coppa davis italia croazia ingresso

Metti una sera fuori dai cancelli della Coppa Davis

Una storia di ordinaria follia organizzativa italiana.

Sì, sono fra quelli che sono stati in coda tutta la sera per entrare gratuitamente al Pala Alpitour per il doppio decisivo Italia-Croazia di Coppa Davis, perché ci era stato detto che si poteva.

Lunedì 29 novembre, Jannik Sinner ha appena vinto il secondo singolare dei quarti di finale contro Marin Cilic, riportando il match sull’1-1 e rendendo decisivo il doppio finale successivo. La serata di Torino è fredda, c’è aria di neve ma un cielo limpido, e la vittoria di Sinner ridà entusiasmo agli Azzurri per provare l’impresa e conquistare un posto alle Finals di Madrid. Personalmente, ero andato a seguire la prima giornata (Croazia-Australia) e, come molti altri, sto seguendo questa sfida in tv.

Appena terminata la partita di Sinner, l’inviato di Super Tennis TV annuncia con entusiasmo: «Ci hanno appena comunicato che per la gara di doppio, che inizierà fra poco, gli ingressi da Piazzale Grande Torino saranno aperti. Chi vuole potrà venire a seguire la partita gratuitamente e fare il tifo per l’Italia!».

Non ci penso due volte, ho il lusso di abitare a 5 minuti dal palazzetto, mi vesto ed esco. Vado a passo spedito verso il Pala Alpitour, una strada che conosco a memoria per la fedele abitudine di seguire il Torino allo stadio (adiacente al palazzetto), e quando sbuco sul piazzale vedo già una cinquantina di persone accalcate a un cancello d’ingresso. Ma il cancello è chiuso.

coppa davis italia croazia ingresso
(photo by Archistadia.it / tutti i diritti riservati)

Mentre mi avvicino, il primo set del doppio Fognini/Sinner vs Mektic/Pavic è appena iniziato e molte altre persone stanno accorrendo da vari punti del parco, nel buio e sotto le poche luci soffuse dell’illuminazione urbana del piazzale. Subito mi è chiara una cosa: non solo il cancello d’ingresso è chiuso, ma è evidente che gli steward (ordinatamente piazzati al di là dell’ingresso) non sanno assolutamente cosa sta succedendo.

I primi arrivati, appiccicati al cancello d’ingresso, chiedono più volte spiegazioni a qualche steward. Questi ultimi credo che fossero rimasti sbigottiti nel vedere una tale folla radunarsi alle 10 di sera, tutti insieme e senza un motivo logico. Qualcuno bisbiglia che forse è stata tutta una burla, “ma non è possibile, l’hanno detto in tv un momento fa!”.

Dopo qualche minuto arriva una prima spiegazione. Idealmente potrebbero farci entrare (il palazzetto non è nemmeno lontanamente vicino al limite di 60% di riempimento), ma tecnicamente non possono: il sistema automatico di registrazione nominativi e tracciamento (procedura Covid) è spento, perché siamo ampiamente fuori dalla finestra orario prevista per l’ingresso del pubblico – o almeno, questa è la spiegazione che ci arriva.

In campo il doppio di Coppa Davis prosegue e ha superato la metà del primo set, ma fuori dal palazzetto nessuno riesce a prendersi la responsabilità di dirci “non possiamo farvi entrare, tornate a casa” oppure “stiamo facendo il possibile per organizzarci, aspettate”. Silenzio totale, gli steward sono fermi in piedi e ci fissano dal di là delle cancellate. Le Forze dell’Ordine sembra siano andate quasi tutte via, e siano rimaste solo poche unità in vista del deflusso finale del pubblico.

Non c’è nessun altro, fa solo freddo e noi siamo lì perché ci è stato detto che potevamo entrare.

coppa davis italia croazia ingresso
(photo by Archistadia.it / tutti i diritti riservati)

Mentre il primo set volge al termine (lo stiamo seguendo grazie a qualche diretta streaming condivisa sui cellulari), inizia un viavai di steward e addetti alla sicurezza (o comunque, persone con un badge al collo) alternati da conciliaboli vari. Allo scoccare dell’ora, e terminato il primo set in campo, ci viene detto che sì, possono farci entrare: uno alla volta, ci verranno controllati Green Pass e documento e un responsabile compilerà un registro con i nostri dati (nome, cognome, num di telefono). Ci verrà consegnato anche un biglietto vuoto (di quelli invenduti) con scritto a penna nome/cognome sopra.

