Il nuovo Museo americano dei Giochi Olimpici e Paralimpici è davvero bellissimo

Inaugurato a Colorado Springs dopo tre anni di lavori.

In un anno “straordinario” in ogni aspetto, che ha visto le Olimpiadi di Tokyo 2020 venire forzatamente spostate al 2021 con la prospettiva di riscrivere la storia (sarà la prima edizione a disputarsi in un anno dispari), il valore sportivo dei cinque cerchi ha comunque avuto modo di essere celebrato a dovere con l’inaugurazione del Museo americano dei Giochi Olimpici e Paralimpici, lo scorso 30 luglio.

Firmato dalla società d’architettura Diller Scofidio + Renfro, e terminato dopo sei anni di lavori, lo splendido edificio contemporaneo in acciaio, alluminio e vetro si sviluppa su 5mila metri quadrati a Colorado Springs, nello stato del Colorado, e promette di essere uno dei musei sportivi migliori al mondo.

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(photo by Jason O’Rear and Nic Lehoux / Diller Scofidio + Renfro)
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(photo by Jason O’Rear and Nic Lehoux / Diller Scofidio + Renfro)

L’obiettivo del museo è celebrare in modo iconico la storia dei Giochi e le gesta degli atleti degli Stati Uniti, e per farlo si propone come un luogo completamente inclusivo e rivolto a ogni necessità dei visitatori, oltre a essere un oggetto architettonico affascinante, con importanti dettagli che richiamano la storia del Novecento.

Quattro volumi poligonali a petalo si connettono fra loro, intersecandosi, uniti da una rampa che rappresenta l’elemento architettonico principale del percorso museale. Con un’evidente ispirazione derivante dal progetto di Frank Lloyd Wright per il Guggenheim Museum di New York (1943), la rampa è larga 1,8 metri ed è pensata per accogliere due persone affiancate, anche nel caso di visitatori in carrozzina.

La rampa collega fra loro gli spazi del museo, che va visitato dall’alto verso il basso: all’accesso, infatti, le persone vengono condotte all’ultimo piano dell’edificio e cominciano un percorso a scendere, attraverso le aree espositive che raccontano la storia dei Giochi e i trionfi dei team e degli atleti americani.

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(photo by Jason O’Rear and Nic Lehoux / Diller Scofidio + Renfro)

Gli spazi interni sono ampi, aulici e luminosi, e si sviluppano su quasi 2mila metri quadrati di gallerie espositive. Esternamente, l’edificio è avvolto da 9mila pannelli di alluminio anodizzato che assumono colori e riflessi sempre diversi a seconda della luce solare, dando un effetto di ulteriore dinamicità all’edificio. L’intero processo di progettazione è stato condotto insieme al comitato Paralimpico e alle associazioni di persone con disabilità per poter realizzare spazi e percorsi al 100% adeguati al movimento e alla visita di qualunque visitatore, a prescindere dalle sue eventuali necessità. La pavimentazione è più liscia del normale, per permettere un facile scorrimento delle carrozzine e, nell’atrio principale, sono stati scelti mancorrenti in materiale trasparente e banco informazioni ribassato per garantire a tutti massima visibilità e accessibilità.

All’esterno dell’edificio del museo, si sviluppano un piccolo teatro, una sala conferenze e una caffetteria che termina in connessione a un terrapieno dai contorni poligonali, utile per eventi legati alle mostre o da organizzare in contemporanea del periodo dei Giochi Olimpici. Il Museo è stato realizzato in un’area adiacente al tracciato ferroviario di Colorado Springs, ed è collegato al parco tematico America Beautiful Fantasy Park tramite una passerella pedonale sospesa che agisce allo stesso tempo sia da arco che da capriata, altro esercizio progettuale e tecnico di valore eccezionale.

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(photo by Jason O’Rear and Nic Lehoux / Diller Scofidio + Renfro)
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(photo by Jason O’Rear and Nic Lehoux / Diller Scofidio + Renfro)
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(photo by Jason O’Rear and Nic Lehoux / Diller Scofidio + Renfro)
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(photo by Jason O’Rear and Nic Lehoux / Diller Scofidio + Renfro)

Diller Scofidio + Renfro è lo studio fondato a New York nel 1979 da Elizabeth Diller e Ricardo Scofidio, a cui si è aggiunto Charles Renfro come partner associato nel 2004. La società non è nuova alla progettazione di musei contemporanei, con il Broad Museum di Los Angeles e il The Shed di New York nel proprio portfolio, ed è stata capace di realizzare lavori completamente fuori dal comune, come l’architettura eterea del Blur Building (2002) o il virtuoso intervento dell’High Line, a New York (2009), un parco lineare realizzato nel recupero di un tratto della ferrovia sopraelevate sulla West Side Line.

Cover image e tutte le foto: by Jason O’Rear and Nic Lehoux / Diller Scofidio + Renfro

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Fondatore e direttore di Archistadia. Sono un autore e critico di architettura sportiva e mi occupo di divulgazione sul tema da oltre dieci anni. Laurea in Architettura e Restauro, cresciuto con la cultura Britpop anni Novanta, sono quello che in vacanza vi chiederà di andare a vedere lo stadio.

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