodo, il pubblico medio per le partite delle Lionesses è aumentato di circa 30mila persone. Nessuno, nel 1972, avrebbe mai pensato di poter arrivare a questi risultati. L’impegno della F.A. è, però, sempre più forte e va al di là dei semplici numeri: il calcio femminile inglese sta crescendo costantemente ed è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua storia.

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva, laureato in Architettura e Restauro al Politecnico di Torino, e mi occupo di stadi e impianti sportivi da oltre dieci anni. Sono cresciuto con la cultura britpop anni Novanta. E sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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