In pratica, entriamo in modalità analogica. Piuttosto semplice e ragionevole, ma ci è voluta un’ora per organizzarsi (ma scusate, quell’idea di farci entrare gratis era stata comunicata anche ai responsabili della sicurezza o solo al cronista di Super Tennis?).

Mentre la procedura prende il via con i primi della fila, sembra chiaro che se il doppio croato terrà fede al suo status di n1 del mondo, almeno la metà di noi rimarrà fuori (e infatti…).

Personalmente, mi sono messo il cuore in pace. Non sono tra i primi, sicuramente non entrerò, ma di certo non torno a casa per vedere gli ultimi due game. Rimango e penso di godermi quest’esperienza surreale fino in fondo – in 30 anni in giro per gli stadi una cosa così non mi era mai capitata, è proprio vero che c’è sempre una prima volta.

I controlli proseguono… al ritmo a cui devono proseguire. Provate a immaginare due steward seduti a un banchetto appena al di là di un cancello d’ingresso. Una persona varca la soglia, gli mostra il documento e gli dice a voce i propri dati. Un inserviente compila il registro mentre l’altro riporta il nome sul biglietto. Check successivo al Green Pass e poi controllo di perquisizione con metal-detector e verifica di tasche e cappuccio. Fate il conto di un minuto per persona, in un’ora ci sono 60 minuti e noi fuori siamo forse arrivati a 150 persone nel momento più affollato.

Sullo sfondo una schiera di una dozzina di Forze dell’Ordine in assetto anti-sommossa, e io ogni tanto cerco di ricordare a me stesso che no, non sto aspettando di entrare a un derby Toro-Juve al Delle Alpi negli anni ’90…

coppa davis italia croazia ingresso
(photo by Archistadia.it / tutti i diritti riservati)

Il tutto procede con lineare frenesia (la frenesia di chi entra, che è lì ad aspettare da due ore, e la frenesia degli steward che vogliono togliersi questo problema dalle mani il più in fretta possibile). Quando la Croazia brekka l’Italia nel secondo set è evidente come finirà. I ragazzi vengono fatti entrare ancora, mentre il punteggio è ormai 5-3. Fra l’altro, durante una partita di tennis si può salire in gradinata solo ai cambi di campo (ogni due game), quindi anche chi sta entrando – anche fosse all’ultimo – vedrà comunque meno di quel che potrebbe.

Croazia al servizio, in vantaggio 5-4 e un set. Sinner trova un bel colpo a rete, 15-30, forse c’è speranza, intanto gli steward continuano a far entrare le persone (sta a vedere che non sanno come sta andando la partita dentro). Sullo streaming di un telefono vediamo l’ace esterno di Pavic, Metkic alza le braccia esultante. La Croazia ha vinto e andrà a Madrid per le Finals di Coppa Davis.

Sono le 23:43, la Croazia ha vinto e un ragazzo viene ancora fatto entrare. La partita è appena finita e un ragazzo viene fatto passare per la registrazione dati e check in. Chiamiamo gli steward da fuori e gli diciamo che la partita è finita, che non serve andare avanti con quella scenetta. Quel ragazzo viene fatto entrare lo stesso, su ordine di un altro steward, che pretende anche la registrazione dei suoi dati. Il ragazzo supera controlli e perquisizione, si ferma due metri più avanti, si guarda intorno e mestamente si unisce alla folla che sta già abbandonando il palazzetto.

Arrivati a questo punto, so qualcuno di voi cosa starà pensando: “Eh vi facevano entrare gratis, che pretendevate?”. Sì, ok, quasi. Ma no. Certo, eravamo tutti lì per vedere una partita di Coppa Davis senza pagare, ma eravamo lì perché ci era stato comunicato ufficialmente che potevamo. Una bella idea, lo ammetto, ma forse bisognava farlo sapere anche al gruppo steward e ai responsabili della sicurezza. Magari la prossima volta a qualcuno verrà in mente che non era come invitare all’ultimo un amico a casa per cena (e pure in quel caso…).

© Riproduzione Riservata
Total
7
Shares
Potrebbero interessarti
Total
7
Share