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Cori razzisti e intemperanze: cosa possono fare gli steward?

Analizziamo la situazione italiana nell’intervista con Ferruccio Taroni.

La questione della sicurezza negli stadi continua a essere d’attualità e, negli ultimi tempi, si è spostata (è tornata) su episodi di intemperanze dei singoli tifosi. Gesti beceri e cori razzisti hanno ripreso la ribalta, mettendo da parte le vere e proprie scene di violenza di gruppo che hanno abbandonato di fatto le curve da molti anni.

Gli episodi di palese xenofobia nei confronti di calciatori avversari stanno, però, diventando un aspetto di difficile gestione, in particolare negli stadi italiani, dove il sistema di controllo è affidato a steward (in prima battuta) e forze dell’ordine (in seconda) ancora poco supportati da strumenti tecnologici di sorveglianza.

Il paragone con l’estero, e in particolare con l’interventismo degli stadi inglesi, è all’ordine del giorno. Ma cosa può davvero fare lo steward italiano quando si verificano episodi di questo tipo? Ne abbiamo parlato con Ferruccio Taroni, presidente A.N.De.S., l’Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza negli impianti sportivi (figura centrale di raccordo e fra club e FdO, e gestione della sicurezza stessa durante l’evento sportivo) che si occupa anche di promuovere un costante miglioramento nella formazione degli steward e nella loro operatività.

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(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Dott. Taroni, quanto potere ha uno steward oggi, in Italia, rispetto al verificarsi di una qualche intemperanza sugli spalti?

Partiamo dal presupposto che lo steward italiano ha molti poteri. Spesso, però, non è questione di cosa non può fare, ma di cosa non “deve” fare o è meglio che non faccia.

Intervenire non è sempre facile, soprattutto all’interno delle curve, vero?

Esatto. Immaginiamo uno steward, con la sua casacchina, che deve intervenire in mezzo a un gruppo di tifoseria organizzata per fermare un lancio di oggetti o un coro, anche fatto da un singolo. È improbabile che possa riuscirci, soprattutto perché c’è da prevedere la reazione avversa dei compagni di tifo di chi è stato individuato.

Quindi, per esempio nel caso di cori razzisti (come successo anche in casi recenti), uno steward come si dovrebbe comportare?

La prassi ideale è che lo steward individui il responsabile, parlando di persona singola in questo caso, vada da lui, lo identifichi (chiedendogli i documenti), e successivamente lo porti fuori dall’impianto, consegnandolo alle forze dell’ordine nell’antistadio.

È una procedura un po’ macchinosa, è vero, e prevedere un raccordo fra steward e FdO molto reattivo ed efficace. Però lo steward ha il potere di intervenire, questo è importante ribadirlo. La questione è se in certi casi gli convenga o no, per così dire.

Cioé?

Pensiamo a un intervento nei confronti di uno spettatore più esagitato del normale. Questi potrebbe sempre rivalersi con una denuncia futura a carico dello steward, per qualcosa come un intervento illegittimo o troppo aggressivo. A quel punto come si fa a dimostrare, nella pratica, che effettivamente quel tifoso si era reso colpevole di qualcosa? Bisognerebbe risalire alle testimonianze dei vicini, o alle riprese delle telecamere a circuito chiuso. Tutto questo non è sempre realizzabile e, spesso, lo steward passa dalla parte del torto e, per lui e per la sua attività, subìre una denuncia diventa un’enorme penalizzazione futura.

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(Photo MLADEN ANTONOV/AFP/Getty Images)

I sistemi di controllo, quindi, sono un altro punto critico nel discorso sicurezza degli impianti sportivi.

Sì, moltissimo deve passare dai nuovi sistemi tecnologici. Gli steward sono addetti “privati” che agiscono per conto dei club, ma in condizioni ancora molto precarie. Devono essere affiancati da metodi molto più efficaci di controllo e sorveglianza, come i sistemi di ripresa video (si veda il sistema Panomera con riconoscimento facciale, installato per esempio all’Allianz Stadium di Torino, nda). E arrivo ad auspicare l’uso di sistemi di registrazione audio direzionali, che riescono a restringere il gruppetto di persone da cui arrivano, per esempio, cori razzisti.

