Come cambia l’Australian Open 2021 in tempo di Covid

Un massimo di 30mila spettatori al giorno e Melbourne Park diviso in tre zone di accesso.

L’edizione 2021 degli Australian Open, in programma da lunedì 8 a domenica 21 febbraio, proverà a essere il primo vero slancio verso la speranza di un ritorno alla normalità per lo sport mondiale. Con l’ingresso del pubblico, in un massimo di 30mila persone al giorno all’interno della struttura di Melbourne Park, sarà l’evento sportivo con più pubblico che il mondo abbia potuto vedere negli ultimi 12 mesi, con tutte le difficoltà organizzative che questo comporta.

Ci aveva provato, timidamente, il Roland Garros posticipato all’autunno 2020, con il libero accesso per non più di 1.000 tifosi. Troppo poco, però, in un contesto anche meteorologicamente sfavorevole (pioggia e freddo, rispetto al tradizionale caldo del mese di Maggio), per una riuscita del torneo buona solo a fini statistici e storici. Cosa che l’Open australiano vuole invece evitare, proponendosi di fare invece da apripista verso il rilancio dello sport nonostante la pandemia, e gettando le basi per una riapertura vera e propria al pubblico.

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Una panoramica interna della Rod Laver Arena durante una sessione di allenamento di Novak Djokovic, alla vigilia degli Australian Open 2021 (Photo by Darrian Traynor/Getty Images)

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Martin Pakula, ministro dello sport dello Stato di Victoria (dove si trova la città di Melbourne), ha definito l’edizione 2021 degli Australian Open «non come gli anni precedenti, ma avremo più pubblico di qualunque altro torneo sportivo recente, e sarà più o meno la metà dell’affluenza totale delle scorse edizioni». E in effetti, con un totale previsto di circa 390mila tifosi accorsi nelle due settimane di torneo, se non ci saranno intoppi improvvisi si potrà parlare di un evento quasi normale.

La quasi normalità degli Australian Open 2021

L’idea del comitato organizzatore, con in testa Craig Tiley, numero 1 di Tennis Australia, parte dal presupposto di poter suddividere le 30mila persone al giorno in due parti, la metà per la sessione di partite diurna e l’altra metà per la sessione serale. In questo modo, si alleggerirà ulteriormente il volume di tifosi in giro per Melbourne Park, aiutati dalla suddivisione del complesso sportivo in tre macro-zone interne, per facilitare eventuali operazioni di tracciamento in caso di positività.

Le tre zone sono individuate come aree che si sviluppano attorno ai tre principali stadi: Rod Laver Arena Zone, Margaret Court Arena Zone e John Cain Arena Zone (John Cain Arena è semplicemente la nuova denominazione della Melbourne Arena). Gli spettatori non potranno spostarsi da una zona all’altra all’interno di Melbourne Park e, ovviamente, i percorsi dei giocatori saranno assolutamente isolati e separati dagli spazi pubblici dove si muoveranno le persone – dimentichiamoci, quindi, almeno per il momento, le ormai consuete scene dei tennisti che si fanno largo tra la folla per raggiungere i campi d’allenamento o di gara.

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I pod dedicati al consumo di cibo e bevande per i tifosi, all’interno di Melbourne Park (photo by Herald Sun)

La quota massima di 30mila persone al giorno sarà in vigore per i primi 8 giorni di torneo. Il limite scenderà a 25mila persone dai quarti di finale in poi ma, a quel punto, le partite si giocheranno soltanto sulla Rod Laver Arena, che potrà quindi ospitare 12.500 tifosi in sessione diurna, e altrettanti in serale, su una capienza massima dello stadio di 15mila posti: di fatto, ad assistere a quarti, semifinale e finale ci sarà l’83% di pubblico possibile, un risultato eccezionale considerando la situazione che stiamo vivendo.

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All’esterno degli impianti, le fan-zone e gli spazi di ristoro annessi a chioschi e ristoranti saranno organizzati in modo da evitare il più possibile gli assembramenti, e per l’occasione sono stati realizzati dei “pod” appositi per il consumo di cibo e bevande all’aperto: delle piccole casette in legno, aperte sui lati, con tavolino e panche integrate per un massimo di 4 persone, che permetteranno la separazione fra i gruppi di persone lasciando comunque libertà di consumazione.

Come si sono preparati giocatori e staff?

Tutte queste scelte sono state rese possibili dalla piega positiva che ha preso lo scenario pandemico in Australia nelle ultime settimane, anche se i residenti in altri Stati del Paese devono ancora compilare un modulo di auto-certificazione per accedere allo Stato di Victoria e quindi alla città di Melbourne (non ci sono comunque particolari restrizioni di spostamento fra uno Stato e l’altro, in Australia, al momento).

72 giocatori che prendono parte al primo Slam dell’anno, hanno dovuto rispettare un periodo di quarantena e auto-isolamento in albergo, appena arrivati in Australia (a causa di un episodio di contagio su uno dei voli in arrivo a Melbourne), e non sono mancate le polemiche, soprattutto dopo che Novak Djokovic aveva in parte criticato il rigido regime di restrizioni imposto, che di fatto ha impedito a molti tennisti di rimanere confinati nella propria stanza d’albergo per due settimane. Dall’altro lato, c’è chi l’ha presa con ironia, come la tennista inglese Heather Watson che ha atteso la mezzanotte del 15esimo giorno di isolamento, ed è corsa a svolgere una sessione di allenamento sul campo della Rod Laver Arena alle ore 00:54 di notte.

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Frances Tiafoe arriva a Melbourne Park, in vista degli Australian Open 2021 (Photo by Asanka Ratnayake/Getty Images)

In totale, circa 1.000 persone fra giocatori, arbitri e staff del torneo sono rimasti in quarantena preventiva, per garantire la sicurezza di un Australian Open Covid-free, e i tennisti hanno tutti completato le due settimane di isolamento con circa 9-10 giorni di anticipo sull’inizio del torneo, garantendosi ampio margine per riprendere gli allenamenti in vista dell’inizio delle gare. Tennis Australia ha peraltro confermato che la priorità per l’utilizzo dei campi pratica è stata data proprio a quei 72 giocatori che avevano osservato la “quarantena dura”, non potendo nemmeno uscire per allenarsi da soli in spazi circoscritti.

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Inoltre, nella giornata di mercoledì 3 febbraio era arrivata la notizia di un dipendente del Grand Hyatt Hotel, uno dei tre alberghi di Melbourne che stanno ospitando tennisti e staff, risultato positivo al Covid-19. Le procedure di tracciamento sono scattate immediatamente, con il dipendente dell’hotel che aveva svolto l’ultimo turno il 29 gennaio (con relativo tampone, ma ancora negativo) e aveva poi sviluppato i sintomi solo successivamente, risultando positivo il 2 febbraio. I tennisti sono stati considerati “casual contacts” (contatti indiretti) e hanno dovuto rimanere in isolamento solo per un paio di giorni, fino all’esito negativo di un tampone di conferma, a meno di aver transitato nei luoghi in cui aveva lavorato il dipendente, minuziosamente elencati in un comunicato ufficiale.

La principale conseguenza è stata lo stop temporaneo a tutte le gare in programma giovedì 4 febbraio per i sei tornei di preparazione all’Australian Open, attualmente in svolgimento a Melbourne Park (due ATP 250, tre WTA 500 e l’ATP Cup), e la posticipazione della cerimonia di sorteggio del tabellone principale dello Slam, effettuata poi venerdì 5 febbraio.

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