Cosa sta succedendo con le città ospitanti per Euro 2020?

Tre città potrebbero rinunciare a causa delle misure locali anti-Covid.

Il percorso verso Euro 2020 (che, intanto, è diventato Euro 2021) continua a essere complicato e ricco di situazioni ancora “in forse”. Dopo aver posticipato il torneo di un anno, causa pandemia, l’intenzione della UEFA è di disputarlo in estate a tutti i costi, ma nelle ultime settimane sono emersi alcuni dubbi circa la possibilità di alcune città di confermare la propria presenza.

Quella che in origine sarebbe dovuta essere la festa globale del calcio europeo, con un format itinerante unico nel suo genere, deciso in occasione del 60esimo anniversario dalla prima edizione del 1960, ha prima perso i connotati celebrativi (andando lunghi sui sessant’anni da festeggiare) e poi quelli sociali, visto che la pandemia ha di fatto azzerato le possibilità di trasformare l’Europa del calcio in un unico fan-village per un mese.

Nonostante l’esperienza dei campionati e delle coppe giocate a porte chiuse, che nel mentre ha permesso al calcio professionistico di andare avanti anche in una fase di crisi di proporzioni enormi, la Uefa ha comunque dichiarato che nell’estate 2021 gli Europei si giocheranno con il pubblico sugli spalti, e non sembra volersi smuovere da questa possibilità.

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Il trofeo degli Europei di calcio e il logo di EURO 2020.
Conferme o rinunce entro aprile per le città di Euro 2020

Pochi giorni fa, un timido tentativo da parte del Primo ministro britannico, Boris Johnson, proponeva l’annullamento del format itinerante e il trasferimento di tutte le partite del torneo nel Regno Unito (che già è parzialmente coinvolto con Londra/Wembley e Glasgow, a cui va aggiunta Dublino, per vicinanza geografica). Quest’idea era nata in virtù dell’ottimo slancio della campagna vaccinale avviata in Gran Bretagna, che avrebbe permesso di portare Euro 2020 negli stadi d’oltremanica, in estate, senza grossi problemi di accesso del pubblico (oltre al fatto che, anche ammettendo affluenze ridotte, il senso stesso di festa e di eccezionalità del format itinerante originale si è già completamente perso).

La Uefa ha però rispedito al mittente la proposta di Boris Johnson, restando ferma sul punto di disputare gli Europei fra le 12 città scelte quattro anni fa. Ma, a prescindere dalle intenzioni, è rimasta una realtà con la quale confrontarsi, e che parla di situazione pandemica ancora molto fluida a seconda delle diverse Nazioni, e campagne vaccinali che non sono omogenee sul territorio continentale.

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Il massimo organo di governo del calcio europeo ha già avuto un dialogo preliminare con le 12 Federazioni ospitanti, nel quale ha confermato la volontà di arrivare a un’affluenza media del 50% sull’intero torneo. Ma le restrizioni attuali – diverse per ogni Paese – e la prospettiva della loro evoluzione, mettono in dubbio la stessa conferma di partecipazioni di alcune delle città coinvolte.

In particolare, Bilbao, Dublino e Glasgow sembrano a forte rischio presenza, perché i rispettivi Governi in questo momento non possono garantire un’apertura degli stadi al pubblico in estate, anche se contingentata. Per esempio, in Irlanda, l’Aviva Stadium di Dublino dovrebbe ospitare tre partite della fase a gironi di Euro 2020 e un ottavo di finale, e la previsione dell’Uefa sarebbe di aprirlo al 25% (sul totale dei 51.700 posti di capienza). Ma tutto è ancora molto in bilico, se è vero fra l’altro che lo stesso torneo di rugby del 6 Nazioni – che coinvolge fra le altre la città di Edimburgo, in Scozia (complementare alla situazione di Glasgow) e proprio Dublino – si sta disputando a porte chiuse senza nessuna prospettiva di aprire al pubblico nemmeno entro fine torneo.

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(Photo by David Ramos/Getty Images)

Se nel Regno Unito, e quindi Scozia, quindi Glasgow, le restrizioni stanno iniziando a essere allentate, l’Irlanda è ancora sotto un Livello Cinque che equivale a un lockdown quasi completo, e lo sarà fino al 5 aprile. La riapertura degli stadi al pubblico è prevista con restrizioni a Livello Uno, il che sottolinea quanto sia ancora lungo il percorso da affrontare.

La Uefa ha dato un margine di tempo di un mese alle varie Federazioni, e attende una risposta definitiva alle sue richieste entro il prossimo 7 aprile. In base a ciò che verrà comunicato, verranno confermate le 12 città ospitanti di Euro 2020, o si assisterà all’esclusione di alcune di loro, con conseguente ricalendarizzazione delle partite.

Aggiornamento del 31 marzo: dopo la riunione in videoconferenza di mercoledì 31 marzo, la UEFA ha deciso di togliere il limite minimo di affluenza del 30% che aveva imposto come requisito principale alle varie città ospitanti. La possibilità di far entrare il pubblico allo stadio durante le partite di Euro 2020 sarà quindi valutato dai governi locali in misure e numeri variabili (senza parametri minimi prestabiliti), a seconda delle diverse necessità locali.

Cover image: Una vista panoramica esterna dell’AVIVA Stadium di Dublino (photo by Aviva Stadium)

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