Proprio su cori e gesti razzisti, il ritornello mediatico è sempre quello del confronto con l’interventismo della Premier League inglese: lì il singolo tifoso viene individuato, preso e arrestato seduta stante dallo steward, davanti a tutti. È davvero un confronto che ha senso?

No, per niente. Innanzitutto gli steward inglesi sono corpi di sorveglianza privata vera e propria, al servizio diretto dei club, e all’interno dei quali ci sono sempre componenti della polizia locale. Inoltre, la stessa legislazione del calcio inglese permette un intervento “di polizia” a tutti gli effetti che, da un lato è risolutore, ma dall’altro limita molte comuni libertà dei tifosi.

(per esempio è noto che, negli stadi inglesi, un tifoso in trasferta che prende posto in mezzo al pubblico di casa, non deve né indossare colori della propria squadra né esultare ai gol, pena l’immediato allontanamento dall’impianto da parte degli steward, nda)

Situazione imparagonabile rispetto alla nostra.

Esatto. Innanzitutto i nostri steward devono relazionarsi con le FdO nel caso di un intervento, come dicevamo prima. Possono individuare il tifoso e scortarlo fuori, ma sono anche penalizzati da un sistema che non li investe ancora di un’autorità riconosciuta agli occhi del tifoso. E poi c’è la questione della cultura sportiva stessa della nostra società.

Un punto molto delicato.

E probabilmente quello principale, alla base di tutto. Se vogliamo parlare di Inghilterra, non vedremo quasi nessun tifoso alzarsi in difesa dell’arrestato, anzi. E per quest’ultimo le ripercussioni a livello lavorativo e futuro sono enormi. Ma il senso civico dei popoli anglosassoni è estremamente elevato, sia nel rapporto con gli altri che verso la legge.

Da noi, invece, si rimane sempre in bilico fra la volontà di intervenire, da una parte, e il tacito assenso che lo stadio sia un luogo “dove ci si può anche sfogare”, dall’altra. È una questione di tradizione e modo di vivere il tifo e, anche a livello legislativo, si rimane ancora frenati in questo senso.

steward polizia stadio tottenham londra
(Photo DANIEL LEAL-OLIVAS/AFP/Getty Images)

Passi in avanti sono comunque stati fatti, rispetto agli stadi quasi “militarizzati” che ancora si vedevano nei primi anni 2000.

Certo, adesso c’è meno polizia dentro gli stadi italiani, e gli steward quindici-vent’anni fa erano impensabili. Ma sono tre i punti fondamentali sui quali ora bisogna insistere:

  • formazione e supporto agli steward: noi li dobbiamo formare sempre meglio, perché possano anche incentivare comportamenti positivi (l’esempio degli applausi che coprono fischi beceri è il più lampante, e anche gli steward possono contribuire), ma i club devono capire che si tratta di figure centrali per l’organizzazione dell’evento: sono una risorsa, e non solo degli addetti agli ingressi
  • cultura sportiva: migliorarla significa fare un passo avanti come Paese. Abbiamo accennato ai cori razzisti: tralasciando situazioni di gruppi politicizzati (v. il recente caso di Bulgaria-Inghilterra, nda), spesso si tratta di becere provocazioni fatte apposta come forma d’insulto, proprio perché lo stadio viene ancora visto culturalmente come spazio di libero sfogo. Qui anche i calciatori possono dare una grande mano: piuttosto che vedere un giocatore di colore che va dall’arbitro a lamentarsi, mi piacerebbe finalmente vedere compagni e avversari che se ne accorgono e prendono loro per primi una posizione in campo
  • tecnologia: investire sulla tecnologia è fondamentale. Capisco che per molti club non sia facile, vista anche la proprietà comunale degli stadi e gli interventi onerosi da realizzare. Ma i sistemi audio-video attuali sono sempre più importanti per una sorveglianza e una gestione della sicurezza ottimali ed efficaci.

Ferruccio Taroni è presidente e socio fondatore di A.N.De.S., ha svolto il ruolo di delegato alla sicurezza per diversi club professionistici italiani (attualmente Chievo Verona) e fornisce consulenza sul tema della sicurezza per l’organizzazione di eventi sportivi e non.

Oggi A.N.De.S. raccoglie a sé più di 130 delegati che svolgono il proprio lavoro coprendo le esigenze di oltre l’80% delle società sportive che militano nelle diverse leghe professionistiche in cui si articola il calcio italiano.

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