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Ibrox, dove moderno e classico si incontrano

Breve storia del fondamentale ampliamento della tribuna Bill Struth Main Stand.

L’ampia vetrata a semicerchio lascia filtrare i raggi del sole, al tramonto. Rimane imponente, sullo sfondo di uno dei tanti scatti fotografici durante una partita giocata ad Ibrox, lo stadio dei Rangers di Glasgow. È un elemento comune nell’immagine dell’impianto scozzese, con la sua gemella a incastonare la tribuna in un ideale riquadro, come due alte colonne farebbero ai lati di un portale aulico. E non è raro che talvolta, mentre l’azione prosegue sul prato, si intravedano sagome di persone muoversi in controluce dietro quei vetri, su e giù per le rampe di scale interne.

Stiamo parlando dei due blocchi laterali che rappresentano parte dell’ampliamento della Bill Struth Main Stand, la tribuna più importante dello stadio di Glasgow, quasi raddoppiata nel corso degli anni Novanta.

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(Photo by Mark Runnacles/Getty Images via OneFootball)

La volontà di ampliare la Main Stand, che verrà poi intitolata a Bill Struth¹ nel 2006, nasce all’inizio degli anni ’90 grazie all’immaginazione di Sir David Murray, che subentra nella proprietà del club nel 1988.

Il percorso di trasformazione di Ibrox in stadio moderno (e poi modello-guida per il resto del Regno Unito) andava già avanti dalla fine degli anni ’70 quando, dopo la tragedia del 1971 che era costata la morte di 66 persone, la dirigenza si era decisa a ristrutturare l’impianto e fare un salto in avanti rispetto alla pianta ovale originale, prendendo spunto dall’esempio del Westfalenstadion di Dortmund.

All’inizio dei Novanta, Murray incarica l’architetto Gareth Hutchison di trovare una soluzione per riuscire ad aggiungere un terzo anello alla Main Stand, volendo allo stesso tempo tenere aperta al pubblico la tribuna durante la stagione sportiva, e soprattutto senza toccare la facciata esterna, che era ed è edificio vincolato a livello storico-architettonico dall’English Heritage, oltre a rappresentare una delle architetture più belle del primo Novecento, opera di Archibald Leitch (1929).

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(Photo by ANDY BUCHANAN/AFP/Getty Images via OneFootball)

Il risultato del progetto di Hutchison, che viene denominato “Club Deck”, si risolve in quello che diventa a tutti gli effetti l’aggiunta del terzo piano della tribuna: costato 20 milioni di sterline, il nuovo “anello” si issa su quattro grandi pilastri interni alla gradinata ed è coperto da una struttura a sbalzo sormontata da un’enorme trave reticolare longitudinale, che ne garantisce la stabilità.

L’ampliamento portò con sé la necessità di creare nuovi spazi di movimento per l’afflusso e il deflusso degli spettatori: erano stati aggiunti 7.300 posti sulla capienza totale e servivano percorsi e rampe di scale adeguate verso il terzo anello.

Hutchison scelse di lavorare ai lati della tribuna, aggiungendo due nuovi corpi verticali gemelli addossati all’edificio originale. Le due porzioni furono realizzate con un approccio estetico molto virtuoso: l’uso dei mattoni rossi replicava quello della storica facciata della tribuna, ed era quindi in continuità stilistica per lo spettatore, e da qui venivano riprese anche le linee e le cornici marcapiano che, nei nuovi corpi laterali, proseguivano a semicerchio e incasellavano le finestrature a tutt’altezza, simili a enormi bow window.

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La facciata esterna di Ibrox, a Glasgow (Photo by Ian MacNicol/Getty Images via OneFootball)

Il progetto Club Deck riuscì a rappresentare un’evoluzione per l’architettura complessiva di Ibrox, che già si era trasformato nei decenni precedenti. Rivisto oggi, è un intervento che è stato in grado di realizzare un ampliamento utile e funzionale all’impianto ma rimanendo nei limiti del rispetto della struttura esistente, e aggiungendo un tratto nuovo e iconico che porta avanti la tradizione estetica dello stadio.

Puoi trovare Ibrox nello speciale articolo dove ho selezionato le 5 facciate di stadi che raccontano l’architettura del Novecento, qui.

¹ Bill Struth è stato il secondo manager nella storia dei Rangers, ha allenato il club dal 1920 al 1954 vincendo 30 trofei (tra cui 18 volte il campionato scozzese) ed è fra gli allenatori più titolati di tutto il calcio britannico

Cover image: Uno scorcio verso la porzione vetrata di Ibrox (Photo by Mark Runnacles/Getty Images via OneFootball)

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